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Vangelo e riflessione

Fallo per me! | 14 maggio

By 10 Maggio, 2023No Comments
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p. Luis CASASUS – Presidente delle missionarie e missionari identes

Roma, 14 maggio 2023 – Sesta Domenica di Pasqua

Atti 8, 5-8.14-17; 1Pt 3,15-18; Giovanni 14, 15-21.

Quando una madre sensibile si trova davanti  un figlio che si rifiuta di ragionare, che forse ha una stizza e non vuole ascoltare, invece di alzare la tensione, con tenerezza ed intelligenza gli chiederà: Fallo per me…e ci sono molte possibilità che il bambino si prenda la medicina che non sopporta, o raccolga i giocattoli, o non continui a litigare con suo fratello. 

Forse è il modo più completo e realista di comprendere quello che oggi ci dice Cristo nel Vangelo: Se  mi amerete, osserverete i miei comandamenti. 

Come succede al bambino, anche se non abbiamo un particolare desiderio di essere fedeli ad uno dei comandamenti… lo faremo perché Gesù ce lo chiede, per amor Suo. Cristo ci sta dicendo che non ci risulterà difficile vivere i comandamenti quando lo facciamo per puro amore a Lui.  

E, visto dall’altra parte, se ci domandiamo che cosa dobbiamo fare per amarlo, comproveremo che il nostro sforzo per vivere la sapienza raccolta nei Comandamenti, ci spingerà ad amare Dio, perché il nostro impegno non rimane senza una Sua risposta. Potremmo dire che la prima prospettiva è quella della vita ascetica e la seconda corrisponde alla nostra esperienza mistica. 

In ogni caso,  Cristo stesso ci dirà che, in realtà, tutti i Comandamenti, la Legge ed i Profeti si riassumono in una forma di amore che include  Dio ed il prossimo. 

Ad ogni modo, la nostra tendenza, non solo di cristiani, ma della cultura che viviamo, è dare poco valore alle norme e presupporre che la libertà individuale, unita alla buona volontà e ad un presupposto comportamento intimo con le persone divine, possono sostituirle con vantaggio. Questa non è una interpretazione corretta della Bibbia. In realtà, i Comandamenti rappresentano una guida eccellente per noi che, naturalmente, non comprendiamo in pienezza il messaggio di Cristo. Per esempio, molti di noi oggi non sono troppo sensibili a quello che stabilisce il terzo comandamento: Santificherai le Feste.  

In modo ingenuo e superficiale, c’è chi non approfondisce il detto di Sant’Agostino: Ama e fa’ ciò che vuoi, ed arriva così ad un relativismo individualista. Forse non considerano che Sant’Agostino visse una vera umiltà intellettuale e dichiarò: Io non crederei nella Bibbia, se non ci fosse la Chiesa che me la presenta e me la spiega.

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Il meditare su quello che significano i Comandamenti e su quello che li riassume tutti, il Comandamento dell’amore, ci porta alla seconda parte del testo evangelico di oggi, un momento triste per i discepoli che presentivano un futuro lontano da Cristo. Ma lo Spirito Santo che Egli promette loro,  è proprio la risposta a tutto. Sì; il fatto di essere orfani, come lascia intravedere Gesù, è una disgrazia difficile da comprendere per chi non l’ha sofferta. Lo Spirito Santo è la persona divina che ci salva dall’essere orfani. 

Normalmente, immaginiamo un orfano come un bambino o una bambina con difficoltà per soddisfare le sue necessità primarie, come l’alimento, un tetto sulla testa, ed un’educazione appropriata.  

Ma ogni volta sappiamo di più degli effetti della perdita o dell’abbandono dei genitori. I bambini che hanno sofferto privazioni familiari presentano una serie di comportamenti negativi e sviluppano anche una serie di caratteristiche negative: rallentamento dello sviluppo mentale, un basso coefficiente intellettuale, confusioni emozionali e regolatrici, autostima instabile ed inadeguata, ansietà ed ostilità verso gli adulti e bassa accettazione nel gruppo dei suoi simili, scarse abilità di autocontrollo e di comportamento socialmente accettabile, identità ed immagine familiare distorte… 

In questo modo, l’essere orfano non significa solamente una difficoltà per sopravvivere, ma piuttosto per avere una vita serena e  relazioni sane. In particolare, chi è orfano ha serie difficoltà per sapere amare ed accogliere l’amore, si può essere più disgraziati?  

Lo Spirito Santo ci insegna ad amare.  Questo è il suo insegnamento fondamentale. E questa non è una promessa vana o astratta; Gesù dice che conosciamo lo Spirito Santo. Certamente, la sua presenza è inconfondibile. Parlare di presenza è parlare della sicurezza di qualcuno davanti a me, qualcuno diverso da me stesso. Non è necessario spiegare  che la semplice presenza di una persona cambia la nostra vita. Un bambino si sentirà sicuro davanti ai suoi genitori; uno studente in un esame smetterà di pensare di copiare se il professore si mette davanti a lui, o una squadra di pallacanestro giocherà meglio se sente l’urlo dei tifosi che l’incoraggia… 

Lo Spirito Santo si fa sentire spingendoci ad un amore differente, nuovo, distinto che talvolta sperimentiamo per alcuni giorni o alcuni minuti. Questa è vera presenza, al di là dei sensi. Possiamo notarlo perché ci dà una pace (Quiete) che ci permette di contemplare (Raccoglimento) come dobbiamo trattare chi abbiamo davanti.  

Questo non è per niente infrequente, né eccezionale. Un esempio chiaro è quello che avvenne a Pentecoste: i discepoli erano pieni di paura e dubbi e lo Spirito Santo non solo li confortò, ma diede loro la parola che dovevano trasmettere alla moltitudine, e così fecero. Forse nella nostra vita non ci succederà qualcosa di tanto spettacolare, però certamente sperimenteremo che, ricevendo la consolazione di Dio, ci sentiamo capaci di confortare ed aiutare gli altri.  

Ecco qui una storia reale.  

All’inizio del secolo XX, nel Midwest degli Stati Uniti, una donna visitò un orfanotrofio e domandò alla Capo Infermiera: C’è qualche bambino che nessuno ha voluto adottare? L’ infermiera rispose: Sì; c’è una bambina di 10 anni, poco attraente ed ha la gobba. La donna disse: quella è la bambina che voglio. Trentacinque anni più tardi, il Direttore di Ispezione degli Orfanotrofi dello Stato scrisse questa relazione riguardo a un centro: 

Questo posto è eccezionale. È pulito, il cibo è buono, i bambini sono curati molto bene  e l’ambiente è il migliore di tutti i centri che abbiamo visitato. L’infermiera responsabile, Mercy Goodfaith, ha un cuore che trasuda amore, ha uno sguardo ed un viso così amabili, che fanno dimenticare il fatto che è gobba. È evidente che i bambini l’adorano. 

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Nel caso dello Spirito Santo, la sua presenza ha molte manifestazioni. Una di esse è il suo modo peculiare di consolarci. Lo Spirito Santo non è un analgesico, ma sa utilizzare tutto per avvicinarci a Lui. La Prima Lettura di oggi è un buon esempio. Dopo il martirio di Santo Stefano, i cristiani ellenisti si videro direttamente minacciati, perché, per le autorità giudee, rappresentavano un pericolo potenziale per le loro  tradizioni ed il loro potere. Molti scapparono in Siria ed in altre province dall’Impero Romano. Tra coloro che fuggirono a Samaria, c’era Filippo che era stato scelto come uno di quelli che avevano come missione il servire i poveri. In questa Lettura vediamo come la parola di Filippo fu accolta con entusiasmo e cambiò le vite dei nuovi cristiani.  

Oggigiorno, tutti abbiamo sentito parlare di mindfulness, anche chiamata attenzione piena o coscienza piena che incoraggia a stare attenti e ad accettare l’esperienza del momento, senza rifiuti, né giudizi precipitosi. Sicuramente, coloro che stimano questa pratica mentale, che è anche utilizzata come terapia dell’ansietà, dello stress e della depressione, comprenderanno il valore della presenza dello Spirito Santo, perché ci aiuta a contemplare meglio il valore degli eventi, di tutte le esperienze, della sofferenza. 

Come diceva Papa Francesco nella Pentecoste del 2022, lo Spirito Santo, chiamato “il Consolatore”, risana i ricordi. Quello che ci sembrava qualcosa di negativo, degno di essere dimenticato, acquista un nuovo senso e, letteralmente, inaspettatamente, il dolore conduce all’allegria. In realtà, questa è la continua dinamica della nostra vita mistica; vediamo che qualcosa è purificato dentro di noi e, come conseguenza, ci sentiamo più vicino a Dio, più uniti a Lui. 

Ma anche, in modo molto semplice, in questa Prima Lettura vediamo l’origine del sacramento della Cresima. Gli apostoli Pietro e Giovanni, imponendo le mani su coloro che erano stati battezzati da Filippo “solo in nome del Signore Gesù”, danno loro lo Spirito Santo ed in questo modo possono fare un passo in più, sono capaci di ricevere i doni dello Spirito Santo ed andare oltre una vita morale adeguata, per trasformarsi in apostoli, in servitori di tutti.  

Inoltre, in questa Lettura, abbiamo un esempio perfetto di come l’apostolato è sempre comunitario. Indipendentemente da come si porti a termine, se si fa con fede e umiltà, uno sforzo o un esempio di un discepolo è confermato dagli altri, e questo ha una benedizione sicura.  

Non sarà mai sufficiente il ricordare che dobbiamo essere umili, soprattutto quando ci presentiamo come discepoli di Cristo. I commenti ironici o aggressivi rispetto ad “altri cattolici”, la prepotenza di chi pretende di conoscere  Dio meglio degli altri ed il pretendere di avere una risposta per tutto, sono vere forme di scandalo. Nella Seconda Lettura, San Pietro ci incoraggia a dare ragione della nostra fede con dolcezza, rispetto e retta coscienza, perché la polemica alimenta solo la separazione e la vanità di chi pretende di essere discepolo.   

Il consiglio finale di Pietro è molto saggio. Sebbene la persecuzione e l’incomprensione possano rattristarci, quello che NON dovremmo fare è … stupirci. Sicuramente è un segno di debolezza che, per maggiore disgrazia, il diavolo utilizzerà come strumento per allontanarci da Dio e dal prossimo. Con le parole di Papa Francesco: 

“…. spesso ci àncora al passato: ai rimpianti, alle nostalgie, a quello che la vita non ci ha dato. Oppure ci proietta nel futuro, alimentando timori, paure, illusioni, false speranze. Lo Spirito Santo no, ci porta ad amare qui e ora, in concreto: non un mondo ideale, una Chiesa ideale, non una congregazione religiosa ideale, ma quello che c’è, alla luce del sole, nella trasparenza, nella semplicità”  (Pentecoste, 2022). 

Nei Sacri Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe,

Luis Casasús