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Beato Pio di San Luigi (Luigi Campidelli), 2 novembre

By 1 Novembre, 2022Santo

«Giovane passionista italiano, devoto di Cristo crocifisso e di Maria, un ragazzo sensibile e generoso che morì a 21 anni, offrendo la sua vita per la Chiesa, il papa e il suo ordine, così come per i peccatori e la sua terra»

In questa commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti, nuovamente ci troviamo di fronte ad una vita breve, di intensa donazione a Cristo che trascorse senza notorietà e si consumò rendendo soprannaturale l’ordinario. Luigi, quello fu il nome che gli imposero al battesimo a questo passionista, fu il quarto dei sei figli avuti nel matrimonio dagli agricoltori Giuseppe e Filomena che videro partire prematuramente da questo mondo a due di essi. Luigi nacque nella località italiana di Trebbio, appartenente a Poggio Berni (diocesi di Rimini, Emilia-Romagna, Italia) il 29 aprile 1868. Sua madre l’educò nella fede cristiana, come avrebbe fatto anche col resto dei suoi figli.    

Giuseppe morì a causa del tifo quando il beato aveva 4 anni. Non fece in tempo a conoscere le qualità di questo figlio studioso, sensibile, pieno di bontà, nel quale penetrarono gli insegnamenti che riceveva in casa. Come succedeva allora in tante località, molte volte erano i sacerdoti quelli che prendevano l’iniziativa di accogliere i bambini per dare loro adeguata formazione. Luigi accorreva al centro che aveva aperto il padre Angelo Bertozzi, col quale imparò latino prima di andare alla scuola pubblica. Inoltre, prestava un aiuto inestimabile ai suoi lavorando nei campi. Soffriva sentendo le bestemmie proferite da un suo zio, Bertoldo, che conviveva con la famiglia, che aveva particolarmente presente nelle sue preghiere, e non riposò nelle sue richieste fino a che, essendo già religioso, ebbe notizie che aveva abbandonato tanto pessima e grave abitudine.     

Sua madre, come la gran parte del popolo, oltre al parroco padre Filippo, sapeva che il ragazzo era sulla buona strada ed ammirava la sua eccellente condotta. Ella era ricorsa al sacerdote per scambiare impressioni su questo figlio che l’aveva ammirata col suo comportamento, e nel quale vedeva le tracce di un ragazzo che mirava diretto al cielo. Allora Filippo gli aveva detto che Dio stava lavorando nel cuore del piccolo il quale gli stava rispondendo mirabilmente. La madrina di Luigi, come altre persone vicine, non dubitava della grazia che risplendeva in lui. Così lo lasciava intravedere nei suoi commenti, dicendo che sembrava essere nato per il paradiso. Ed era realmente un angelo, come sta per essere comprovato.   

La formazione spirituale che riceveva nel seno familiare si trasformò nella base sulla quale appoggiare la sua precoce vocazione. I suoi sogni si realizzarono nel 1880 ascoltando i passionisti del santuario della Madonna di Casale, ubicato nelle vicinanze di Sant’Arcangelo, che predicavano le missioni per la regione. Era già abituato alle pratiche di pietà. Normalmente andava quotidianamente a messa percorrendo a piedi cinque chilometri, aveva come presente nelle sue preghiere persone che stimava, suo nonno che era morto sei anni prima, impartiva catechesi, e passava al di sopra dei pettegolezzi di alcuni vicini che qualificavano la sua condotta come propria di un bigotto.     

Non c’è età per l’amore per Dio ed il caso di Luigi è un’altra prova di ciò, poiché in quel momento aveva 12 anni. Tuttavia, benché fosse quasi un bambino, interpretò perfettamente l’appello interiore che sentì per seguire Cristo attraverso quel carisma: “Ti voglio passionista”. Parlò di ciò col superiore di Casale di Vito, ma si vide obbligato a vivere una battuta d’arresto contando i giorni che gli mancavano per compiere i 14 anni, età nella quale poteva essere ammesso. Il 2 maggio del 1882 entrò nel convento. Sua madre e i fratelli piangevano. Egli li consolò dicendo: “Per me non dovete piangere; io sono veramente felice”. Voleva essere sacerdote, un grande missionario, e, soprattutto, essere santo. Il 27 di quello stesso mese prese l’abito ed il nome di Pio. Nel 1883 iniziò il noviziato a san Eutizio di Soriano. Quindi ritornò a Casale dove professò il 30 aprile1884.     

Mentre si formava negli studi ecclesiastici che avrebbero portato al sacerdozio, provava in modo degno di fede la sua vocazione con una vita di donazione e fedeltà nel quotidiano. Allegro, studioso, caritatevole, modesto, ubbidiente, generoso, dando segni di sapere stare in ogni momento. Richiamava l’attenzione la sua devozione per l’Eucaristia, per Cristo crocifisso e per la Vergine Maria. Aveva come insigni modelli per la sua vita san Luigi Gonzaga e san Gabriele dell’Addolorata. Se la sua famiglia pensò qualche volta che avrebbe potuto sentirsi defraudato nella forma di vita e posto scelto per donarla, avrebbero sbagliato. Sua sorella Teresa ogni volta che andò a visitarlo constatò sul suo viso la gioia che l’avvolgeva. Una volta sua madre gli domandò se voleva ritornare a casa, e la sua risposta fu rotonda, inequivocabile: “Neppure per tutto l’oro del mondo!”.     

La sua costituzione fisica era fragile. Dio Padre doveva aver fretta averlo vicino a Lui. Così, benché ricevesse gli ordini minori, non poté neppure diventare suddiacono perché la temibile tubercolosi si accanì su di lui nel 1888. Accolse serenamente la funesta malattia, e quando sua madre andò a trovarlo la incoraggiò dicendole di essere forte, vaticinando che si sarebbero riuniti di nuovo incielo. Morì il 2 novembre 1889 a 21 anni, strappato dall’amore divino, comunicando a quelli che l’accompagnavano in quegli ultimi istanti che la Vergine sarebbe venuta per lui. Secondo le sue stesse parole, offriva la sua vita “per la Chiesa, il papa, per la congregazione, per la conversione dei peccatori, e soprattutto per il bene della mia cara Romagna”. i Suoi resti si venerano nel santuario di Casale dal 1923. 

Giovanni Paolo II lo beatificò il 17 novembre 1985.

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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