La grazia in rete: Motus Christi per giovani

“La domanda delle domande: Come conciliare il dolore e la sofferenza con Dio?”. Così iniziava il nostro moderatore, il missionario Daniel Cardenas, originario dell’Ecuador, nel presentare il tema centrale del Motus Christi, incontro spirituale presieduto dal presidente dei Missionari Identes, Padre Jesús Fernández, lo scorso sabato 18 aprile nel quale si sono registrate una ottantina di connessioni, da Genova, Torino, Varese, Milano, Fucecchio, Empoli, Parma, Bologna, Roma, Arpino, Terni.

Il Presidente ha parlato con la forza e il carisma che lo contraddistinguono. La sua riflessione si è sviluppata in tre punti fondamentali:

Il primo riguardava il contributo personale che ognuno può dare per alleviare quotidianamente le sofferenze altrui. Possiamo farlo con la nostra vita, essendo così la mano di Dio. Ognuno di noi è chiamato a lasciare la propria impronta in questo mondo. Per farlo non occorre necessariamente essere grandi uomini, come Gandhi o Madre Teresa di Calcutta. Non dimentichiamoci mai che nel nostro piccolo possiamo fare la differenza: Il mondo ha bisogno di noi.

Il secondo elemento è stato la possibilità che ho di sperperare i beni ricevuti divenendo così responsabile del dolore altrui, come diceva un monaco martire, citato dal Primate: la mia vita non ha ne più ne meno valore di un’altra, certamente non è più innocente.

E, infine, il terzo ed ultimo argomento: Il perché del male, come spiegarlo? Semplicemente, come frutto di un uso egoistico della propria libertà. Tuttavia pur essendo persone difettose in un mondo difettoso abbiamo sempre la possibilità di dire, come il figlio al prodigo: “Mi alzerò e andrò da mio Padre”. Ha concluso con un’ultima domanda che ci ha aperto ai successivi sviluppi dei prossimi incontri. “Che significa assumere la sofferenza su di me, capendo che il farlo non è un ostacolo per fare bene agli altri? Cristo è l’unico a risolvere il problema del male.

Ne è seguita una testimonianza semplice e commovente di un giovane missionario d’origine peruviana che vive ormai da tre anni in vita comune nella parrocchia di San Matteo a Roma, Israel Regalado.

Le condivisioni nel tocco carismatico sono state profonde e sincere, cuori toccati dalla grazia di Dio e desiderosi di volerlo toccare ancora. In molti hanno manifestato la coscienza di un movimento interiore. “Le grandi parole muovono il cuore” ha confessato un giovane ragazzo toscano. “Scoprire il proprio posto, coltivare la fede, essere portatori di grazia, vivere tutto con Cristo, riscoprire il valore della vita, darsi obiettivi.” Sono questi alcuni propositi e desideri emersi nella condivisione. Senza contare le emozioni forti come: “Dio mi ha sconvolto, mi ha portato una vita nuova, piena.” Oppure, ricordando il figlio al prodigo che torna alla casa del Padre, riconoscere che “Siamo tutti chiamati a giungere alla nostra vera casa”, quella di Dio Padre, superando le nostre miserie. Ha coronato il tutto la testimonianza di una ragazza di Parma che ha superato, insieme alla mamma, il corona virus. La mamma versava in così gravi condizioni che la figlia supplicando Dio per la sua guarigione ne riceve un rapido miglioramento e la certezza di essere stata esaudita: Il Buon Dio ha salvato la vita della sua mamma.

Possiamo davvero dire che Dio supera ogni barriera e ci porta sempre a sperare inondandoci con la sua grazia, superando ogni forma di quarantena, di dolore, di malattia, di chiusura, di morte, ed entra in ogni istante nelle nostre vite attraverso qualsiasi mezzo, anche Internet.

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