di p. Luis CASASUS, Superiore Generale dei missionari Identes         

New York,  14 giugno 2020 |Corpo e Sangue di Cristo, Solennità          

Deuteronomio 8, 2-3.14b-16a; 1°Corinzi 10, 16-17; S. Giovanni 6, 51-58

Dominic Tang, il valoroso arcivescovo cinese, fu imprigionato per ventuno anni solo per la sua lealtà a Cristo e all’unica e vera Chiesa di Cristo. Dopo cinque anni di confino solitario in una cella umida e senza finestre, i suoi carcerieri gli dissero che poteva uscire per alcune ore per fare quello che volesse. Cinque anni di confino solitario e avevo un paio di ore per fare quello che volessi! Che cosa poteva essere? Una doccia calda? Un cambio di vestiti? Magari una lunga camminata per il campo? Un’opportunità di chiamare o scrivere alla famiglia? Che cosa desidera? gli domandò il carceriere. Mi piacerebbe celebrare la messa, rispose l’Arcivescovo Tang. 

Mostriamo questo entusiasmo per l’Eucaristia, noi che possiamo riceverla senza difficoltà, anche tutti i giorni? In effetti, per molti di noi, cattolici privilegiati e soprattutto religiosi, può essere un pericolo considerare la recezione del Corpo di Cristo come un mero obbligo o come una routine. Nei mesi della pandemia, ascoltando alcuni parrocchiani o ricevendo posta elettronica da molte persone, mi ha commosso il loro desiderio di ricevere la Sacra Eucaristia, qualcosa che per me personalmente non è difficile, perché abbiamo il privilegio di tenerla nella nostra cappella. Oggi è il giorno giusto per ricordare il valore unico di questo Sacramento. 

Se un topo si mangiasse la sacra forma che cade a terra, si trasformerebbe in un topo santo? Allo stesso modo, se riceviamo l’Eucaristia senza essere preparati, senza riflessione previa, o perfino essendo completamente distratti, è difficile credere che ci sia spiritualmente utile. È come uno studente che è seduto al suo banco di scuola, ma la sua testa è da tutt’altra parte. 

San Paolo ce lo ricorda in un modo aggressivo, quasi minaccioso: Ciascuno, pertanto, esamini se stesso ….;perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna (1 Cor 11, 28-29). 

Ma questa difficoltà per approfittare dell’Eucaristia non è incominciata né oggi, né ieri. Possiamo vederla nello stesso momento in cui Gesù insegnò ai discepoli dicendo: In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. (Gv 6, 53). Subito un gruppo di persone si allontanò da lui dicendo: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». E molti non lo seguirono più. 

Il nostro Padre Fondatore dice nel Catechismo del Confessore

Precisamente l’Eucaristia ha tre fini: dare la grazia preventiva contro il peccato; dare la grazia del proposito dell’emendamento; dare la grazia della certezza morale di andare al cielo. 

Le pratiche delle società per trattare i problemi di salute e di comportamento asociale sono, nella loro maggioranza, reattivi. Normalmente, questi problemi si trattano una volta che sono sorti. Un grande avanzamento nella riduzione dell’incidenza e prevalenza dei problemi di salute e comportamento umano diventa possibile con lo sviluppo delle chiamate scienze della prevenzione. 

Siamo capaci di credere nel valore della prevenzione nei problemi “di questo mondo” e,  paradossalmente, non beneficiamo del valore dell’Eucaristia, delle grazie che ci dà  per evitare il peccato, lo scoraggiamento nella conversione ed i dubbi se siamo ammessi nel regno dei cieli. 

Credere nella presenza di Cristo nell’Eucaristia non rappresenta nessuna sottigliezza teologica. Si tratta di approfittare dell’intenzione che Gesù ebbe stabilendo quella presenza. Abbiamo appena menzionato il valore preventivo di fronte alla realtà del peccato. Ma anche, di darci la sicurezza che possiamo vivere il nostro proposito di emendamento (conversione reale) e il nostro contributo al regno dei cieli. 

Così è come lo esprime il nostro Padre Fondatore: 

Se c’è un sacramento davvero medicinale, questo è l’Eucaristia. Questo sacramento è dato per lo sviluppo di tutti i valori genetici propri della vita umana; la sua missione è correttiva di ciò che è patologico (1991)

L’Eucaristia è il vincolo o l’arra che ci unisce tutti tra noi, e con Cristo. E formare una sola vita, fino all’estremo che l’esame che si farà ad ogni membro dell’Istituto al momento della morte è: come visse l’Eucaristia? Ed alla luce della risposta, si vedrà la fecondità o infecondità, e lo spirito che quel membro ebbe dell’Istituto (26 febbraio 1961). 

In uno dei suoi sermoni, Sant’Agostino diceva che quando il sacerdote prega davanti al pane sull’altare, non è che il sacerdote dica che, “in virtù di questa orazione, questo pane ordinario si trasforma ora in un sacramento straordinario”. È piuttosto che, pregando l’Orazione di Azione di Grazie sull’altare, il sacerdote riconosce il pane come un regalo di un Dio che ci ama e pertanto, che è qualcosa di santo, parte di un sacramento. Per questo motivo, nella preparazione delle offerte, diciamo: 

Benedetto sei Tu, Signore, Dio dell’Universo, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna.

Tuttavia, il pane della nostra colazione è differente dal pane che è il corpo di nostro  Signore nell’Eucaristia. Nella Cena del Signore, per fede, diventiamo partecipi del corpo di Dio affinché il mondo sappia che il mondo può avanzare solo con la presenza divina. Siamo coinvolti nell’impresa della salvezza del mondo che è opera divina. Attraverso questa cena, Dio ci unisce gli uni agli altri in un vincolo mistico. Il tavolo, il pane, il vino, si trasformano in espressioni della forma con la quale Dio si addentra nel mondo, facendolo suo. 

Ogni volta che entriamo in una cappella o tempio vediamo l’unico pane in due forme, o su una doppia tavola: l’altare dell’Eucaristia ed il lezionario della Parola. Il Concilio  Vaticano II l’ha ricordato: La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa, sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli (DV 21). 

Ricevere la Sacra Comunione non è la stessa cosa che realizzare un rituale magico. Quando uno accetta di convertirsi in una persona con Cristo nel sacramento, deve essere cosciente della proposta che gli viene fatta, e prendere una decisione ferma per accettarla. Il gesto di tendere la mano per ricevere il pane consacrato è il segno della disposizione interiore per accettare Cristo ed assicurare che i suoi pensieri si trasformeranno nei nostri pensieri, le sue parole nelle nostre parole, le sue priorità nelle nostre priorità. Nell’Eucaristia, assumiamo, come avviene col pane. 

Nella Prima Lettura, il libro del Deuteronomio pretende di dare una luce alla drammatica situazione che vive Israele: È circondato di nemici e quasi alla rovina. Che cosa fare in un momento tanto difficile? 

Ricordare, e non dimenticare. Guardare al nostro passato, considerare quello che Dio ha fatto, considerare le meraviglie che ha fatto a nostro favore, ricordare sempre le sue opere di salvezza: Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso (Dt 5, 15). 

Questo invito a ricordare e a non dimenticare è rivolto anche a noi. I quarant’anni passati dal popolo di  Israele nel deserto rappresentano tutta la nostra vita. 

Si racconta la storia da un bambino che si rifiutava di andare a scuola. Sua madre decise di portarlo lei stessa. Pianse, gridò e si lamentò durante il tragitto, e quando sua madre andò via, egli ritornò correndo a casa. La scena si ripeté più e più volte durante vari giorni. I suoi genitori tentarono ogni tipo di argomenti, ma il ragazzo continuò a rifiutarsi di andare a scuola.

Alla fine, i genitori andarono a vedere un anziano e amato zio e gli spiegarono la situazione. Egli disse semplicemente: Dato che il ragazzo non ascolta le parole, portatemelo qua. Quando il bambino si avvicinò a lui, l’anziano non disse niente. Semplicemente prese il bambino, l’avvicinò a sé e lo appoggiò vicino al suo cuore. Poi, senza dire una parola, lo lasciò andare. Dopo di ciò, non solo incominciò ad andare a scuola. Diventò un grande intellettuale. 

Quello che le parole parlate non poterono ottenere, lo fece un abbraccio silenzioso. L’Eucaristia è il tatto di Dio. È il suo abbraccio fisico, il suo bacio, un rituale col quale ci porta nel suo cuore. 

Durante il nostro esodo alla dimora celestiale, che è per sempre, (2 Cor 5,1), Dio ci offre anche un alimento completamente nuovo, diverso da quelli che l’uomo sempre ha conosciuto e provato, un alimento che viene dal cielo come la manna: la sua Parola si converte in pane. 

La Seconda Lettura si riferisce ad una difficile situazione di conflitti, opinioni differenti e mancanza di unità nella comunità di Corinto. San Paolo approfitta di questa opportunità per ricordare alla comunità che è precisamente il pane condiviso quello che crea l’unità. Attraverso l’Eucaristia non siamo solo in unione con Gesù ma anche con la Chiesa, il Corpo di Cristo. Questo significa che non peregriniamo soli. All’essere incorporati al Corpo di Cristo, diamo appoggio e lo riceviamo dalla comunità cristiana, specialmente nei tempi  di prove e malattie. 

La Chiesa c’insegna che dobbiamo sforzarci per ricevere l’Eucaristia quotidianamente. Ma inoltre, non possiamo dimenticare che la presenza di Cristo nell’Eucaristia ci dà l’opportunità di pregare davanti a Lui in modo speciale. Il nostro Padre Fondatore, come molti santi, ci ha sollecitati a farlo tanto spesso quanto sia possibile. Ci sono molti modi di Adorazione Eucaristica in comune, ma inoltre, la visita personale al Santissimo Sacramento è qualcosa che dobbiamo sfruttare, poiché non rimane mai senza risposta. Cristo accoglie sempre il nostro piccolo atto di generosità, se noi offriamo alcuni minuti di nostro tempo e allora ci risponde toccando i nostri cuori in maniera imprevedibile e efficace. 

Oltre alle meravigliose e conosciute storie chiamate “miracoli eucaristici”, è importante riconoscere che ci sono molti miracoli eucaristici intimi e personali che hanno luogo giorno per giorno in coloro che credono nella promessa di Cristo. Pertanto, concludiamo questa riflessione come è cominciata, con un esempio commovente d’amore per l’Eucaristia e degli effetti di quella profonda accettazione del Corpo di Cristo. 

Agli inizi del secolo XIX, una giovane episcopaliana nordamericana accompagnò suo  marito che era un commerciante, in Italia, lasciando quattro dei suoi cinque figli a casa con membri della famiglia. Erano salpati verso l’Italia con la speranza che  il cambiamento climatico potesse aiutare suo marito il cui fallimento nei commerci  aveva finito per colpire negativamente la sua salute. Tragicamente morì a Livorno.  L’afflitta giovane fu calorosamente accolta da una famiglia italiana, conosciuta attraverso i commerci del suo defunto marito. Rimase con loro tre  mesi prima che potesse organizzare il suo ritorno in America. Rimase molto  impressionata dalla fede cattolica di quella famiglia ospitante, specialmente per la loro devozione alla Sacra Eucaristia: la riverenza con la quale ricevevano la Sacra Comunione, la riverenza che mostravano verso il Santissimo Sacramento nei giorni festivi nei quali l’Eucaristia era portata in processione. Vide come il suo  cuore sconquassato era guarito per la fame di questa misteriosa presenza del Signore, e, ritornando a casa, chiese di essere istruita nella fede cattolica. 

Poco dopo essere accolta nella Chiesa, descrisse la sua prima recezione del Signore nell’Eucaristia come il momento più felice della sua vita. Fu nella Piazza di San Pietro, il 14 settembre 1975, che il Papa Paolo VI canonizzò questa donna, Elizabeth Ann Seton (1774 – 1821), fondatrice ed apostola dell’educazione e dell’ospitalità, come la prima santa nata negli Stati Uniti. L’Eucaristia fu per lei segno e causa di unione con Dio e con la Chiesa.                                                      

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