Santa Bernadette Soubirous, 16 aprile

By 15 Aprile, 2021Santo

“Umiltà e semplicità ai piedi di Maria furono i tratti di questa piccola, gratificata dall’apparizione della Vergine che si presentò davanti a lei come l’Immacolata Concezione. Accolse con edificante pazienza tutte le sue sofferenze”

Nacque il 7 di gennaio 1844 a Lourdes. Era la primogenita di nove fratelli; alcuni morirono nei primi anni di vita. Con una costituzione debole e, pertanto, propensa alle malattie, le precarie condizioni nelle quali vivevano nell’umida cantina di un mulino – suo padre era mugnaio – in mezzo ad un’estrema povertà confinante con la miseria non erano le più adatte per qualcuno tanto fragile come lei. Era asmatica e contrasse il colera quando aveva 10 anni. Collaborava nella cura dei suoi fratelli e lavorava come pastorella per conto altrui. Sua madre le inculcò l’amore a Dio e Maria, e normalmente recitava il rosario tutti i giorni con grande devozione. Fino ai 16 anni fu analfabeta perché non ebbe i mezzi per poter studiare; suppliva alle carenze col suo sforzo. Il maestro riconosceva: “Le costa tenere a memoria il catechismo, perché non sa leggere; ma mette molto impegno: è molto attenta e pia.”     

Dato che le grazie soprannaturali non sono soggette a parametri umani, a 14 anni la Vergine aveva pensato a lei per infondere all’Umanità la speranza della vita eterna mediante la preghiera e la conversione. Forse meno ridotta intellettualmente ed emozionalmente di quello che la gente pensava, andava crescendo umanamente e spiritualmente, forgiando la taglia spirituale che avrebbe commosso tutti per la sua allegria, bontà ed innocenza evangelica. Quell’anno memorabile del 1858 la Madre del cielo disse alla santa che è nella preghiera dove si radica l’autentica felicità: “Non ti prometto farti felice in questo mondo, ma sì nell’altro”. Bernadette conobbe molto presto il dolore fisico. Col coraggio di offrirlo umilmente e generosamente per il riscatto dei peccatori, rispondendo all’invito di Maria supplicava il suo aiuto: “No, non cerco sollievo, bensì solo la forza e la pazienza”. Con lei sperava di domare le sofferenze che le provocavano prima l’asma e poi la tubercolosi.   

Le apparizioni di Maria, in totale 18, incominciarono l’11 di febbraio di quell’anno nella grotta conosciuta come Massabielle. Bernadette si trovava lì vicino cercando legna, accompagnata da una sorella e da un’altra bambina, quando la Vergine si fece presente. In quell’occasione condivise le preghiere con Lei silenziosamente. Fu nella terza apparizione quando sentì la voce del “Signora”; così la denominò. Il 24 febbraio Maria insistette sulla necessità della preghiera e della penitenza. In un’altra occasione la sollecitò a bere acqua nella superficie secca nella quale introdusse le sue mani fino a che cominciò a sgorgare il liquido. Ugualmente dovette ingerire un po’ di erba dell’ambiente, tutto ciò a richiesta del Vergine e sempre dopo avere pregato insieme il rosario. Alcuni testimoni che presenziarono a questi gesti non nascondevano il loro scetticismo. Il 2 marzo Maria pregò che erigessero lì una cappella in suo onore ed il 25 di quel mese, nella sedicesima apparizione, le rivelò: “Io sono l’Immacolata Concezione”.     

Bernadette aveva informato dei fatti il parroco, padre Dominique Peyramale, una persona che era scettico su questo tipo di manifestazioni. Quando la notizia si estese ad altri livelli, l’adolescente constatò che né le autorità civili, né quelle ecclesiastiche accettavano la sua narrazione. Questo portò una moltitudine di contrarietà nella sua vita. Da una parte, si metteva in dubbio la veracità della sua testimonianza. E, da un’altra, si sentiva molestata dalla curiosità della gente che, ad ogni costo, voleva ottenere da lei rimedi per guarire le sue malattie. Reclamavano questa grazia in modo inopportuno e con procedimenti dubbiosi – molte volte le offrirono denaro – accrescendo la mancanza d’aria che le provocava l’asma.     

Benché comparire davanti alla gente che la tormentava in quel modo le produceva intima angoscia e paura, trasmetteva una serenità e delicatezza mirabili. Eroica fu la sua pazienza nel colloquio che nel 1860 ebbe con un sacerdote che la trattò senza considerazione alcuna. Andò scalando i gradini della vita eterna a forza di purificazioni. Non si vantò mai di essere stata la prediletta creatura alla quale si diresse la Vergine. E non fu presente in atti pieni di folla come quello della collocazione della prima pietra del santuario che si cominciava ad erigere. Una volta le mostrarono l’immagine dell’Immacolata, scolpita in marmo di Carrara, affinché desse il suo giudizio; tentarono di riprodurre i tratti che Bernadette diede. Era impossibile. Vedendola, disse: “Sì, questa è bella… ma non è Lei”.  

Nel Luglio 1860 si ritirò nell’istituto delle Sorelle della Carità di Nevers. Sarebbe entrata prima, ma la sua cattiva salute l’ostacolò. Fu novizia per quattro anni ai quali seguirono altri due in qualità di malata nell’ospizio, e nel 1864 decise di integrarsi pienamente nella comunità religiosa. Iniziò il noviziato nel 1866; quell’anno morì sua madre. E la lesione che ella soffriva si aggravò. Sembrava vicina alla morte, ma nell’ottobre del 1867 si rimise e poté effettuare la professione. Gli anni di vita conventuale ebbero l’impronta dell’amara acredine. Invece di pace e calma trovò indifferenza, molte sofferenze. Agì come infermiera nel convento fino a che la grave indisposizione la recluse nel suo letto.   

Discreta, modesta, semplice, passò per questo mondo illuminata dall’immensità di Maria. Il suo decesso avvenne il 16 aprile 1879. Le sue ultime parole furono: “Io vidi la Vergine. Sì, la vidi, la vidi Quanto era bella!”. E dopo alcuni momenti di silenzio, esclamò emozionata: “Prega Signora per questa povera peccatrice”. Stringendo il crocifisso sul suo petto consegnò la sua anima a Dio. Aveva 35 anni. Molti avrebbero ricordato le parole che tante volte aveva pronunciato: “Maria è tanto bella che quelli che la vedono vorrebbero morire per tornare a rivederla”. Andava a contemplarla, naturalmente, e questa volta per sempre.   

Pio XI la beatificò il 14 giugno 1925, e la canonizzò l’8 di dicembre del 1933. Il suo corpo rimane incorrotto. La sua festività si commemora in Francia il 18 febbraio; nel resto del mondo la sua data si celebra il 16 aprile.  

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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