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Santo

Beato Carlos Steeb, 15 dicembre

By 14 Dicembre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Di origine luterana, nel convertirsi fu ripudiato dalla sua famiglia. Cofondatore dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia. Conosciuto come la mamma e il samaritano di Verona per le sue sollecitudini e la tenerezza verso i malati”

Nacque a Tübingen, Germania, il 18 dicembre 1773 in una casa di prosperi commercianti di lana. La sua famiglia era luterana di grande influenza e riconoscimento sociale perché il padre si occupava dell’amministrazione dei possedimenti del duca di Württemberg. Inoltre, suo nonno paterno aveva occupato posti rilevanti nella città. La sua infanzia fu marcata dalla successiva morte dei suoi fratelli, sei dei quali non sopravvissero ai primi anni di vita, rimanendogli solo una sorella. Queste perdite colpirono oltremodo suo padre. Ma a Carlo le disgrazie familiari insegnarono il valore della pazienza e della generosità; fecero di lui una persona indulgente e comprensiva. Sua madre, una donna forte, ebbe influenza sulla sua formazione. 

Ricevette un’accurata educazione umanistica nella sua città e a 16 anni fu inviato a studiare a Parigi, ma la rarefatta situazione politica che culminò nella Rivoluzione consigliò la sua uscita dal paese nel 1791 e ritornò alla sua casa. L’anno seguente si trasferì a Verona con la stessa idea che guidò il suo viaggio precedente: consolidare l’apprendistato di lingue e andare introducendosi nel mondo dei commerci tessili, approfittando delle eccellenti relazioni di suo padre. Sua madre, ferrea luterana, temeva l’influsso che potevano avere in lui i cattolici. E non si sbagliò. La Provvidenza aveva guidato i passi di Carlo, perché fu lì dove il suo contatto abituale in fori dove esisteva una viva comunità ecclesiale lo attrasse al cattolicesimo.     

Fino a quel momento era stato un fedele luterano, come tutta la sua famiglia, ma si trovò con molte domande sulla fede cattolica e quella protestante. Lesse, rifletté e dopo essersi raccomandato a Maria ed aver accettato la dolorosa rottura che gli impose la sua famiglia che respinse la sua decisione e gli chiuse completamente le porte della casa, nel settembre di quello stesso anno 1792 si convertì. Rimaneva senza risorse economiche, abbandonato in un paese lontano dal suo. Ma era più forte la sua convinzione spirituale e non gli mancò l’aiuto di amici religiosi che avevano già apprezzato le sue molte virtù.    

Entrò nell’Oratorio di san Filippo Neri e fu ordinato sacerdote l’8 settembre 1796. Verona era invasa e saccheggiata dalle truppe napoleoniche. E Carlo, a 24 anni, influenzato dalla testimonianza del padre Pietro Leonardi, artefice della “Fraternità evangelica di sacerdoti e laici ospedalieri”, si dedicò in pieno ad azioni caritatevoli di assistenza e consolazione a malati, feriti di guerra, mutilati e moribondi, senza tenere conto delle loro ideologie e delle bande nelle quali lottavano. Inoltre, si dedicò ai “senza tetto”, abbandonati e privi di lavoro per un elementare sostentamento.    

Il suo dominio delle lingue gli permise di essere un provvidenziale traduttore di emozioni e necessità. Uomini, donne, anziani, bambini, gli orfani, tutti sentirono il calore della sua tenerezza e la generosità che germogliava a piene mani da lui, quasi sull’orlo dell’esaurimento. Il suo stretto contatto coi malati fece che contraesse il tifo, e pensando che fosse arrivata la sua fine redasse il suo testamento. Era disposto a morire. Ma il padre Bertolini, il suo direttore spirituale, vaticinò: “Non è la tua ora, il Signore si aspetta qualcosa di grande da te.”     

Fu professore di teologia nel seminario di Verona ed anche in scuole della Germania e della Francia, ma la sua vocazione ad alleviare le carenze umane che tanta sofferenza portano, alimentavano le sue suppliche alla Santissima Trinità. Ed intorno al 1835 condivise il sogno che aveva di mettere in moto una fondazione destinata all’assistenza di coloro che soffrono con una veronese che dirigeva spiritualmente: la beata Vincenza Luigia Poloni. “Figlia mia, il Signore la vuole fondatrice di un Istituto di Sorelle della Misericordia, nessuna difficoltà la spaventi o la fermi, per Dio niente è impossibile”, le disse. Come era successo a Carlo, ella aveva perso nove dei dodici fratelli che nacquero nella sua casa, una famiglia di farmacisti, commercio nel quale lavorava. Quando conobbe il beato nel 1821 pensava già di essere religiosa. Cosicché, incoraggiata da lui, e mostrando la sua piena disponibilità, si unì ad alcune donne disposte a offrire la loro vita insieme a coloro che soffrono, nei quali vedevano il viso di Gesù Cristo, e nel 1840 diedero origine a quell’Istituto.     

Alla morte di sua sorella il padre Steeb ereditò i beni della famiglia, e poté aiutare economicamente la fondazione, benché dovesse affrontare molti contrattempi e critiche malsane. Allora si trovava già molto consumato fisicamente; era malato. Continuarono a riempire la sua vita le costanti sollecitudini per i bisognosi, al punto che fu chiamato “mamma” dai malati per il suo trattamento verso di loro, ricolmo di tenerezza. E, di fatto, per questa azione fu premiato dall’imperatore dell’Austria con la Croce d’Oro. E’ stato chiamato anche il “samaritano di Verona”   

Fu un grande direttore spirituale ed apostolo esemplare. Non perse occasione per incoraggiare i giovani nella ricerca dell’ideale religioso. L’ultima tappa della sua vita servì le sue figlie, le formò e le accompagnò nel sentiero incomparabile della carità, prestando servizio vicino ad esse col motto: “Servire l’uomo in umiltà, semplicità, carità per il solo amore a Dio”. Arrivò a conoscere l’espansione dell’Istituto dentro e fuori del paese. Vincenza lo precedette nella sua entrata nel cielo, morendo in modo inaspettato s 53 anni l’11 novembre 1855. Egli morì il 15 dicembre 1856 all’età di 83 anni lasciando alle sue figlie questo ultimo testamento con la sua benedizione: “l’unione, la pace, l’obbedienza, ed i malati… “.

Fu beatificato da Paolo VI il 6 Luglio1975.   

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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