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Santo

Sant’Ilario, 29 febbraio

By 28 Febbraio, 2024Aprile 17th, 2024No Comments
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“Questo pontefice, molto stimato dal suo predecessore il papa san Leone I, Magno, fu un acerrimo difensore della ortodossia. A capo della unità e della collegialità, lottò, mettendo in grave pericolo la sua vita, nel difficile conflitto scatenatosi ad Efeso a causa dell’eresia monofisita”.

Era nativo della Sardegna, isola nella quale vide la luce nel secolo V. Gli unici dati disponibili per configurare la sua biografia si riferiscono al momento nel quale fu designato diacono. La sua personalità e carisma cominciarono ad essere palesi dopo che il papa san Leone I, Magno, con il quale mantenne sempre un’affettuosa amicizia, lo rendesse depositario della sua fiducia. Questo indica che molte virtù dovette vedere nel giovane diacono per accoglierlo in quel modo e per inviarlo come suo legato al concilio di Efeso.

Era un momento estremamente difficile e perfino pericoloso, poiché si erano scatenati gravi dissapori nel seno della Chiesa che avevano come centro il monaco eretico Eutiche. Era il propulsore dell’eresia monofisita nella quale si negava la natura umana di Cristo per riconoscere unicamente la sua natura divina. Questa acerrima difesa di Eutiche ebbe difensori in certi vescovi, ed anche detrattori nei vescovi ortodossi. Ma il grado di violenza nel quale si affrontarono fu tale che sfociò nel Latrocinio di Efeso. Il papa aveva inviato ad Efeso a Ilario insieme ad altri legati che partirono dalla città di Lidia.

Nel corso del viaggio che fu sfortunato, un sacerdote morì, ma alla fine riuscirono ad arrivare e furono ricevuti dal patriarca di Costantinopoli, Flaviano. Il suo rivale, l’altro patriarca Dioscoro di Alessandria, esercitò una brutale opposizione, piena di intrighi che culminò con quel latrocinio nel quale san Flaviano perse la vita. Ci furono destituzioni di vescovi orientali e molti altri eccessi.

E sant’Ilario che si salvò per miracolo, dopo avere potuto difendere l’ortodossia della Chiesa, considerò sempre che doveva questa grazia di essere sopravvissuto nella rivolta all’apostolo san Giovanni Evangelista davanti alla cui tomba aveva pregato e sollecitato la sua protezione. Salvatosi dalle ire e fustigazioni di Dioscoro, e ricordando quei momenti di mediazione dell’apostolo, anni più tardi, nella sua memoria eresse una cappella nel battistero di San Giovanni in Laterano, posto nel quale si trova una placca commemorativa con queste parole di gratitudine: “Ilario, vescovo e servo di Cristo, al suo liberatore, san Giovanni Evangelista.”    

Il papa lodò il lavoro di Ilario a Efeso, lo designò arcidiacono e gli affidò altre missioni di una certa complessità. Quando morì il 10 novembre dell’anno 461, Ilario fu designato per succedergli. Occupò la sede di Pietro dal 19 novembre dell’anno 461 fino alla fine dei suoi giorni nell’anno 468. In quel periodo dovette bloccare gli abusi che alcuni membri dell’alta gerarchia ecclesiastica commettevano nelle Gallie.

Intervenne a Vienna dove Mamerto consacrava vescovi senza contare sul beneplacito della sede metropolitana. In Spagna, nella Provincia di Tarragona, dovette risolvere i problemi suscitati da diversi vescovi che incorsero in gravi decisioni come interferire nei lavori pastorale altrui e consacrare vescovi in maniera illegale. Fu un fedele difensore della concordia tra i sacerdoti, promosse la loro unità e la lotta comune per la causa di Cristo, come rivela la sua lettera a Leonzio.

Il suo governo fu marcato dalla collegialità. Si riuniva coi vescovi e sollecitava la loro opinione su questioni difficili che doveva affrontare. Il giudizio di ognuno e le impressioni che gli trasferivano, gli davano luce, permettendo di vedere il problema da diversi angoli, e determinavano le sue decisioni che non dubitava di comunicare con rigore e chiarezza.

Con le sue lettere sulla fede cattolica non fece altro che confermare i grandi concili di Nicea, Efeso e Calcedonia. Edificò cappelle nella basilica del Laterano e costruì un monastero in onore di San Lorenzo. Morì l’ultimo giorno di febbraio dell’anno 468.

TRADUZIONE ITALIANA
Isabel Orellana Vilches, Gesta d’amore (Epopeyas de Amor)

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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