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Santo

San Isidoro Di Siviglia, 4 aprile

By 3 Aprile, 2024Aprile 17th, 2024No Comments
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“Gloria della Chiesa cattolica, uno dei suoi grandi santi e dottori che plasmò il suo vasto sapere nella grande opera Etimologie. Quattro dei suoi fratelli, tre dei quali furono vescovi come lui, sono santi. E’ il patrono di internet”.

Nella sua casa si respirava aria di santità. Due dei suoi fratelli furono vescovi canonizzati: Leandro e Fulgencio. Ed anche sua sorella Fiorentina fu religiosa e santa. Probabilmente Isidoro nacque a Cartagena, Spagna, nell’anno 560. Avendo perso i suoi genitori quando era bambino, suo fratello Leandro assunse le funzioni di educatore e di suo tutore. Sicuramente ottenne che il piccolo ricevesse tanto accurata educazione che il patrimonio spirituale e culturale che si occupò di fornirgli lo avrebbe trasformato in uno dei grandi e santi dottori della Chiesa. Secondo la tradizione, a Leandro costò farlo camminare sulla retta via, perché Isidoro non era un alunno esemplare; mancava o scappava qualche volta dalla scuola. Il che da un’idea che quando si crede in una persona, benché sia discolo, e si mantiene un polso fermo nella sua educazione, i frutti non si fanno attendere. Inoltre, su Isidoro pendeva già chiaramente la volontà divina che stava cominciando ad avviare i suoi passi nella buona direzione affinché si realizzassero in lui i suoi propositi. E benché si dileguasse, fuggendo dalla sua responsabilità, un giorno le cose cambiarono radicalmente. Successe tutto in modo semplice davanti ad una circostanza che niente ha di particolare, ma che fu di sommo profitto per lui. Mentre vagabondava si avvicinò ad un pozzo per tirare fuori acqua ed osservò che la sfregatura delle corde aveva provocato fenditure nella rigida pietra. Così comprese il valore della costanza e della volontà dell’uomo che rompono qualunque contrattempo che si presenti nella vita per complesso che sembri. Questa semplice constatazione di carattere pedagogico lo portò verso nuove rotte. Con spirito rinnovato si affannò nello studio da quell’istante fino alla fine dei suoi giorni.

È l’ultimo dei padri latini. Si formò con le letture di testi di Marziale, sant’Agostino, Cicerone e san Gregorio Magno, col quale mantenne grande amicizia. La sua opera più importante, le Etimologie, è una summa che si trasformò per diritto proprio in testo ineludibile per gli studiosi fino a metà del secolo XVI; in essa si apprendeva tutto ciò che era relativo alla scienza antica. Non era facile che un progetto tanto ambizioso gli permettesse di condividere la ricchezza della sua formazione, come desiderò, e forse ci sarebbe potuto riuscire se avesse potuto delimitare i temi. È una carenza che si apprezza in questo lavoro da cui, a dispetto di tutto, traspare il rigore e la fedeltà alla genuina tradizione cattolica. In ogni caso, la sua enciclopedica formazione (è autore di innumerevoli trattati nei quali si riassumono temi che abbracciano tutto il sapere umano) non oscurava la sua umiltà e semplicità. Fu riconosciuto per la sua carità coi poveri, ai quali non mancarono mai le sue elemosine. A livello spirituale sperimentò una grande lotta interiore che lo portava a negarsi a sé stesso. Fu la tonica esistenziale che segnò praticamente tutta la sua attività. Sicuramente aiutò suo fratello Leandro nella diocesi di Siviglia, della quale era vescovo. Quando morì, gli successe nell’incarico.

Senza trascurare il lavoro intellettuale – continuò scrivendo opere filosofiche, linguistiche e storiche – svolse la sua missione pastorale in maniera intensa e feconda. Era perfettamente cosciente della portata che hanno tanto la vita contemplativa come l’attiva. Al rispetto fece notare: “Il servo di Dio, imitando Cristo, deve dedicarsi alla contemplazione, senza negarsi alla vita attiva. Comportarsi in altro modo non sarebbe giusto. In realtà, come bisogna amare Dio con la contemplazione, bisogna anche amare il prossimo con l’azione. È impossibile, pertanto, vivere senza una né un’altra forma di vita, né è possibile amare se non si fa l’esperienza tanto di una come dell’altra”. Mostrò speciale preoccupazione per la formazione spirituale ed intellettuale dei sacerdoti. Per questo fondò una scuola ecclesiastica istruendoli personalmente.

Presiedette due concili, il secondo di Siviglia nel 619, e il quarto di Toledo nel 633. Molti dei decreti a lui si dovettero, in particolare quello che indicava che si stabilisse un seminario in tutte le diocesi. I suoi trentasette anni di episcopato furono dedicati in larga misura a seguire i passi di suo fratello, cercando di convertire i visigoti, dall’arianesimo al cattolicesimo. Emulò anche Leandro relativamente alla disciplina ecclesiastica nei sinodi. La loro organizzazione ricadde su ambedue.

Si conosce la portata della sua oratoria grazie a san Ildefonso che fu il suo discepolo: a voce “la facilità era tanto mirabile in san Isidoro che le moltitudini accorrevano da tutte parti ad ascoltarlo e tutti rimanevano trasognati della sua sapienza e del gran bene che si otteneva ascoltando i suoi insegnamenti”. Questi superarono abbondantemente la maggioranza degli studiosi e prolifici autori della storia. Scrisse un dizionario di sinonimi, un trattato di astronomia e geografia, un riassunto della storia dalla creazione, biografie di uomini illustri, un libro sui valori dell’Antico e del Nuovo Testamento, un codice di regole monacali, vari trattati teologici ed ecclesiastici e la storia dei visigoti, di eccezionale valore per essere l’unica fonte di informazione sui visigoti. Appartiene anche alla sua paternità una storia dei vandali e degli svevi. Completò perfino il messale e breviario mozarabi che suo fratello Leandro cominciò ad adattare dall’antica liturgia spagnola.

Ebbe la magnifica visione di non lasciare la Spagna seppellita nella barbarie. Mentre il resto dell’Europa si disintegrava, la trasformò in un invidiato centro di cultura. Vedendosi sul punto di morire, chiese perdono per le sue mancanze, sentimento che aveva reso estensibile a tutti i suoi nemici, e pregò che pregassero per lui. Diede tutto quello che aveva ai poveri ed il 4 aprile dell’anno 636 consegnò la sua anima a Dio. Il concilio di Toledo lo denominò “gloria della Chiesa cattolica”. Nel 1063 i suoi resti furono trasportati a Lione e lì ricevono culto.

Fu canonizzato da Clemente VIII nel 1598. Il 25 aprile 1722 Innocenzo XIII lo proclamò dottore della Chiesa. Aggiungiamo come aneddoto che nel 2001 fu scelto modello di internet.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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