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Santo

Santa Gertrude (Caterina) Comensoli, 18 febbraio

By 17 Febbraio, 2024Aprile 17th, 2024No Comments
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“La passione per l’Eucarestia che caratterizzò la vita di questa santa fu il germe della sua fondazione: l’Istituto delle Sorelle del Santissimo Sacramento (Sacramentine), che mise in marcia in mezzo a numerosi contrattempi”.

Quando l’amore per Dio si accende davvero, non c’è chi lo spenga. In questa santa bolliva tanta tenerezza per il Santissimo Sacramento che lo trasformò nell’asse vertebrale della sua vita, dedicata anche a diffondere la sua adorazione. Da lei irradiava la sua carità e la radicale consegna caratterizzata da un affanno di donazione senza scoraggiamento, offerta con sollecitudine e disposizione a bere il calice che si chiedeva, ebbra di passione per Dio. Quello si apprezza subito nelle insistenti suppliche che elevava assicurandosi con la sua fedeltà la grazia di non allontanarsi mai da Lui.

Nacque a Bienno in Val Camonica (Brescia, Italia) il 18 gennaio 1847. Era la quinta di dieci fratelli. La divina Provvidenza andò segnando i passi di questa fondatrice che volle compiere innanzitutto la volontà di Dio. Sicuramente le fondamenta della sua fede, raccolte dentro la sua esemplare famiglia, introdussero nella sua infanzia la tendenza alla preghiera. Senza barlume di puerilità, e nella sua innocenza, quando la vedevano in stato meditativo e le domandavano che cosa stesse facendo, rispondeva: “Penso”.

Ma le sue riflessioni penetrarono in essa in modo tale che, prima di compiere 7 anni, riuscì a prendere per suo conto il Corpo di Cristo adornata con uno scialle di sua madre e protetta dalla balaustra dell’altare, opportuno parapetto che le permise di raggiungere il suo sogno. Si capisce che dopo scrivesse: “Non permettere, Gesù, mai, che io viva neppure un solo istante senza amarti, senza corrispondere al tuo amore… “.

La formazione catechetica e la luce che le diedero i suoi confessori infiammò il suo spirito risvegliando in lei un’ardente devozione per il Santissimo Sacramento. “Gesù, amarti e fare in modo che ti amino!”, fu il motto che germogliò dal suo interno nell’infanzia. Infiammata d’amore, tutto le sembrava poco per Lui: “Sono disposta a soffrire tutto quello che la tua bontà mi farà soffrire in espiazione dei miei grandi peccati e per la salvezza delle anime”.Signore, se ti sembra bene, dammi tutte le malattie che vuoi. Fammi morire, annichiliscimi affinché io possa amarti e farti amare”. Non c’era un’altra cosa nel suo cuore che questo fervente anelito: Mio amore Sacramentato, Tu sai che non ho un’altra consolazione che vederti solennemente esposto sul tuo trono di amore! “. Sono sentimenti che comprendono solamente spiriti sensibili, aperti alla grazia divina e disposti a raggiungere la perfezione senza dare importanza a qualunque sacrificio.

Cercando la via per la sua consacrazione, entrò nell’Istituto delle Figlie della Carità, di Lovere (Brescia). Ma la malattia l’allontanò da questa strada. Il rovescio economico della sua famiglia la spinse a servire come domestica per il parroco di Chiari, Giovanni Battista Rota, e quando questi fu designato vescovo di Lodi, lavorò per la contessa Fè-Vitali, assistendola nella cura di suo figlio neonato.

Rimase al suo fianco a San Gervasio (Bergamo) dodici anni. In quel periodo la sua intelligenza e costanza fecero di lei una persona matura umanamente, culturalmente e spiritualmente. Nel 1878 effettuò la consacrazione perpetua della sua verginità in forma privata e con il permesso del suo confessore.

La sua inclinazione all’insegnamento dei giovani e dei malati a San Gervasio che fece allo stesso tempo del suo lavoro, l’incitava a creare una fondazione dedicata ad essi. Confidò questo anelito al vescovo di Bergamo, ospite della contessa, ed il prelato l’incoraggiò. Leone XIII le suggerì di vincolare l’adorazione, la sua idea iniziale, all’educazione delle giovani operaie. Il fatto si materializzò quando incontrò san Francisco Spinelli che agì come catalizzatore dal progetto, in un’epoca nella quale alle donne era proibita l’amministrazione e la gestione, considerando che non erano qualificate per ciò.

L’Istituto si fondò il 15 dicembre 1882 a Bergamo. Ma un problema economico separò Gertrude dal padre Spinelli, e la fondazione si divise in due. Il 18 gennaio 1889 annotò i suoi sentimenti: “Questo è il giorno della terribile catastrofe o mio Gesù, di qui a pochi minuti saranno qui, vengono a chiudere tutto… sostenetemi nella dura prova, aiutatemi per carità. Gli uomini chiudono le nostre cose. Voi marcate il mio cuore dentro il vostro dolce e amabile cuore, non mi tirerete più fuori … tenetemi sempre con voi, mio amato Gesù, si faccia la tua volontà. Amen.”   

E l’Istituto si rivitalizzò, rinascendo a forza di orazione e fede, di molta sofferenza accettata umilmente che fece sì che Gertrude e le suore lavorassero coraggiosamente per mantenerlo in piedi. Il vescovo di Lodi, nella cui famiglia aveva prestato servizi domestici la santa, le aiutò. Disegni della Provvidenza! Inoltre, la raccomandazione di tutela di questa fondazione da parte del vescovo di Bergamo a monsignor Rota fu definitiva per il riconoscimento della stessa che avvenne nel 1891.

Nel marzo del 1892 tutte ritornarono in questa città. E la fondatrice dispose ancora di alcuni anni per continuare ad incoraggiare le sue figlie alla vivenza della preghiera, dell’umiltà, dell’obbedienza e della disponibilità, virtù che segnarono anche la sua attività, oltre a dare impulso per nuove case. Più di una ventina erano in funzione quando morì il 18 febbraio 1903.

Giovanni Paolo II la beatificò il 1° di ottobre 1989. Fu canonizzata il 26 aprile 2009 da Benedetto XVI.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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