di p. Luis CASASUS, Superiore Generale dei missionari Identes.
New York,  31 maggio 2020 | Domenica di Pentecoste

Atti Apostoli 2, 1-11; 1°Corinzi 12, 3b-7.12-13; S. Giovanni 20, 19-23

Molti fenomeni naturali che impressionano fortemente la nostra immaginazione: il fuoco, il raggio, l’uragano, il terremoto, il tuono, sono utilizzati nella Bibbia per descrivere le manifestazioni di Dio. 

Ma le Letture di oggi possono suggerire preferibilmente il fuoco, poiché le fiamme evocano trasferimento, trasmissione, radiazione… Sì, il gusto che ci lasciano è di comunione, di condividere la grazia ricevuta. Forse oggi può essere il giorno ideale per renderci più coscienti che i doni dello Spirito Santo sono essenzialmente per essere condivisi, come una buona notizia, un buon caffè o una torta di compleanno (perdonate il banale paragone). 

Il fuoco ci parla della presenza di Dio stesso. Dio parlò a Mosè da un roveto ardente. Mentre gli israeliti viaggiavano nel deserto, nel loro cammino verso la Terra Promessa, una colonna di nuvola li accompagnava di giorno, ed una colonna di fuoco di notte. Quando i primi credenti ricevettero lo Spirito Santo a Pentecoste ci furono alcuni risultati impressionanti: prima avevano paura ed ora predicavano Cristo con coraggio. Parlavano in lingue, guarivano i malati, davano la loro vita invece di rinnegare Cristo. Ma lo Spirito continua a lavorare in noi, forse in modi meno spettacolari, ma altrettanto notevoli. 

Sperimentando l’attività dello Spirito Santo nelle nostre vite, è importante ricordare che tutti gli strumenti che abbiamo per progredire nella perfezione provengono da Lui. In particolare, è fondamentale comprendere il ruolo che i talenti e i doni giocano nella nostra vita spirituale. 

Non c’è da meravigliarsi che sia delicato comprendere quello che sono i talenti e i doni, poiché, perfino a livello puramente psicologico, i professionisti non sono del tutto d’accordo. Molti ammetterebbero che i doni sono abilità naturali eccellenti che, in circostanze appropriate, si sviluppano come abilità esperte specifiche chiamate talenti. 

Ma la nostra esperienza spirituale e quella della Bibbia ci dicono che i talenti sono, in effetti, qualcosa che si riceve all’inizio della nostra vita ed i doni dello Spirito Santo non sono necessariamente talenti sviluppati, ma si possono avere senza che siano per forza relazionati con le nostre abilità naturali. Essenzialmente, come sappiamo, i doni dello Spirito Santo sono incrementi della Fede, della Speranza e della Carità. Questo spiega, per esempio, perché a volte si dice informalmente che la Fede è una virtù e a volte parliamo del dono della Fede. In questo ultimo caso, ci riferiamo piuttosto al Dono della Sapienza. 

In qualsiasi caso, tanto per i talenti come per i doni spirituali, ci sono due verità essenziali: 

In primo luogo, abbiamo la responsabilità di attivarli. 

Dopo la morte di Michelangelo, si trovò nel suo studio un pezzo di  carta sul quale il vecchio maestro aveva scritto una nota per un suo famoso apprendista,  un messaggio che parla eloquentemente della nostra responsabilità: Disegna Antonio, disegna Antonio, disegna e non perdere il tempo. 

In secondo luogo, si concedono per il bene della comunità, non per un godimento  personale. 

Un vecchio fattore vinceva sempre il primo premio nella fiera statale con il suo raccolto di mais. Giallo brillante, sugoso e dolce, il mais diventò una leggenda. Dopo un decennio di premi vinti ogni anno, un reporter intervistò il fattore sulla sua strategia. L’umile lavoratore sorprese tutti nell’ammettere che il suo metodo era condividere il suo migliore seme di mais coi suoi vicini. 

Come può permettersi il lusso di condividere il suo mais migliore con le stesse  persone con le quali compete ogni anno? domandò il reporter. Il fattore  rispose: Non lo sa? Il vento raccoglie il polline del mais maturo e lo trasporta da un campo all’altro. Se i miei vicini coltivano un mais di qualità inferiore, l’impollinazione degraderà costantemente la qualità dei miei campi. Se voglio coltivare buon mais, devo aiutare i miei vicini a coltivare buon mais. 

I doni dello Spirito Santo sono così essenziali per noi che lo stesso Spirito Santo è stato chiamato “il dono di Dio” per eccellenza (cf. Gv 4, 10), è un dono di Dio che a sua volta comunica differenti doni spirituali a chi lo riceve. 

Questa è la fondata descrizione di Benedetto XVI del dono della Sapienza: 

Il primo Dono dello Spirito Santo è, pertanto, la sapienza. Tuttavia, non si tratta semplicemente della sapienza umana che è il frutto della conoscenza e della  esperienza. La Bibbia racconta che Salomone, al momento della sua incoronazione come  Re di Israele, chiese il dono della sapienza (1 Re 3, 9). E la sapienza, di fatto, è  questo: è la grazia di potere veder tutto con gli occhi di Dio. È semplicemente questo: vedere il mondo, vedere le situazioni, le circostanze, i problemi, tutto con gli occhi di Dio. Questa è sapienza. A volte vediamo le cose secondo come ci compiacciono o secondo lo stato del nostro cuore, con amore o con odio, con invidia. No, questo non sono gli occhi di Dio. La sapienza è quello che lo Spirito Santo fa in noi perché vediamo tutte le cose con gli occhi di Dio. Questo è il dono della sapienza (9 aprile 2014). 

Come dice bene Benedetto XVI, la Sapienza ci permette di vedere con gli occhi di Dio,  ma, soprattutto, acquisiamo una nuova visione del prossimo. 

La forma in cui si dà questo dono della Sapienza è qualcosa di completamente libero, poiché lo Spirito Santo, come il vento, non deve seguire le leggi di questo mondo, neanche la logica della morale, cioè, la misura della nostra poca o molto poca fede. Ma è chiaro che tutti abbiamo esperienza. Per esempio, quando in un momento molto difficile, di tristezza, confusione o dubbio, mi sono sentito con la luce necessaria per comprendere quello che Cristo mi chiede, o l’importanza di una virtù che mi viene proposto di vivere, o l’atteggiamento che devo avere con una persona difficile da trattare. 

Il dono di Fortezza. Il Papa Francesco dice che lo Spirito Santo viene sempre a sostenerci nella nostra debolezza e lo fa con un dono speciale: il dono della fortezza… Attraverso il dono della fortezza, lo Spirito Santo libera il fondo del nostro cuore, lo libera dalla pigrizia, dall’incertezza e da tutte le paure che possono ostacolarlo, affinché la Parola del Signore si metta in pratica in modo autentico e con allegria. Il dono della fortezza… ci dà forza. 

Papa Francesco dice che abbiamo bisogno di questo dono in situazioni sia straordinarie che ordinarie. Ci sono momenti difficili e situazioni estreme nelle quali il dono della fortezza si manifesta in modo straordinario ed esemplare. Questo è il caso di coloro che affrontano situazioni particolarmente dure e dolorose che turbano le loro vite e quelle dei loro cari. 

Anche noi, tutti noi, conosciamo persone che sperimentano situazioni difficili e grandi sofferenze. Pensiamo a quelli che hanno una vita difficile, che lottano per dar da mangiare alla loro famiglia, per educare i loro figli o per confessare la loro fede col sacrificio della loro vita e della loro fama. Sono capaci di fare tutto questo perché lo spirito di fortezza li aiuta. 

Tuttavia, dobbiamo pensare che il dono della fortezza è necessario non solo in alcune occasioni o in situazioni particolari. Questo dono ci porta quotidianamente verso i nuovi passi che dobbiamo dare durante il cammino della perfezione e nell’apostolato. 

Come lo dimostrano i martiri che hanno sparso il loro sangue e le migliaia di martiri di ieri e di oggi che danno la loro vita in silenzio, il dono della fortezza è la capacità di rimanere fermi nella speranza contro tutte le pressioni, perfino davanti alla morte, qualunque tipo di morte: morale, con sangue, in un istante o per molti anni. 

Col dono della pietà, lo Spirito infonde nel credente una nuova capacità di amore per i fratelli, facendo sì che il suo cuore partecipi in qualche modo della mitezza del Cuore di Cristo, disse San Giovanni Paolo II. Con questo dono, possiamo vedere gli altri sempre come figli dello stesso Padre, chiamati a fare parte della famiglia di Dio che è la Chiesa. Ci si sente spinti a trattarli con la gentilezza e l’amicizia proprie di una relazione franca e fraterna. 

Ci sorprende che possiamo amare persone poco gentili, che siamo capaci di amare in momenti nei quali non ci sentiamo forti, che possiamo perdonare settanta volte sette senza dubitare. 

Il dono della pietà estingue nel cuore quei fuochi di tensione e divisione che sono  l’amarezza, l’ira e l’impazienza, ed alimenta sentimenti di comprensione,  tolleranza e perdono. Tale dono sta, pertanto, alla radice di quella nuova comunità  umana che si basa sulla civiltà dell’amore. Abbiamo ancora bisogno di altre ragioni per capire che i doni dello Spirito Santo sono per gli altri, per la comunità?  Ma, soprattutto, il dono della pietà risveglia in noi la gratitudine e la lode a Dio. 

I doni dello Spirito non sono un premio arbitrario, una specie di ricompensa. Quando ci vengono concessi è perché sono veramente indispensabili per il compimento della volontà di Dio in questo momento. 

Non devo pensare solo che i doni che ricevo sono per il bene del mio prossimo. Devo pensare anche che altre persone, con una vita morale forse tanto povera come la mia, ricevono inaspettatamente doni mirabili. Siamo abituati a giudicare gli altri, a contemplarli solo con uno sguardo umano, e non siamo sensibili ai miracoli intimi che lo Spirito opera in loro. E quella presenza dello Spirito Santo in mio fratello, è anche per me, è anche un messaggio che Dio mi invia con la sua opera nel prossimo. 

La seguente storia ci aiuterà a ricordare che devo fidarmi dei doni dati dallo Spirito Santo al mio prossimo, senza dubbio differenti da quelli che io abbia potuto ricevere. 

Un uomo in India sentì dire dal suo guru che Dio era presente in tutto, poi andò a fare una passeggiata nella foresta. Improvvisamente, un enorme elefante emerse dalla sterpaglia seguito da vicino dal suo domatore. Questi gridava: L’elefante è pazzo! Scappa per salvare la tua vita! Ma sapendo che Dio era presente nell’elefante, l’uomo continuò la sua strada. L’elefante barrì e attaccò. Allarmato, l’uomo ricordò a sé stesso che Dio è presente nell’elefante. Ma l’elefante continuò ad avanzare. All’ultimo secondo, l’uomo si buttò da una parte, salvandosi all’ultimo momento. L’elefante si addentrò nella foresta. Emozionato, l’uomo ritornò dal suo guru affinché gli desse una spiegazione. Avrei potuto morire in quel momento! Non c’era Dio nell’elefante? Il guru rispose: Sì. Ma perché non hai pensato che Dio era presente anche nel domatore? 

L’opera dello Spirito Santo in noi assicura che, nonostante la nostra divergenza di opinioni e sentimenti, possiamo lavorare e vivere insieme. Possiamo perfino migliorare insieme, perché l’insufficienza di uno si risolve col dono unico dell’altro. 

Dopo averli salutati due volte: La pace sia con voi, Gesù dona il suo Spirito ai discepoli e conferisce loro il potere di perdonare i peccati. Sono inviati a compiere una missione: Come il Padre ha mandato me, così io mando voi. La missione che Gesù affida ai suoi discepoli è quella di perdonare i peccati, continuando così il suo lavoro come l’Agnello di Dio che è venuto a togliere i peccati del mondo (Gv 1, 29). 

Che cosa significa perdonare i peccati? Con queste parole gli apostoli ricevettero il potere di assolvere i peccati. Ma non è l’unico modo di perdonare; i poteri  conferiti da Gesù coprono tutti i discepoli che sono animati dal suo Spirito: è quello di ripulire il mondo da ogni forma di malvagità. Questa forma di partecipazione alla redenzione dell’umanità è una prova del suo amore incondizionato, e della sua fede e speranza in noi. 

Lascia un commento