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C’è chi aspetta una parola. E la risposta sei tu

Pubblicato da 1 Maggio 2026Maggio 4th, 2026No Comments

Roma, il giorno dopo l’ordinazione sacerdotale. Nella sua prima Messa, padre Loyce Pinto ha rivolto lo sguardo a chi cerca ancora una parola di speranza, di verità, una parola che dia vita. Condividiamo il racconto di questa giornata in italiano, español and English. Anche una vocazione cresce quando diventa voce per gli altri.

C’è chi aspetta una parola. E la risposta sei tu

«Anche oggi ci sono persone che si domandano: chi mi dirà parole di speranza, parole di verità, parole che danno vita? E molto spesso la risposta… siamo noi.»

Sono parole di padre Loyce Pinto nella sua prima Messa, celebrata a Roma il giorno successivo alla sua ordinazione sacerdotale.

Il giorno prima, domenica 26 aprile, nella Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV lo ha ordinato sacerdote insieme ad altri nove ordinandi.

Nelle sue prime parole da sacerdote, padre Loyce ha scelto di rivolgere subito lo sguardo a chi cerca ancora, a chi attende una parola capace di riaprire il cuore.

C’è chi ha molto. Eppure manca qualcosa

Nell’omelia ha ricordato Cornelio, di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Aveva prestigio. Era un uomo buono, timorato di Dio. Eppure sentiva che gli mancava qualcosa.

La risposta è sorprendente: Dio manda Pietro. Pietro aveva molti motivi per non andare. Era occupato. La sua comunità aveva bisogno di lui. Cesarea era lontana. Cornelio era pagano, romano. Eppure Pietro parte, perché ha iniziato a comprendere il cuore di Cristo.

Cornelio stava aspettando. Pietro doveva andare.

«Dio non si è dimenticato di lei»

Padre Loyce ha raccontato poi un episodio.

Un sacerdote visitò in ospedale un uomo che da molti anni non andava in chiesa. Era una persona realizzata, stimata, circondata dagli affetti, ma portava dentro un’inquietudine. Quando il sacerdote entrò nella stanza, l’uomo disse: «Padre, non so nemmeno perché lei sia qui». Il sacerdote rispose: «Sono qui perché Dio non si è dimenticato di lei». Quell’uomo si mise a piangere. Più tardi disse: «Stavo aspettando che qualcuno me lo dicesse».

La domanda è: noi andremo?

Queste persone, diceva padre Loyce, sono quelle vicine a noi: in famiglia, tra gli amici, sul lavoro. A volte nascondono le loro domande dietro un sorriso, dietro il successo, dietro la frenesia.

La domanda non è se stanno cercando. La domanda è: noi andremo? Ascolteremo la voce di Gesù e usciremo dalle nostre comodità? Essere cristiani significa anche diventare la sua voce per gli altri.

Tutti ci chiediamo in fondo: «Chi ci dirà parole per le quali saremo salvati?»

Due gesti verso i suoi genitori

In occasione della prima Messa, secondo una tradizione antica, il nuovo sacerdote offre due doni ai genitori.

Alla madre viene donato il Manutergium, il lino usato per asciugare le mani consacrate durante l’ordinazione. Un segno di gratitudine verso colei che per prima ha custodito la sua vita.

Al padre viene donata la prima stola confessionale, segno del ministero sacerdotale e della misericordia di Dio. Un gesto che richiama ciò che un figlio riceve anche attraverso l’esempio del padre: il senso della giustizia e della misericordia.

Così ha fatto anche Loyce. Perché una vocazione viene dall’alto, ma cresce attraverso la cura di persone concrete e fa crescere coloro che la custodiscono.