MOTUS CHRISTI GENOVA 29-31 MAGGIO 2026

Come sarebbe la tua vita se lasciassi che quel dialogo con Dio ti cambiasse davvero?

Quando Cristo ti incontra, ti dà fiducia. È come se ti dicesse: Non mi interessano i tuoi successi, ma te. Tu sei il mio amico, per questo mi fido, per questo conto su di te.

“Ero lì che preparavo le sorprese da far trovare ai ragazzi al loro arrivo. Quel missionario mi ha guardato e mi ha detto “Tu sei un miracolo, tutto questo è un miracolo”. È incredibile: io, che da tempo chiedo a Dio un miracolo, sono vista come un miracolo

Una mamma, capitata quasi per caso al Motus Christi che si è svolto nel Seminario Arcivescovile di Genova, tra il 29 e il 31 maggio testimonia con le lacrime il sentirsi guardata da Dio nel gesto semplice di preparare un segno di accoglienza per tanti giovani che sarebbero arrivati di lì a poco da tutto il Nord Italia. Nel suo donarsi, ha incontrato lo sguardo di Dio.

Portare alla luce quello che portiamo dentro

Facciamo cose insieme ma non in modo omologante; qui riusciamo ad essere noi stessi, dove le ferite che ci portiamo dentro ci condizionano, è vero, ma non ci determinano.

“Ho scoperto che anche io mi posso sentire libero. Quando ci omologhiamo, ci mettiamo al centro per essere accettati. Oggi, nell’Eucaristia eravamo noi la comunione potente”

Per una ragazza, questo Motus è stato il primo vero momento di reale avvicinamento a Dio e lo ha incontrato quando è riuscita ad essere sé stessa e a non sentirsi mai sbagliata. “Alla serata artistica ero ansiosa e sapevo che avrei sbagliato, ma mi fidavo del fatto che voi mi avreste trattato con cura. Questo è un segno che dovevo essere qui. Cercavo una famiglia e l’ho trovata”.

Riusciamo ad essere autentici, puri, quando dall’altra parte c’è un abbraccio che ci accoglie così come siamo. L’abbraccio di Dio passa attraverso lo sguardo di persone che sono stati prima di tutto amati nei loro punti più scomodi e lì hanno ricevuto la forza di fare altrettanto con chi hanno accanto.

“Mi ha colpito tanto il senso di famiglia, ma non il solito “senso” che si può sentire in tanti posti quando si vive una convivenza bella e serena, no, questo senso di famiglia aveva un sapore diverso: era il sentimento di sentirsi guardati da Dio”.

Amare è volere il compimento del destino dell’altro, così come il Padre lo sogna.

L’amicizia che si crea in Dio nasce dal dono reciproco di ciò che ci abita nell’intimo, il dialogo con un Padre che ci ama senza condizioni, e culmina nel volere il compimento del destino dell’altro così come il Padre lo sogna. “Nella serata artistica, ognuno voleva il meglio dell’altro; tutta la mia gioia era che l’altro fosse più bello di ciò che già è”.

Ho percepito che non c’è giudizio né aspettativa, ma un amore grande e profondo. Mi porto la parte di sé che ciascuno di voi ha donato: è stato davvero speciale