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San Giovanni Calabria, 4 dicembre

By 3 Dicembre, 2022Santo

Fondatore dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza. Qualificato da Pio XII come campione di evangelica carità, sapendo che era morto offrendo la sua vita per lui quando si trovava malato gravemente

“La Provvidenza esiste, Dio è Padre e pensa a noi, purché noi pensiamo a lui e gli corrispondiamo cercando in primo luogo il Santo Regno di Dio e la sua giustizia”. Fu la profonda convinzione di Giovanni che aveva sperimentato chiaramente la Provvidenza nella sua vita e ad essa appoggiò il carisma delle sue fondazioni. Era il settimo figlio di un’umile e cristiana famiglia che viveva nella povertà e che gioiosa l’accolse nel suo seno quando nacque a Verona (Italia) l’8 ottobre 1873. Suo padre era calzolaio e sua madre si guadagnava da vivere come domestica. La morte del padre quando Giovanni era un adolescente troncò la sua prima andatura accademica poiché dovette mettersi a lavorare per aiutare a sostenere la casa, benché lo licenziassero dai lavori come incompetente. Questa situazione colpì il suo rendimento scolare.   

Il padre Scarpini, rettore di San Lorenzo, constatò che il ragazzo mostrava alcuni tratti di virtù che lo rendevano adatto ad iniziare gli studi ecclesiastici, e non misurò nessuno sforzo affinché potesse entrare nel seminario. La situazione economica familiare gli permetteva solo di studiare come alunno esterno, e così rimase tre anni fino a che dovette compiere il servizio militare. Aveva stoffa di santo e in caserma ebbero occasione di constatarlo. Quando uscì di lì, molti, sollecitati da lui, avevano aperto le loro braccia a Dio.    

Alcune delle circostanze che concorsero nella sua vita, specialmente l’esperienza di precarietà nella quale aveva trascorso la sua breve esistenza, ed il gesto generoso ed attento del padre Scarpini, unito al suo affetto misericordioso, si intrecciarono in un fecondo anello una gelida notte del 1897 quando, dopo aver fatto una visita ai malati, trovò un bambino fuggitivo che giaceva sulla soglia della sua casa assiderato dal freddo. Aveva 6 anni e tutto indicava che era stato abituato a mendicare e possibilmente rapito nella regione della Liguria. Per questo, benché facesse le gestioni legali opportune, consigliato da Scarpini, nessuno si preoccupò di cercare il piccolo.   

La povertà, la solitudine, la malattia, l’abbandono…, sarebbero state sempre drammatiche realtà che non avrebbero mai lasciato il santo impassibile. Al contrario, ad esse dedicò tutta la sua attività cercando sempre il modo di ridurle coinvolgendo seminaristi, sacerdoti e laici. Per il momento, quell’indimenticabile notte nella quale scoprì la natura della sua vera vocazione, riparò il piccolo in casa sua senza che sua madre mostrasse dubbio alcuno per ciò. Pochi mesi dopo aveva già messo in moto la “Pia Unione per l’assistenza dei malati poveri.”    

Dal 1901, anno nel quale fu ordinato sacerdote, insieme al lavoro pastorale che realizzò nella parrocchia di Santo Stefano e nel rettorato di San Benedetto del Monte, i malati, gli anziani, i poveri e qualunque persona bisognosa, ricevettero da lui gesti di carità offerti a piene mani. Le fondazioni andavano via via moltiplicandosi mentre la Provvidenza continuava ad accompagnarlo nel suo instancabile lavoro. Raccoglieva i bambini abbandonati mentre tentava di trovare un centro di accoglienza degno per loro, senza riuscirci. Nel 1906 sua madre si occupava di servirli con tanta intensità che si ammalò gravemente. Giovanni ricorse al conte Francesco Pérez che poi avrebbe seguito i suoi passi. L’aristocratico lo guardò fissamente convinto che era la persona idonea per curare i piccoli. Ma con sua madre malata non vedeva come poteva portare a termine il suo lavoro. Supplicò Dio. Se era la sua volontà che si occupasse dei bambini, il segno sarebbe stato la guarigione di sua madre almeno per un anno. Ella guarì improvvisamente.   

Nel novembre 1907 mise in moto l’Istituto “Casa Buoni Fanciulli”, e a questa opera seguì la fondazione della “Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza”, formata da un gruppo di persone che assecondarono la sua azione apostolica condividendo la sua vocazione, ed il ramo femminile “ Povere Serve della Divina Provvidenza”. Creò la “Cittadella della carità “, la “Famiglia dei Fratelli Esterni” per i laici, e fu propulsore di centri d’accoglienza ed ospedali.  

Pensando ai “Paria” nel 1934 estese la fondazione a Vijayavada (India). Inoltre, promosse le vocazioni ed il dialogo interreligioso lasciando aperta una feconda via ecumenica con protestanti, ortodossi ed ebrei, fu uno straordinario confessore, e non dubitò di esporre la sua vita salvando quella di persone in pericolo, come quella di una dottoressa ebrea minacciata di morte durante la persecuzione nazi che salvò nascondendola tra le religiose fondate da lui. Alcuni di quelli gratificati da tanto buono cuore, compresa questa donna, inviarono lettere a Roma alla postulazione chiedendo che fosse elevato agli altari.    

Giovanni offrì se stesso per la santificazione della Chiesa e l’unità dei cristiani, ed incoraggiò tutti alla vivenza del rigore evangelico. Insieme alla sua proverbiale carità, collocata nella sua orazione, visse la gratuità in tutto quello che faceva. Di fatto, voleva che i suoi figli realizzassero la sua missione in “dove non c’è niente, umanamente, da ricevere”. Solo chiedeva loro “umiltà, nascondimento totale, abbandonati interamente e totalmente alla divina Provvidenza; non chiedere niente, pregare molto; che nessuno paghi; proibito ogni tipo di pubblicità; non conferenze, non riunioni di beneficenza, non gratitudini pubbliche, perché Dio non ha bisogno di queste cose ed Egli si occupa di questa Opera che è totalmente sua. Noi cerchiamo anime, solamente anime”.  

Malato gravemente e saputo che Pio XII si trovava agonizzante, mise la sua vita ai piedi del Padre per lui. Dio l’ascoltò. Morì il 4 dicembre 1954 mentre il pontefice guariva e gli sopravvisse altri quattro anni. Conoscendo l’ultimo gesto di carità che aveva avuto, Pio XII lo qualificò come “campione di evangelica carità”. Da parte sua, il cardinale Schuster ordinò di cesellare questo epitaffio sulla tomba di Giovanni che sintetizza la sua grandezza e l’impatto della sua mirabile virtù e attività apostolica: “Risplendette come un faro luminoso nella Chiesa di Dio”.

Giovanni Paolo II lo beatificò il 17 aprile 1988, ed egli stesso lo canonizzò il 18 aprile 1999.   

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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