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Santo

Sant’Angelo D’Acri (Lucantonio Falcone), 30 ottobre

By 29 Ottobre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Questo cappuccino, chiamato il predicatore calabrese o l’apostolo delle Calabrie, dovette iniziare il suo noviziato tre volte. I dubbi si impadronivano di lui, riportandolo nel mondo. Poi fu benedetto con numerosi doni”

Lucantonio Falcone nacque ad Acri (Cosenza, Italia) il 19 ottobre 1669. I suoi genitori, il contadino Francesco Falcone, e Diana Enrico, panettiera, l’educarono nella fede. Diana era devota della Vergine dei Dolori e di san Francesco di Assisi, che ebbe influenza sul piccolo Luca che crebbe in una casa di minime risorse, ma impastando una forza che sarebbe stato il suo maggiore lascito. Birichino, come sono la maggioranza dei bambini, trovandosi nella chiesa con sua madre tentò di staccare l’immagine della Vergine, ma qualcosa percepì nel suo sguardo e rinunciò. Si mise in ginocchio collocando sotto alcuni grani di frumento e in un momento dato vide che l’immagine risplendeva davanti a lui “circondata di raggi”, fatto che gli causò grande commozione.

Nel 1689, mentre ascoltava il sermone del cappuccino padre Antonio di Olivadi, credette di avere vocazione per integrarsi nella sua comunità e fu ammesso quello stesso anno. Contro l’opinione di sua madre, e di uno zio sacerdote, entrò a Dipignano. Non trovando conformità con la vita che si trovò, ritornò con la sua famiglia. Ma intimamente gli sembrava percepire una voce facendogli vedere che il suo posto fosse un altro. Tornò alle porte dal convento dei frati, solo che in questo caso erano quelle di Acri, confidando che sarebbe stato accolto e perdonato, come così fu. Per la seconda volta ricominciò il noviziato nel 1689, in questa occasione al Belvedere. L’attanagliarono i dubbi, si lasciò portare dai pensieri mondani, e nuovamente andò via.

Sembrava come se la sua reticenza per fuggire attraesse su di lui più grazia divina. A metà novembre del 1690 per la terza volta si pose la possibilità di essere cappuccino. Come confessò dopo, fu il diavolo sotto una poderosa apparenza fisica che lo trasportò permettendogli di attraversare in quel modo una pericolosa corrente; interpretò il fatto come una punizione divina imposta al maligno che aveva avuto influenza sulla sua volontà nelle due precedenti occasioni. Angelo arrivò al convento di Belvedere tremulo, carico di umiltà, equipaggiato per la sua fede e con lo spirito di un neofita. I religiosi tornarono a dare prove di bontà e di carità accogliendolo. Ed il beato, deciso a tutto per Cristo, in questa occasione perseverò nella vivenza degli insegnamenti che andò ricevendo, dedito alla preghiera e alla penitenza. Nonostante ciò, dovette combattere contro le tentazioni di abbandono che lottavano per farsi largo dentro di sé con inusitata forza. Sarà per qualcosa che Cristo avverte che si deve essere fedeli nelle cose piccole. Gli spiragli che lasciano i dubbi non fanno altro che soffiare sull’indecisione. Se le sono state date ali una volta, la vita spirituale comincia a slittare per una pericolosa gola perché la debolezza si stanzia comodamente nell’interno. Invece, ogni risposta negativa a voltare la testa indietro fortifica.

Angelo si era lasciato portare delle sue paure in tre occasioni, e la lotta gli si era presentato più infiammata. Cosicché, conoscere la vita di frate Corleone, ed il suo combattimento contro le tendenze umane, l’aiutò moltissimo. Quasi svenuto per la battaglia che manteneva contro la scommessa del maligno, supplicò: “Aiutami, Signore! Non resisto più”. Ed ascoltò questa risposta: “Comportati come frate Bernardo di Corleone”. Allora, prese il frate come modello e, con l’aiuto del suo formatore Giovanni di Orsomarso che l’incoraggiò in ogni momento, professò nel 1691, avendo raccomandato la sua vocazione a Maria. L’avviarono alla vita sacerdotale, frequentò studi teologici e nel 1700 fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Cassano Ionio.

Destinato a predicare, seppe arrivare al cuore delle povere genti, contadini e pastori in maggioranza che vivevano male lavorando dall’alba al tramonto, mentre i benefici andavano a finire ai signori. Parlava loro dell’amore di Dio con un messaggio semplice, comprensibile, spoglio di retoriche ed artifici, in conformità allo spirito francescano. Ottenne molte conversioni. Furono trentotto anni quelli che passò predicando quaresime, esercizi spirituali, missioni popolari, ecc., per molte regioni d’Italia, passando al di sopra di difficoltà e contrattempi. Non si scoraggiava al momento di difendere i deboli. Denunciava con passione gli abusi che commettevano contro di loro, ledendo i loro diritti essenziali, e reclamava alle autorità civili e membri della nobiltà il trattamento giusto che meritavano. Fu un grande confessore e pacificatore. Nel pulpito non gli tremava il polso nel momento di condannare la gravità della condotta dei peccatori, benché nel confessionale accogliesse i penitenti con misericordia e pietà.

Fece della sua cella un centro di consultazione per coloro che chiedevano il suo consiglio e che erano di tutte le classi e condizioni sociali: la nobiltà ed anche il clero accorreva a lui. Diresse spiritualmente religiosi e religiose. Notabile fu l’attenzione che ebbe col VIII principe di Bisignano, Giuseppe Leopoldo Sanseverino, essendo autorizzato da Benedetto XIII a risiedere nel palazzo per poterlo confortare spiritualmente. Contando sull’aiuto di Sanseverino, Angelo diede impulso alla costruzione del convento delle cappuccine ad Acri, dove sarebbe entrata la figlia di questo nobile: Suor Maria Angela del Crocifisso.

Il beato accettò per obbedienza le missioni che gli furono affidate: maestro di novizi, guardiano, visitatore, definitore, ministro provinciale e pro-visitatore generale. Fu un grande umanista e poeta, un eccelso religioso premiato con doni straordinari: miracoli, profezia, bilocazione, direzione e penetrazione di coscienze, estasi e guarigioni. Morì ad Acri il 30 ottobre 1739.

Fu beatificato da Leone XII il 18 dicembre 1825. Papa Francesco l’ha canonizzato il 15 ottobre 2017

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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