“Anch’io voglio essere santo”: Motus Christi Internazionale a Salamanca

A che punto della mia vita sto? Com’è la mia relazione con Dio? Vivere la santità in comune?, furono queste le domande importanti che approfondirono giovani di diverse parti del mondo nei giorni dal 4 al 7 agosto, a Salamanca, in Spagna. Si tratta di un Motus Christi internazionale che riuniva giovani provenienti dalla Germania, dalla Bolivia, dal Brasile, dal Camerun, dal Cile, dalla Colombia, dall’Equador, dalla Spagna, dagli Stati Uniti, dall’India, dall’Italia, dal Messico, dal Perù e dalla Polonia, molti dei quali già si conoscevano perché avevano appena partecipato alla sessione plenaria del Parlamento Universale della Gioventù (PUG), realizzato giorni prima, sempre a Salamanca. Il Motus fu presieduto da entrambi i Segretari Generali delle Missionarie e dei Missionari Identes, ossia da María Fernanda Lacilla e Gabriel Córdoba, e si tenne nella casa per ritiri dei Padri Restauratori Dehoniani.

Già dalla domenica si percepivano un ambiente familiare de una calda accoglienza. Il programma giornaliero favorì la convivenza con intensità e, al tempo stesso, pace. La giornata iniziava con l’osculo, il nostro bacio a Cristo, e la recita del trisagio, preghiera a Maria che recitano i Missionari Identes. Dopo la colazione, conferenza, mezz’ora di preghiera davanti a Cristo, break, comunità per singole nazioni, pranzo e riposo. Nel pomeriggio si realizzavano le stesse attività e si chiudeva con la Celebrazione Eucaristica, officiata in spagnolo o in inglese, e cena. Nella notte c’era un momento intimo di testimonianze dei missionari Identes, la recita del trisagio e l’osculo.

Fin dalla prima conferenza della domenica, data da Eleanna Guglielmi, si posero, in maniera forte, domande che interpellarono i partecipanti: dove sono? cosa mi spinge a prendere decisioni? cerco vita negli altri?. Si puntualizzò il tema degli attaccamenti e la necessità di avere un vero amore verso Cristo, cosa che fu presa seriamente dai giovani che poi la condivisero nelle comunità. In nottata aprirono le porte del loro cuore i missionari Grecia del Perú, ed Emanuele del Camerún, che, in maniera molto diversa, mostrarono la bellezza della vocazione di un giovane che vuole amare ogni giorno di più Cristo, ed il cambiamento interiore del desiderio di voler essere ‘il miglior matematico del mondo, a dare la propria vita a Cristo.

Il lunedì ebbe lugo la seconda conferenza data da María Isabel Chacón, che trattó dell’orazione continua. Questa“implica tutto il mio essere”; “molte volte vogliamo tutto senza rinunciare a nulla, ma invece dobbiamo imparare a farci fare da Dio”. Nel pomeriggio ci fu la conferenza di María Fernanda Lacilla su “Dio è Amore e abbiamo creduto in Lui”, spiegando che “ci conosciamo nella misura in cui andiamo conoscendo Dio”, per cui “dobbiamo imparare a scoprire il tocco che imprime in noi Dio , Padre, Figlio e Spirito Santo”. Parlò anche della purezza di cuore che significa non trattenere nulla per se stesso. Quel giorno ,in serata ebbe luogo una liturgia penitenziale che facilitò la confessione dei giovani: fu uno spazio di vero incontro e di riconciliazione con le Persone Divine, e si concluse con l’impegno di pregare per la vita gli uni degli altri.

Poi, mentre continuavano le confessioni, si espose il lavoro delle missioni identes in Tailandia, Camerun e New York, spiegate dai missionari che vivono in quei luoghi. In tarda serata diedero la loro testimonianza, Akemi della Bolivia, e Jean del Camerun, che fecero “ridere e piangere”, con le loro esperienze di amore a Cristo ed alla sua Chiesa, non lasciando il Papa da solo “con addosso il peso della Chiesa” , e della loro donazione in mezzo alle complesse situazioni che si danno nel mondo giovanile.

Il martedì già si coglieva una crescita nell’ambiente comunitario per l’affetto che si condivideva a tavola e nei momenti liberi, dove i giovani esprimevano che “ eravamo tutti come una grande famiglia, parlando la stessa lingua e condividendo la ricchezza della fede”. In mattinata il nostro fratello Vicente Romero tenne una conferenza su “Vivere la santità in comune”, che “ci richiede una totale donazione”, “in una comunità presieduta da Cristo trasformiamo gli altri, e gli altri ci trasformano, con una piena apertura al mondo” . In serata Gabriel Córdoba parlò della chiamata alla santità che implica l’annuncio del Vangelo, riferendosi alla libertà che porta con sé l’unione con Cristo. “Sie uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui, e prenderemo dimora presso di lui” , Gv 14,23; “dobbiamo essere appassionati per il Signore, che ci insegna, attraverso Marta e Maria, che la prima cosa è l’ascolto e poi viene l’azione”.

In questa giornata si fece una veglia duranta la quale si proiettò il documentario “Siate Santi”, sul carisma idente, ricevuto con molto interesse dai giovani, che furono colpiti dalla forza e dalla figura del fondatore Fernando Rielo, e che fecero varie domande, di ogni genere, sulla sua vita e sulla sua opera. Prima di andare a riposare diedero la loro testimonianza Michele del Camerun, e Teodoro dell’ Ecquador, manifestando che “il Padre colma le aspettative e rompe le barriere che noi mettiamo per non ascoltarlo… con vero amore e consolazione nella vita comunitaria”. Come apice di questa giornata condivisero le loro impressioni i giovani che dovevano partire prima, i quali unirono gli strumenti ricevuti nel PUG con quelli del Motus, e dove commosse specialmente la testimonianza di Eder, il partecipante più giovane, di 17 anni, e membro del popolo indigeno otavalo. Con vera unzione ed emozione dichiarò “ anch’io voglio essere santo”.

E come se si fosse vissuto molto e poco allo stesso tempo, giunse il mercoledì, ultimo giorno dell’incontro. In mattinata, dopo la recita del trisagio a San Giuseppe e la colazione, si condivise il “tocco carismatico” di ogni giovane, che espressero con semplicità ed apertura, la ricchezza delle grazie ricevute nel lor cuore. Sottolinearono, soprattutto, un’immensa gratitudine per l’incontro con l’amore infinito e misericorsioso di Dio, il dono ed il miracolo di essersi sentitit tutti uno in Cristo, pur essendo tanto diversi; parlarono delle barriere che si erano rotte in loro e del senso di appartenenza ad una grande famiglia di fratelli, considerando come un grande tesoro il carisma Idente. Molti hanno sentito agitarsi le acque nel loro intimo e hanno deciso di volercompiere passi definitivi nelle loro vite. Terminarono Gabriel e María Fernanda che manifestarono che “ si era notato il passaggio dello Spirito Santo con lacrime che purificaroino il nostro cuore” e che “ il Vangelo agisce in noi, Cristo vuole stare sempre in noi, in comunità:::”. Dopo la Messa di chiusura, che fu una vera Messa di invio, si offrì il Vangelo ad ogni giovane (prima era stato dato loro il trisagio), affinche lo incarnassero fedelmente nelle loro vite e lo portassreo in tutti gli angoli del mondo. Ringraziamo nostro Padre Celeste per questi giorni di vero Cielo dove abbiamo potuto contare sulla preghiera di migliaia di persone in tutto il mondo, con le quali continueremo ad impetrare frutti di santità nei giovani che parteciparono e aiuti per la loro missione nei luoghi che la Provvidenza prepari loro.

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