San Isidoro Contadino, 15 de maggio

By 14 Maggio, 2022Santo

“Patrono di Madrid e degli agricoltori e dei contadini spagnoli. Un uomo devoto dell’Eucarestia e della Vergine che impastò la sua fede in mezzo allo splendore della natura che gli parlava di Dio. La sua sposa fu Santa Maria de la Cabeza”

La vita di Isidoro mette nuovamente sul tappeto un’indiscutibile realtà: per essere santo basta amare in ogni momento. Non c’è bisogno d’altro. Qualunque altro affanno che non sia diretto a ciò si distanzia da quel cammino. Quello che viene richiamando l’attenzione su di lui da secoli fu il fatto che, pur essendo tanto scarsa la sua notorietà, immediatamente dopo la morte fu acclamato dalle genti che avevano visto nella sua condotta quotidiana i tratti della santità. Posteriormente, con visi di rigore o mossi da antichi criteri agiografici tendenti a magnificare scampoli della sua vicenda, si sono andate sommando pagine lodando virtù che fecero di Isidoro uno dei personaggi storici più cari di Madrid, città della quale è patrono. Della sua memoria è rimasto probatoria costanza nell’architettura e nella pittura, tra le altre arti. In molti angoli della capitale della Spagna ci sono vestigia del fervore che suscita. Semplicemente questo dà da pensare. Non si tributano tanti onori a chiunque.  

Giovanni “Diacono” sintetizzò la sua esistenza in sei pagine nel suo “Vita Sancti Isidoro”, scritta nel secolo XIII. Nacque Isidoro da Merlo e Quintana a Madrid alla fine del secolo XI, forse intorno al 1082, in un’umile casa vicina alla chiesa di Sant’Andrea. I suoi genitori erano cristiani mozarabi, fedeli alla fede che gli inculcarono. Allora Madrid era una modesta città che quando fu conquistata dagli almoravidi molti fuggirono. Uno di essi fu Isidoro il cui primo mestiere era stato quello di cavatore. Arrivando alla località madrilena di Torrelaguna cominciò a guadagnarsi da vivere come agricoltore. Era un uomo umile e semplice, di gran cuore, che si innamorò di María Toribia, con la quale si sposò. Ella, anch’essa canonizzata, è conosciuta col nome di santa Maria de la Cabeza.   

Dopo essere passato per Caraquiz e Talamanca, la coppia si stanziò a Madrid. Isidoro ritornò al campo sebbene non possedesse terre che coltivare, ma era al servizio di Juan de Vargas che conobbe a Talamanca. Juan era una specie di proprietario terriero, padrone di ettari estesi sulle rive del Manzanares e nei quartieri e dintorni della città, come i Carabancheles Alto y Bajo, Getafe, Jarama… In casa di Vargas sarebbe poi nato Illán, figlio di Isidoro e di Maria, e quella casa fu oggetto di uno dei numerosi miracoli che si attribuiscono al santo poiché la famiglia aveva stabilito la sua dimora in quel palazzo. Il bambino era molto piccolo quando per una disattenzione cadde nel pozzo, con la naturale commozione di sua madre. Appena conosciuto il fatto, suo padre, ritornando dal lavoro supplicò la mediazione della Vergine dell’Almudena. Allora l’acqua salì arrivando quasi ad oltrepassare il bordo del pozzo il che gli permise di estrarre Illán senza graffio alcuno.   

Isidoro era particolarmente devoto dell’Eucaristia e della Vergine. Non fu uomo esperto. Non conobbe altri paesaggi che le poche località che percorse e la maestosità di una natura che gli parlava di Dio. Così si addottorò umanamente e spiritualmente. La pazienza, la perseveranza, la generosità, la costanza, la speranza, la bellezza…, tutte le virtù germogliavano nel suo ambiente intervallate da silenzi, rotti unicamente dall’ineguagliabile sinfonia che l’accompagnava: il mormorio dell’acqua, il trillare degli uccelli o il sussurro del vento. Tutto era immagine di Dio. E Maria cullandolo dal suo trono nell’Almudena ed in Atocha. La sua strada verso la santità l’effettuò dall’anonimato e dalla semplicità di una vita colma dell’amore per Dio, siglata dall’onestà in ognuno dei suoi atti: responsabilità nella casa e nel lavoro, rinnegamento con tutti… Un sentimento profondo di gratitudine e pace in mezzo all’umile compito che riempiva molte delle sue ore: aggiogare i buoi, curare gli animali, potatura di stoppie, vendemmia, semina, mietitura, etc.   

La sua condotta veniva esaltata in mezzo ad una società abituata a vivere con larghezza, sottomessa a certe abitudini lontane dal vangelo. Diciamo che i gesti del santo denunciavano vizi che dominavano la classe civile e quella ecclesiastica. Il popolo semplice ha saputo sempre distinguere in modo naturale la grandezza di una vita che si sparge senza strepiti, ma che sta lì, facendo germinare intorno moltitudine di benedizioni, segnando la bussola della verità divina.    

Gregorio XV disse di lui: “non uscì mai per il suo lavoro senza prima sentire, molto di buon mattino, la Santa Messa e raccomandarsi a Dio e a sua Madre Santissima”. Tutti notavano la sua pietà, bontà e carità coi poveri. La sua fede era tanta che qualche volta, come narra la tradizione popolare, gli angeli accorsero a sostituirlo nel suo compito, arando le terre affinché potesse assistere tranquillo a messa senza mancare al suo lavoro. Il fatto che forma parte del suo processo di canonizzazione, fu contemplato da un attonito Juan de Vargas che accorse a controllare il suo rendimento lavorativo davanti a qualche denuncia che dovette giungere alle sue orecchie contro Isidoro. Questo miracolo è stato raccolto dall’iconografia; è, perciò, uno dei più conosciuti tra quelli che sono attribuiti al santo alla cui causa se ne registrarono più di quattrocento. Altri prodigi li condivise con la sua santa moglie, come attraversare il fiume Jarama su una mantiglia.   

Morì a Madrid il 15 maggio 1130. Fu seppellito nel cimitero di San Andrés della cui parrocchia era diacono Juan, redattore della sua vita. Attraverso una rivelazione divina nel1212 si scoprirono i suoi resti, constatando che il suo corpo era incorrotto. Da allora è considerato patrono di Madrid. Paolo V lo beatificò il 14 giugno 1619. E Gregorio XV lo canonizzò il 12 marzo 1622, ma morendo questi, si dovette aspettare il 4 giugno 1724 data nel quale Benedetto XIII spedì la bolla di canonizzazione. Quel gran giorno del 1622 nella gloria del Bernini si innalzava agli altari un umile contadino vicino a queste grandi figure della Chiesa: Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Teresa di Gesù e Filippo Neri. Il 16 dicembre 1960 Giovanni XXIII dichiarò Isidoro patrono degli agricoltori e dei contadini spagnoli. 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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