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Santo

Beato José María Poyatos Ruiz, 3 ottobre

By 2 Ottobre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Giovane martire, appartenente all’Azione Cattolica. Generoso, valente, fece unicamente il bene intorno a sé. Tuttavia i nemici della fede lo perseguitarono vilmente dagli la morte tra i muri di cinta del cimitero di Ubeda nel 1936”.

Nacque a Vilches (Jaen, Spagna) il 20 ottobre 1914. Fu il tredicesimo di quindici fratelli. Cinque di essi morirono ad un’età prematura per causa di malattie infantili che non poterono essere curate sempre in quell’epoca. La professione di suo padre, impiegato in Opere Pubbliche, coinvolse il futuro di tutti in costante spostamento nelle località nelle quali il lavoro lo reclamava; i figli provenivano da diversi posti. Può essere che la regione di Cazorla segnasse il beato poiché in una delle sue località, Tíscar, dove visse poco tempo, si venerava la Vergine nel Santuario. E la disponibilità della Madre del cielo, il suo consenso, sarebbero state lezioni che sicuramente l’avrebbero accompagnato nel suo fugace transito sulla terra e lo avrebbero incoraggiato nel suo martirio. Quasi tutta la sua infanzia e gioventù trascorse a Ubeda e Baeza, località prospere per la vicinanza della ferrovia.

Trasferiti a Rus vedevano che le entrate non permettevano loro di finanziare le necessità di tanto larga prole, e cominciarono a fare i gestori di uno stabilimento di commestibili nel quale José Maria lavorò per alcuni anni. I vicini che andavano a comprare quanto serviva loro seppero presto che era un ragazzo molto speciale. Imparò nella sua casa a condividere con gli altri quello che la vita concede, come lo vanno facendo i componenti delle famiglie numerose. E sensibile alla penuria delle persone che vivevano male, neppure dava a credito, ma normalmente dava quello di cui avevano bisogno già sapendo che non avrebbero avuto mezzi per pagarlo. Evidentemente, con quello spirito il commercio non poteva prosperare, ma avrebbe portato i suoi alla rovina, ed i suoi genitori lo inviarono ad Ubeda affinché lavorasse in una fabbrica di sansa.

Mentre sperava di incorporarsi a questo impiego, gli oliveti, santo e segno di quelle terre, fornivano il pane a lui e ad una delle sue sorelle. Dall’alba al tramonto si affannarono per ottenere degnamente un modesto stipendio col quale andavano a contribuire alla fragile economia familiare. Sua sorella raccoglieva le olive ed egli le trasportava. Con la gioia di potere aiutare i suoi cari, le inclemenze meteorologiche e le difficoltà di ogni giorno pesavano meno. Nelle sue vene batteva la fede e fiducia nella divina Provvidenza che avevano ereditato dai loro genitori.

Terminando il 1935 i due fratelli conclusero questo lavoro e José Maria entrò in fabbrica. Per facilitare i suoi spostamenti, affittarono un appartamento ad Ubeda dove il giovane cominciò a frequentare la parrocchia di san Nicola di Bari. Lì si affiliò all’Azione Cattolica che mise in moto a Rus condividendo la sua fede con bambini e giovani. Semplice ed umile proseguiva un itinerario spirituale. Era componente dell’Adorazione Notturna che si realizzava nella chiesa di Santa Maria di Ubeda. Questo cammino lo andava incrementando con la guida dell’orazione, la preghiera del rosario, l’assistenza a messa e la frequente recezione dell’Eucaristia, guidato dal suo direttore spirituale. Effettuava l’apostolato con i figli dei suoi colleghi, creando una specie di scuola per chi non poteva andare alla pubblica.

Ma i nemici della Chiesa crescevano e i credenti erano in pericolo. La fede di José Maria era facile da scorgere; non nascose mai le sue credenze e le sue opere evidenziavano profondamente la fortezza di una persona convinta della verità evangelica. Per mezzo di un religioso poté ottenere un altro lavoro, ma non volle approfittare di questa raccomandazione che poteva lasciare indietro altre persone. I suoi compagni, influenzati dall’ambiente anticlericale, cominciarono a voltargli le spalle. Dimenticarono il bene che faceva con loro e le loro famiglie. Si burlavano di lui, cercando di ferirlo in quello che più gli doleva: il suo amore per Cristo. Nascosti e codardi, speravano che pestasse le croci che avevano messo sopra la sansa. Il giovane non dubitò: “preferisco la morte che vedere la Croce per terra.”    

Siccome non assecondava le posizioni radicali dentro la fabbrica, incompatibili con la visione che gli dava la sua fede, perse il suo lavoro. Continuava ad essere cosciente che quello avrebbe potuto essere il primo passo verso la morte. Era coraggioso, ma non temerario: “Verranno a cercarmi, ma certamente io non ho intenzione di cercare la morte, e mi porteranno nel luogo nel quale devo andare per testimoniare; lì, nonostante quello che mi chiedano, non dirò una parola contro nessuno né contro niente; puoi stare tranquilla. Poi mi legheranno e mi porteranno al luogo destinato”, confidò a sua sorella.

Lo accerchiarono come una preda di caccia. Continuavano a tentare di stancarlo facendo la guardia davanti a casa sua, per ucciderlo non appena uscisse in strada. Avrebbe potuto fuggire, ma non volle farlo. Si fidava tanto della divina Provvidenza che sapeva che se si allontanava di lì per conservare la sua vita, sarebbe stato come voltare le spalle alla volontà di Dio. Pieno di fede e speranza aspettò sereno, pienamente cosciente di quello che andava a ricadere su di lui, come disse alla sua preoccupata sorella: “Naturalmente così la vita è triste, hanno ammazzato tanti che conosceva e amavo. Ma anche a me piace vivere. È un peccato che mi ammazzino a ventun anni […]. d’altra parte, che fortuna perdere la vita per salvare l’anima! Tutti dobbiamo morire, ma in questo modo è sicuro che si salva l’anima…”. Lo guidava questa speranza certa: “Nel cielo mi unirò a quelli che mi aspettano e, da lì, chiederemo e otterremo il trionfo della fede in Spagna”.

Lo fermarono come fecero con suo padre e molti dei suoi fratelli. Lo presero dalla sua casa il 3 ottobre 1936; egli aveva vaticinato che il suo arresto sarebbe avvenuto esattamente in quella data ed anche dove lo avrebbero condotto: i muri di cinta del cimitero. Così fu. Quasi subito lo portarono lì, puntandogli contro i fucili. In modo giubilante ricevette i primi spari che inizialmente non l’uccisero, tanto che poté esclamare: “Viva Cristo Re! “; così esalò il suo ultimo respiro questo innocente martire che l’unico “male” che fece fu spargere l’amore stesso che ricevette da Cristo.

Fu beatificato il 13 ottobre 2013.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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