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Santo

Beata Maria Teresa di Gesù (Alessia Le Clerc), 9 gennaio

By 8 Gennaio, 2024No Comments
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“La vita di questa co-fondatrice delle Canonichesse Regolari di Nostra Signora costituisce un esempio di fedeltà alla chiamata di Dio. Mette in evidenza quale sia la risposta di un santo davanti all’incomprensione e alla difficoltà”.

 

Questa co-fondatrice, insieme a san Pietro Fourier, della Congregazione di Canonichesse Regolari di Nostra Signora per l’educazione dei giovani, venne al mondo il 2 febbraio 1576 a Remiremont (ducato di Lorena, Francia). Era una giovane tanto intelligente ed attraente quanto spirituale. Le piacevano la musica e la danza, il che attraeva molti ammiratori che ella non disprezzava. Quel mondo, ricolmo di vanità, non germinò nel suo cuore. Al contrario; condivise il sentimento che, almeno nella loro intimità, vive in molti giovani: la solitudine, il vuoto ed il senza senso di ciò che è strettamente mondano. “In mezzo a tutto questo, il mio cuore era triste”, confessò più tardi. E quello che le piacque in un primo momento, finì per disgustarla. A 19 anni ebbe una visione. Si trovava in una chiesa, vicino all’altare. Vicino a lei si trovava la Vergine vestita con un abito che non assomigliava a quelli conosciuti, dicendole: “Vieni, figlia mia, che io stessa ti do il benvenuto”.     

Non avrebbe tardato molto a stabilirsi in Hymont con la sua famiglia. Ed un giorno incontrò per la prima volta san Pietro Fourier che era vicario parrocchiale della vicina località di Mattaincourt. Frattanto, i segni straordinari la seguivano, di modo che in un’altra occasione, mentre era a messa nella parrocchia di Mattaincourt, ascoltò un rumore di tamburo accompagnato da un’altra visione il cui protagonista era il demonio che induceva a ballare i giovani “ebbri di allegria”. Impressionata, risolse di non mescolarsi mai più con quelle compagnie. Modificò drasticamente la sua tenuta e condotta, chiudendosi quasi completamente nella sua casa. Attento alla sua formazione e progresso spirituale, san Pietro Fourier l’andò dirigendo saggiamente.     

Il maggiore anelito della beata era compiere la volontà divina ed in quell’itinerario di ricerca non trovava risposta per il sentimento che albergava nel suo spirito. Si sentiva incline ad una vocazione per la quale non trovava via d’uscita. E lasciandosi guidare da un sogno nel quale le fu fatto capire che non esisteva una forma di vita che colmasse il suo anelito, e per quanto suo padre ed il suo direttore spirituale condividessero l’idea che doveva entrare in un convento, non giudicò opportuno accettare i loro suggerimenti, ma optò per continuare ad attendere. La chiamata a fondare un Ordine cresceva dentro di sè e condivise questo sentimento col suo santo direttore. Pietro Fourier, ancora senza vedere chiaramente quell’uscita, la incoraggiò. Il luogo nel quale viveva non era precisamente il più adeguato per trovare giovani disposte ad unirsi in un ideale religioso. Ma non c’è nulla che resista alla fede, e la giovane l’ottenne.   

Nella messa di Natale del 1597, insieme ad altre tre compagne, si dedicò a Dio. San Pietro Fourier constatò la certezza di quel clamore interiore che la beata aveva percepito per tanto tempo, ma non così il popolo che si scagliò contro di loro criticandole in modo da ferirle in fondo e nella forma di condotta, abbigliamento compreso, oltre a riprovare i gesti religiosi che apprezzavano in esse. Il padre di Maria Teresa la condusse allora da alcune canonichesse secolari che vivevano vicino a Mattaincourt. E protetta da una delle religiose, ella e le sue compagne fondarono la Congregazione di Canonichesse Regolari di Nostra Signora che avrebbe seguito la Regola di sant’Agostino, col consenso di san Pietro Fourier. Con tutto ciò, sorsero nuovi contrattempi, e Maria Teresa, ad istanza di suo padre che vedeva che la fondazione non riusciva a consolidarsi, si vide obbligata a partire per Verdún. Dato che il giudizio di san Pietro Fourier era che doveva obbedienza al suo genitore, si dispose a compierla. Tuttavia, suo padre fece marcia indietro e rimase senza effetto il suo ordine. Ad ogni modo, il santo non riusciva a vedere ben chiara l’Opera, per cui accolse di buon grado l’offerta di un francescano affinché unisse la nuova Congregazione alle clarisse. Il santo si scontrò frontalmente con le religiose, poiché la determinazione unanime di tutte, e della quale resero conto, fu: “Ci siamo riunite in comunità per consacrarci all’educazione delle bambine, per cui non possiamo allontanarci dalla nostra vocazione e adottare una forma di vita alla quale Dio non ci ha chiamate”.     

San Pietro Fourier finì per rinunciare e nel 1601 si dispose a fondare con Maria Teresa un’altra casa a Mihiel alla quale poi seguirono nuove fondazioni. Si dedicarono all’insegnamento delle bambine, specialmente di quelle povere, ma dovettero vincere altre reticenze. Anche le orsoline offrirono loro di unirsi, benché questa idea non convincesse P. Pierre di Bérulle, fondatore dell’Oratorio di Parigi. Col suo autorizzato giudizio, la comunità guidata da Maria Teresa proseguì, ed alla fine furono riconosciute dalla Santa Sede nel 1616. Nei documenti c’era la menzione solo del convento di Nancy che si trovava sotto l’autorità di altri preti. Tanto grave problema portò la beata alla rinuncia dell’incarico di superiora che esercitava, e fu scelta un’altra che san Pietro Fourier lodò pubblicamente considerandola alma mater dell’Opera. La realtà era diversa e, inoltre, esisteva una chiara disparità di giudizi tra la beata e la nuova superiora. Ma Maria Teresa accolse umilmente la solitudine, senza risentirsi intimamente dopo una lotta di tanti anni, e continuò a dare prove di eroica virtù in un momento della sua vita caratterizzato da “secchezza spirituale, tentazioni e notte oscura dell’anima”, tra altre sofferenze. Soffriva una malattia incurabile della quale morì il 9 gennaio 1622, a 45 anni, dopo una intensa agonia. La si considera co-fondatrice dell’Ordine, benché san Pietro Fourier sempre glielo negasse per mantenerla al posto suo”. Misteriosi disegni di Dio. 

Pio XII la beatificò il 4 maggio 1947.   

  

TRADUZIONE ITALIANA
Isabel Orellana Vilches, Gesta d’amore (Epopeyas de Amor)

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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