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Santo

San Giovanni Berchmans, 13 agosto

By 12 Agosto, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Gesuita, angelo di virtù, modello di innocenza e amabilità. Lottò per la sua vocazione che portò avanti nonostante l’opposizione della famiglia. E’ patrono dei giovani belgi e degli studenti insieme a san Luigi Gonzaga”.

 

È uno dei tre grandi santi giovani che fiorirono nella Compagnia di Gesù, insieme a Luigi Gonzaga e a Stanislao Kostka. Venne al mondo a Diest (Belgio) il 13 marzo 1599. Giovanni, suo padre, era un onesto calzolaio e conciatore di pelli, proprietario dell’officina “La luna grande”. Sua madre Isabella procedeva da un’influente famiglia; era figlia di un consigliere comunale e borgomastro della città. Ambedue superarono la differenza di classe e crearono una casa benedetta con cinque rampolli; tre offrirono la loro vita a Dio. Il primogenito Giovanni mostrò precoci tratti di pietà ed un’eccelsa devozione all’Immacolata. Forse una misteriosa intuizione circa la brevità della sua vita infuse in lui questo sentimento: “Se non arrivo a diventare santo mentre sono giovane non arriverò mai ad esserlo”. Andava a messa mentre albeggiava, aiutando l’officiante in tutte le celebrazioni. E se ritornando dalla scuola trovava la porta della sua casa chiusa, ne approfittava per andare a pregare davanti alla Vergine. La sua innocenza e candore gli conquistarono la simpatia di coloro che lo conoscevano. Stimavano la sua donazione e la diligenza che mostrava a 10 anni, assistendo sua madre paralitica dopo una malattia. Sapevano che faceva degli equilibrismi per riuscire a seguire i suoi studi.

Il padre Emmerich, canonico premonstratense dell’abbazia di Tongerloo, gli fornì una formazione basilare, e risvegliò nel suo cuore l’anelito di essere sacerdote. Felice al poter vestire l’abito talare, come solitamente facevano i pupilli di un ecclesiastico, accrebbe la sua pietà e la sua preghiera. Nella biblioteca divorava la Bibbia e le biografie dei santi. A 14 anni, suo padre, circondato da gravi problemi economici, gli propose di seguire il suo mestiere, il che supponeva rinunciare completamente alla sua preparazione. Giovanni espose il suo ideale con tale convinzione che riuscì a vincere la contrarietà del suo genitore. Con l’aiuto di due zie religioso beghine entrò al servizio del canonico padre Froymont a Malinas. Era il primo passo per ottenere una borsa di studio; col suo lavoro avrebbe potuto finanziarsela. Il soggiorno vicino al sacerdote non fu semplice, benché Giovanni avesse qualità naturali per fare la gioia di coloro che convivevano al suo fianco. Due dei tre bambini che gli assegnarono affinché fosse il loro tutore entrarono a suo tempo nella Compagnia di Gesù. L’Ordine si era stabilito a Malinas nel 1611 e tre anni più tardi inaugurò una scuola. Giovanni vi entrò dando un dispiacere a p. Froymont che accolse malvolentieri questa decisione. Anche suo padre che aveva pensato ad un suo brillante futuro, resistette; non aveva intenzione di finanziare i suoi studi.

Nel Collegio si affiliò alla Congregazione Mariana. Dopo la lettura della vita di Luigi Gonzaga ebbe chiaro che voleva essere gesuita. Inoltre, lo colpiva la posizione dei religiosi davanti alla riforma luterana, aveva notizia delle lettere di Francesco Saverio e delle gesta dei martiri inglesi. Invio ai suoi genitori lettere davvero edificanti, mature e radicali difendendo la sua vocazione: “Mi causa meraviglia, in verità, che voi che dovreste lodare il Signore […] mi esortiate a non ascoltare Dio Nostro Signore ed a differire di cinque o sei mesi l’esecuzione del mio proposito […]. ho risolto nel mio cuore di trovarmi, tra quattordici giorni, tra i miei fratelli, nella Santa Religione […] ‘Vi saluto e addio’, la stessa cosa che voi a me, quando consegnerete questo vostro figlio al Signore Dio, che mi diede a voi”. Suo padre non si arrendeva. L’arcivescovo ed il padre Froymont appoggiarono Giovanni. L’ultima parola del Sig. Berchmans fu che accettava, ma continuò a non voler contribuire alle spese. La replica del giovane, simile a quella del Poverello, fu che era disposto a spogliarsi di tutti i suoi capi d’abbigliamento, se fosse stato necessario, per realizzare il suo più fervente anelito.

Nel noviziato che cominciò nel 1616, segnato all’inizio dalla prematura morte di sua madre, constatarono la sua carità, fedeltà ed amore alla preghiera. Tutto faceva con la persistente urgenza che guidava la sua attività: “Voglio essere santo senza attesa alcuna. Sarò fedele nelle cose piccole. Farò ogni cosa come se fosse l’ultima della mia vita”. Giovanni ebbe influenza su suo padre che alla morte di sua moglie si ordinò sacerdote e fu canonico di Diest. Morì un giorno prima che egli emettesse i suoi voti, un fatto che gli produsse grande costernazione e contrarietà, poiché nessuno gli diede notizie della morte; lo seppe perché gli scrisse per fissare l’appuntamento di addio prima di partire per Roma nel 1618. Arrivò alla città dopo avere percorso a piedi 1.500 km., insieme al suo compagno Penneman. Nel Collegio Romano la sua pietà e coscienza della presenza di Dio che aiutava a rendere soprannaturali le cose, fu di alta e continua edificazione per tutti. Così lo testimoniarono i suoi formatori, il padre Piccolomini ed il padre Massucci che diceva che, dopo san Luigi Gonzaga, che conobbe, non aveva conosciuto “un giovane di vita più esemplare, di coscienza più pura e di più alta perfezione di Giovanni.”   

Coglieva qualunque occasione per santificarsi. Superava i piccoli scogli della convivenza con pazienza e tenerezza, benché umilmente riconoscesse quanto gli costava: “La mia maggiore penitenza, la vita comune”. Allegro, buono, brillante dal punto di vista intellettuale, innocente, casto, servizievole, con qualità artistiche riconosciute per il teatro, fu come un angelo per la comunità. Lo guidava la sua devozione per l’Eucaristia e per Maria: “Se io amo Maria, sono sicuro della mia salvezza e della mia perseveranza. Posso anche ottenere da Dio tutto quello che desidero e sono quasi onnipotente. Non riposerò fino ad avere ottenuto un amore tenero verso mia Madre”. Morì dopo una breve ed inaspettata affezione polmonare, causata dalla canicola romana che lo colpì gravemente, il 13 agosto 1621. La sua confessione finale fu: “Non avere mancato mai, nella mia vita religiosa, ad alcuna regola, né ad un ordine dei miei superiori, deliberatamente, e volutamente, ed il non avere mai commesso un peccato veniale”. 

Pio IX lo beatificò il 28 maggio 1865, con un certo ritardo dovuto alla provvisoria soppressione dell’Ordine. Leone XIII lo canonizzò il 15 gennaio 1888.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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