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Sin categorizarVangelo e riflessione

Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande

By 16 Marzo, 2018No Comments
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di p. Luis Casasús, Superiore Generale dei Missionari Identes
Commento al Vangelo dell’18-03- 2018 Cuarta Domenica di Quaresima, New York. (Libro di Geremia 31, 31-34; Lettera Ebrei 5, 7-9; Giovanni 12, 20-33.)

Oggi è l’ultima domenica di Quaresima, prima della Settimana Santa. Le letture ci stanno preparando a comprendere il significato della Passione di Cristo. Come Gesù ci spiega, la sua crocifissione implica l’arrivo dell’ora in cui il diavolo è completamente sconfitto, quando nasce l’era dalla Nuova Alleanza. In poche parole, queste sono le due dimensioni della Passione di Cristo:
Da una parte, col culmine della sua missione, ci dà una prova visibile e commovente della misericordia redentrice del nostro Padre Celestiale e, dall’altra, la Passione di Gesù dà senso e speranza a tutta la sofferenza umana. Nella Passione di Cristo troviamo il significato ultimo dell’esistenza umana e dell’impegno cristiano.
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Di più, nelle parole di Cristo di oggi si offre una sintesi ed un chiarimento di entrambe le verità: Il Padre onorerà chi mi serva. Egli lascia chiaro che servirlo significa seguirlo durante il cammino della Croce, morire a noi stessi affinché la sua vita si manifesti in noi. Ma ha anche dimostrato con la sua vita quello che significa essere glorificato ed onorato dal nostro Padre Celestiale: avere l’opportunità di fare il maggior bene al nostro prossimo, aiutandolo a portare avanti una vita piena e feconda e ad avvicinarsi a Dio, perfino se quello non era il suo obiettivo esplicito e cosciente.
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Pertanto, sembra opportuno riflettere su due punti: il significato di essere onorato da Dio e l’importanza della sofferenza.
1. Se saremo onorati da Dio, questo dà l’impressione di essere… in uno stato perfetto, uno stato di perfezione. E’ vero; ma la perfezione è un atto, un’attività, non uno stato statico. Cristo non parla di un punto, come la cima di una montagna, bensì di un cammino, un cammino per tutta la vita. Con la pratica, un giocatore di pallacanestro perfeziona il suo lancio. E dove si dirige questa pratica? Verso il risultato di qualche obiettivo, qualche fine nel quale sogniamo. L’atleta ha in mente un’immagine di un lancio ideale che si sforza di replicare o riuscire con la pratica e la dedicazione. Ma non importa quanto abile uno arrivi ad essere, la perfezione non è mai completa, c’è sempre un margine di miglioramento.
Inoltre, la perfezione non si limita a migliorare il nostro rendimento o ad essere più efficienti in qualche tecnica o abilità, ma riguarda tutti gli ambiti della nostra esistenza, tanto naturali come soprannaturali. Cerchiamo la perfezione perché la perfezione è l’obiettivo finale ed il fine della creazione. La perfezione spirituale ha sempre a che vedere con i nostri simili, non solo col livello delle mie virtù.
Proprio così. Ci siamo domandati qualche volta quale sia il significato del testo di oggi?: In questo modo, Egli raggiunse la perfezione ed arrivò ad essere causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono. Ovviamente, questa perfezione non ha niente a che vedere con i peccati, le tentazioni, i vizi o qualche “miglioramento” nel comportamento di Cristo. L’autore della Lettera agli Ebrei ci vuole dire che Gesù, sulla Croce, portò a termine l’autentico significato della perfezione col dono totale di se stesso, per realizzare l’opera della nostra salvezza.
Questa idea della perfezione come una donazione completa di noi stessi per gli altri sta al centro di tutte le tradizioni spirituali. Per esempio, Mahatma Gandhi suggerisce che applichiamo la seguente regola:
Ogni volta che avrai dei dubbi, o quando l’io voglia imporsi a te, ricorda il viso dell’uomo più povero e debole che tu abbia mai visto e domanda a te stesso se il prossimo passo che compirai gli servirà. Guadagnerà qualcosa con quello? Gli restituirà il controllo sulla sua vita e sul suo destino? Porterà allo swaraj (libertà) i milioni di affamati e spiritualmente affamati? Vedrai, allora, che i tuoi dubbi ed il tuo ego si saranno dissolti.
Questo test, è valido per i nostri tempi, in realtà per tutti i tempi, è valido per l’India e per tutto il mondo.
Non è facile definire formalmente la perfezione, ma tutti abbiamo sperimentato momenti nei quali parte della nostra vita passa ad un’altra persona e sperimentiamo un insieme ben definito di impressioni:
Questo è precisamente quello che dovevo fare, benché non abbia potuto risolvere tutti i problemi. Ed è stato realmente costoso. In realtà, non lo avevo mai pianificato. Ora, non sono più lo stesso e la mia scala di valori non è più la stessa. Parte della mia vita è stata trasmessa al mio prossimo.
Ma ricordiamo che la perfezione alla quale siamo chiamati è una perfezione mistica, cioè, l’altra faccia della perfezione è una risposta molto precisa e specifica di Dio: il Nostro Padre Celestiale testimoniò che Gesù era suo Figlio e ci diede l’istruzione di ascoltarlo. Tutto quello che potremmo volere o aver bisogno sta in Gesù Cristo e nella sua Parola.
Nel nostro caso, potremmo pensare che essere onorati da Dio è assumersi molte responsabilità o avere una missione da leader. Niente di tutto ciò. Sappiamo che Dio ci onora quando vediamo che il nostro umile servizio aiuta le persone a convertirsi, ad accettare Cristo e a cambiare la rotta delle loro vite. Questo è l’onore che ricevono coloro che servono Dio, trasformarsi in un faro umile, ma credibile, che segnala la direzione verso suo Figlio. E questo è un processo continuo e permanente; come insegnò Sant’Agostino, Dio ci dà la grazia di amarlo, e quando l’amiamo, Egli ci dà la grazia di amarlo ancora di più. La perfezione consiste nel guadagnare la vita eterna, il tipo di vita che Dio vive. Quando serviamo Dio e moriamo a noi stessi, siamo anche glorificati con Lui e partecipiamo alla pienezza della sua vita.
Nostra Madre Maria, ne è un esempio eccellente. Ella fu onorata da Dio come mediatrice (mediatrix) perché noi riceviamo la nostra salvezza attraverso la morte e resurrezione di suo Figlio ed inoltre, Ella ha la missione di preservarci nella nostra vocazione. Dio desidera la cooperazione umana. Benché peccatori, anche noi siamo invitati ad essere cooperatori per realizzare l’opera della salvezza.
Perché i greci dicevano Vogliamo vedere Gesù? Non era mera curiosità: cercavano la verità, la vita e l’amore e la gioia eterni. Chiunque stia cercando una pienezza di vita, una vita più ricca ed arricchente, si fissa su esempi reali e vivi, nell’incarnazione visibile di qualche idea o dottrina attraente; quei greci avevano una lunga, profonda e ben stabilita tradizione di riflessione teorica, ma sospettavano che qualcosa o qualcuno realmente autentico e differente fosse vicino a loro. E Gesù non disprezzò la loro preoccupazione intellettuale e vitale, ma approfittò dell’opportunità affinché ascoltassero la voce di suo Padre, non solo la sua voce: Questa voce non si è fatta sentire per me, bensì per voi.
La risposta di Gesù è meravigliosamente precisa e va al cuore del problema: i greci e tutti noi abbiamo bisogno di completare, di rendere piena la nostra vita, perché tutti, dal più piccolo al più grande, abbiamo bisogno di conoscere Dio; la sua legge, la legge della perfezione, è veramente scritta nei nostri cuori. La perfezione è la promessa dell’anima.
La pienezza dell’amore deve intendersi non in senso astratto, bensì concretamente, in termini di impegno col nostro prossimo, particolarmente coi nostri fratelli e sorelle che siano sgradevoli e difficili. Su quella linea, Gesù diede esempi concreti di quello che è la carità, cioè, visitare i malati, coloro che stanno in prigione, dar da mangiare ai poveri, ecc. Questo è importante, altrimenti cadremo in quella forma astratta di “amare”. Come il personaggio della popolare striscia comica di Peanuts, quando dice: Amo l’umanità, ma quello che non sopporto sono le persone. La vera perfezione deve essere vissuta concretamente nella nostra vita giornaliera, in sintonia con la situazione in cui viviamo.
La perfezione esige una pienezza e maturità di donazione, alla quale è chiamata la libertà umana. Questo spiega perché il nostro Padre Fondatore chiamò Voto di Perfezione l’offerta della nostra Povertà, Castità ed Obbedienza, perché senza di esse, la santità non sarebbe possibile, se amiamo allo stesso tempo la ricchezza, l’impurità e la disobbedienza (Professione Apostolica).
San Giovanni Paolo II dice nella Veritatis Splendor che la domanda del giovane ricco che si avvicina a Cristo, non è tanto sulle regole da seguire, bensì sul senso pieno della vita.
Proprio Cristo è il compimento vivo della legge, in quanto compie il suo significato autentico mediante il dono totale di se stesso. Gesù invita il giovane ricco ad entrare nel cammino verso la perfezione, mantenendo i suoi occhi fissi sulla sofferenza ed i sogni dei suoi simili: Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi… dallo ai poveri,… e avrai un tesoro nel cielo.
2. Se il chicco di grano muore, produce molto frutto. Di nuovo, è importante ricordare che tutti abbiamo avuto questa esperienza: la sofferenza è relazionata col frutto, benché a volte ci angosciamo e desideriamo vedere immediatamente i risultati del nostro sacrificio o della nostra purificazione non pianificata.
La sofferenza, in molti sensi, continua ad essere un mistero. Se Dio ci ama, perché soffriamo? In tempi di angoscia, vogliamo essere sicuri che la nostra sofferenza interessi ed importi a Dio, che si preoccupa per il nostro dolore e che la nostra sofferenza non sia senza senso o inutile. La maggioranza delle volte reagiamo al dolore profondo e alla sofferenza, di noi stessi o dei nostri cari, in un modo molto povero, in particolare in questi modi:
* Dio non esiste o, in qualsiasi caso, a Lui non importa e non farà niente per me.
* Depressione ed angoscia. Forse ci sentiamo inutili e colpevoli.
* Ironia e cinismo: Niente ha senso.
Ma, contemporaneamente, la vita di Gesù, dei santi e la nostra piccola esperienza, ci dicono che:
* La sofferenza porta ad un’intimità con Dio; sperimentiamo Dio ad un livello profondo e profondo. Giobbe che soffrì una sofferenza indescrivibile, disse: Le mie orecchie avevano sentito parlare di te, ma ora i miei occhi ti hanno visto.
* La sofferenza ci permette di consolare gli altri, ci porta alla compassione per quelli che soffrono e ci permette di servirli in modo più efficace. Molti dei volontari che aiutano pazienti con cancro negli ospedali, prima erano stati colpiti da questa malattia.
Le persone che soffrono vogliono che siano le persone che hanno sofferto anch’esse a dire loro che c’è speranza. Coloro che hanno sofferto sono i consolatori più autentici. Gesù capisce il nostro dolore perché anch’egli soffrì.
* La sofferenza produce crescita e maturità: Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla. (Giacomo 1, 2-4).
* Infine, la sofferenza ci conforma ad immagine di Dio. E sappiamo che in tutte le cose Dio opera per il bene di coloro che lo amano, di coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli (Rm 8, 28-29).
A volte siamo tentati di pensare che Dio ci manda prove e tribolazioni per provarci ed insegnarci. Ma la verità è che quelle prove e tribolazioni stanno già in questo mondo.
Una bambina trovò un bozzolo di farfalla e lo portò a casa per curarlo e vedere uscire la farfalla. Finalmente, arrivò il giorno ed il bozzolo si scosse un po’ e apparve una piccola testolina. Ma sembrava che la farfalla stesse lottando e aveva difficoltà per uscire dal bozzolo. La bambina si spazientì e pensò di aiutarla. Prese un piccolo bastoncino per aprire il bozzolo in modo che la farfalla potesse uscire. Immediatamente, la farfalla rimase libera, ma quando tentò di volare, stese le sue ali, cadde e morì. La bambina si sorprese e corse piangendo da suo padre, domandando: Che cosa è successo? Cercavo di aiutarla! Il padre rispose con delicatezza: La farfalla doveva lottare. Senza sforzo, non avrebbe mai potuto rafforzare le sue ali per volare.
Il dolore e le tribolazioni, non hanno l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a Gesù quando ci dice: In questo mondo, ci saranno prove e tribolazioni. Ma non temete, io ho vinto al mondo.
In qualunque caso, come già dicemmo prima, la sofferenza è un mistero e dobbiamo entrare in esso, invece di capirlo completamente. Abbandonò Dio suo Figlio nella sua ora di dolore sulla Croce? Troviamo la risposta tre giorni dopo: Dio lo resuscitò dai morti. Per questa realtà, abbiamo speranza per il nostro futuro.