San Bernardino Realino, 2 luglio

By 1 Luglio, 2022Santo

“Avvocato santo, prediletto da Maria, eccellente confessore e predicatore, oltre che pacificatore. Patrono della località italiana di Lecce, dove fu considerato un altro Filippo Neri”

Nacque a Carpi (Modena, Italia) il 1° dicembre 1530. Suo padre era cavalier maggiore della corte dei Gonzaga, una responsabilità che lo portava frequentemente fuori di casa, per cui la sua educazione rimase praticamente in mano a sua madre che gli trasmise la sua devozione per la Vergine Maria. Fece gli studi a Modena e Bologna. Studiava filosofia, benché in realtà il suo obiettivo fosse la medicina. Nel 1530 sua madre morì e Bernardino dovette abituarsi a vivere senza di lei; il suo solo ricordo suscitava nel suo animo una incontenibile emozione. 

Fino a quel momento aveva vissuto una vita come quella di molti giovani della sua età: componeva poesie, teneva un diario, aveva sofferto il tipico mal d’amore dell’adolescenza e si trovò anche coinvolto in qualche litigio. Gli piaceva coltivare l’amicizia ed è possibile che non sapesse sempre scegliere adeguatamente. Forse per questo, in un momento dato, riconobbe afflitto di “aver perso moltissimo tempo con qualcuno dei suoi compagni, con i quali si comportava troppo familiarmente” E se ci fossero dubbi al riguardo, da questo apprezzamento retrospettivo risulta chiaro che la sua coscienza gli rimproverò determinati aspetti della sua condotta: “Essendomi introdotto in sentieri tanto scivolosi, venne l’angelo del Signore ad ammonirmi per i miei errori, e ritraendomi dalla porta dell’inferno, mi rimise un’altra volta sulla strada del cielo”. 

Questo “angelo” al quale alludeva metaforicamente, aveva un viso: quello della bella Clara, della quale si innamorò perdutamente a Bologna dove era tornato dopo la morte di sua madre. Era una ragazza studiosa che coltivava anche la vita spirituale. Questo candore fu quello che incantò Bernardino, che scambiò lettere e poesie con lei in un tono rispettoso e innocente. Ma la giovane aveva un innegabile ascendente sulla sua volontà e su sua richiesta, anche se preferiva la Medicina, abbandonò questa carriera per quella del Diritto, disciplina nella quale diventò dottore nel 1556. Con il suo titolo sotto il braccio e chissà quanti progetti per il futuro con la sua amata Clara, iniziò il suo cammino professionale.

Una delle sue cause ebbe luogo a Ferrara. Si produsse una situazione che giudicò ingiusta e risolse il tema con violenza, ferendo la fronte del suo rivale con lo stocco. A causa di ciò, gli applicarono la sanzione corrispondente e non poté più esercitare in quel luogo. Poi, con la protezione del governatore di Milano che ricordava i buoni servizi di suo padre, divenne magistrato di Felizzano. Quando Filippo II fu eletto nuovo governatore, indirettamente, con la mediazione di un’altra persona importante, il santo ottenne il posto di avvocato fiscale ad Alessandria, Piemonte. Un terzo governatore lo nominò magistrato di Cassino. Infine, il marchese di Pescara lo designò giudice di Castelleone, dove si rivelò come un grande pacificatore.   

Gli rimaneva ancora un altro destino, l’ultimo, per trovare il vero amore della sua vita. Perché verso la fine del 1591, quando tutto sembrava sorridergli, la morte gli strappò Clara; ebbe notizia di ciò attraverso alcuni amici che glielo comunicarono per lettera. Distrutto dal dolore di tanta prematura perdita, non trovò altra consolazione che quella di Dio. Quando il marchese si trasferì a Napoli come governatore, lo portò con sé; fu uditore e luogotenente generale della città. Frequentemente vagava per le strade cercando di dare un nuovo senso alla sua vita.   

Una sera incontrò due allegri religiosi gesuiti e incoraggiato dal loro gioioso aspetto, andò a sentir messa nella chiesa che avevano in città. Profondamente emozionato dalle parole del predicatore, p. Carminata, si recluse volontariamente in casa. Durante alcuni giorni fece gli esercizi spirituali e decise di seguire Cristo. Ancora non sapeva in che modo. Pesavano su di lui comprensibili emozioni: la solitudine di suo padre, la fiducia del marchese…; dubitava. Nel settembre del 1564, Maria, a cui chiedeva aiuto recitando il Rosario, lo liberò dai dubbi. Gli apparve con il suo divino Figlio tra le braccia, in mezzo ad un celeste splendore e lo invitò ad entrare nella Compagnia di Gesù. Le ombre di Bernardino si dissiparono istantaneamente e la luce penetrò nel suo spirito.

Aveva 34 anni quando entrò nel noviziato. Si liberò di tutte le sue proprietà e si formò secondo coscienza. Fu ordinato tre anni dopo e destinato a Napoli. Nelle strade, tante volte percorse come magistrato, fu messa alla prova la sua umiltà. Certi sguardi riprovatori, sorpresi dalla povertà del suo abbigliamento, la dicevano tutta di quello che potevano pensare, ma poi cominciarono ad apprezzare le sue virtù. Gli affidarono la delicata missione di maestro dei novizi, anche se lui sognava di partire per le Indie. Non poté esaudire il suo desiderio.

Nel 1574 fu inviato a Lecce come superiore della Comunità, aggiungendo anche la responsabilità di aprire lì una scuola. Napoli lo salutò con enorme dispiacere, in quanto ormai lo avevano in grande stima. Questo stesso sentimento germogliò a Lecce, città che si oppose fortemente alla sua partenza quando i suoi superiori decidevano di trasferirlo in altri luoghi. Ogni volta che ci provavano, accadeva qualcosa che impediva la sua partenza, da inclemenze meteorologiche fino a malattie sue che poi sparivano misteriosamente nel momento in cui l’ordine di partire veniva revocato. Era un eccellente confessore e predicatore. Prestò assistenza a malati, poveri, schiavi, ecc.; davanti a lui sfilavano persona di ogni classe sociale e condizione, compresi nobili e prelati. 

Considerato da Lecce come un San Filippo Neri, fu ricompensato con favori mistici, tra i quali visioni, in particolare della Vergine. E con il suo nome sulle labbra, morì in fama di santità il 2 luglio del 1616, a 82 anni, quasi la metà dei quali passati a Lecce. Prima della sua morte, essendo già moribondo, la città lo scelse come suo Patrono. Il sindaco Rapana si avvicinò al letto e gli lesse il documento, ottenendone anche un quasi postumo: “Si, signori”, come segno di accettazione. 

Leone XIII lo beatificò il 12 gennaio 1896 e Pio XII lo canonizzò il 22 giugno del 1947.

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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