Santa María Bernarda Bütler, 19 maggio

By 18 Maggio, 2022Santo

“La vita di questa Fondatrice della Congregazione delle Sorelle Francescane missionarie di Maria Ausiliatrice fu consacrata al servizio dei malati più poveri e bisognosi. Fu una grande apostola in Ecuador e Colombia”.

Verena Butler nacque ad Auw, angolo di Aargau, Svizzera, il 28 maggio 1848. Imparò ad amare Dio come María con la preghiera quotidiana del rosario in famiglia vicino ai suoi genitori, l’umile campagnolo Enrico e Caterina. Ereditò lo spirito mariano di sua madre che normalmente peregrinava al santuario di “María Einsiedeln”, apparteneva al Terz’Ordine di San Francesco e soccorreva i bisognosi. Verena era permeabile a tutto ciò. In questa tappa germogliò la sua sensibilità per le anime del Purgatorio. Ci furono anche marachelle, diverse stizze diverse e perfino qualche bugia. Inizialmente arrivò a sentire una certa antipatia verso chi rivelava il suo cattivo comportamento davanti a Caterina, benché vincesse questa tendenza avvicinandosi alla persona “delatrice”. Tutto questo accadeva nei suoi primi 7 anni di vita. Con la grazia divina avrebbe continuato a modificare gradualmente le sue debolezze.     

Frequentati gli studi primari, e senza inclinazione per il campo intellettuale, optò per lavorare nei campi. La natura intera la seduceva perché in qualche modo in essa scorgeva già la presenza di Dio. Ci fu un amore adolescente che fu corrisposto, ma rifiutò proseguire nell’impegno; si sentiva invitata a darsi agli altri in modo diverso. La sua vita sarebbe sempre stata un “come Dio voglia!”. A 18 anni iniziò un’esperienza nel convento della Santa Croce, di Menzingen. Può essere indotta da un’immagine che rimase registrata nella sua mente essendo bambina vedendo ad una religiosa mentre chiedeva l’elemosina. Allora si disse: “sarò suora”. tuttavia, mentre si trovava insieme alle sorelle una voce interiore che giudicò ispirata dall’alto, le fece vedere che doveva cercare un’altra strada. Non rimase con la comunità neppure quindici giorni. Ritornò a casa sua, riannodò il lavoro, continuò pregando, facendo apostolato e partecipando attivamente alla parrocchia; così mantenne evviva la fiamma della sua vocazione.     

Il 12 novembre 1867, d’accordo col parroco che la consigliò sicuramente, entrò nel monastero di Maria Ausiliatrice, ad Altstätten, Svizzera. Ed il 4 maggio 1868 le imposero l’abito francescano. Prese il nome di Maria Bernarda del Sacro Cuore di Maria. L’anno seguente emise i voti. Vedendo le sue qualità e profonda virtù, la designarono maestra di novizie e successivamente superiora, incarico nel quale fu rieletta successivamente in tre occasioni.    

Lontano da lì, in Portoviejo, Ecuador, la messe era molta e gli operai pochi. Verena aveva avuto notizie di ciò attraverso il provinciale dei cappuccini, padre Buonaventura Frei che si trovava in Nordamerica e che fu alloggiato nel convento. Ella vide il segno per fondare una casa su quelle terre, e cominciò a realizzare le gestioni pertinenti. Tutto fu vano. Non era arrivata l’ora. Più tardi, il cappuccino ebbe un incontro col vescovo di Portoviejo, mons. Pietro Schumacher che, nel conoscere la disposizione della santa, sollecitò un aiuto al monastero. Di modo che, ottenuti i permessi richiesti, il 19 giugno 1888 Verena partì insieme a sei religiose per Le Havre, Francia; da lì viaggiarono verso l’Ecuador. Si incamminava verso la sua missione come fondatrice di un nuovo Istituto: la congregazione delle Sorelle Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice.   

Il prelato li accolse affidando loro Chone, una località di 13.000 abitanti nella quale erano necessarie religiose come loro per infiammare il loro animo. Si incentrarono nell’educazione mentre coltivavano altre vie apostoliche per far conoscere Cristo. Assistevano anche i malati e soccorrevano i poveri. La santa mise la base di questa instancabile azione nei solidi pilastri della preghiera, povertà, opere di misericordia e fedeltà alla Chiesa. Non fu un lavoro semplice. Insieme alla comunità dovette affrontare difficoltà climatologiche, economiche, sociali, molte insicurezze, e perfino malintesi con alcuni membri della Chiesa. Ebbe religiose che abbandonarono la fondazione. Poi come se non fosse abbastanza, nel 1895 si scatenò un’infiammata persecuzione contro la Chiesa, e la fondatrice dovette fuggire insieme a quindici religiose. Si imbarcarono per andare verso la Colombia e nel tragitto ricevettero l’invito di mons. Eugenio Biffi, vescovo di Cartagena che annunciava loro che le avrebbe accolte nella sua diocesi. Arrivarono a Cartagena delle Indie nell’agosto del 1895. Il prelato le aspettava e li destinò come residenza un’ala dell’ospedale per donne, Opera Pia.   

Quando il lavoro si era già consolidato e crebbero le vocazioni, sorsero nuove case che si estesero per la Colombia, Austria e Brasile. Per tutte le religiose era evidente la virtù di Verena che li seguiva in maniera instancabile. Ed era manifesto anche nei diversi viaggi apostolici che effettuò, nei quali condivideva i compiti con le sue sorelle in modo semplice, generoso. I suoi gesti erano segnati dalla tenerezza e la misericordia. Era molto coraggiosa, chiara nei suoi giudizi: “Vivere una vita comoda mentre tanti hanno bisogno di un servizio, non ci rende felici, invece, non crearci necessità produce energia, favorisce la salute ed allunga la vita”. Le sue figlie avevano specchio nel quale guardarsi: “Amate figlie, Dio sta nella scuola, nell’infermeria, nella portineria, nel parlatorio, in tutti i servizi. Con semplicità lo troveremo da tutte le parti”. Ebbe predilezione per i poveri e per i malati. “Aprite le vostre case per aiutare i poveri e gli emarginati. Preferite la cura degli indigenti a qualunque altra attività”, diceva.     

Guidò la congregazione per 32 anni. Cessò per volontà propria, ma continuò aiutando e servendo le sue sorelle. Fu un esempio di interezza e di pazienza. Non alimentò diffidenze, perdonò, mantenne il silenzio e non si difese mai. Alludendo a coloro che le resero difficile vita e la missione, diceva: “Dio lo ha permesso. Egli sapeva a che cosa doveva servire, nessuno aveva cattiva volontà; non avevano conoscenza della vita religiosa”. Morì il 19 maggio 1924. 

Giovanni Paolo II la beatificò il 29 ottobre 1995. Benedetto XVI la canonizzò il 12 ottobre dell’anno 2008. 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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