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Santo

Beata Eugenia Ravasco, 30 dicembre

By 29 Dicembre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Senza rimanere irrimediabilmente sconvolta dalla perdita dei suoi genitori e di qualche fratello, questa fondatrice italiana fu dal Cuore di Gesù e di Maria a quello della gioventù. Destinò la sua notevole eredità ai bisognosi”.

Benché nelle sue viscere battesse il profondo anelito di partire per le missioni, sogno che non poté compiere, pur essendo giovanissima entrò a fare parte del grande elenco di fondatori e fondatrici, e dedicò tutta la sua attività a seminare di speranza il futuro dei giovani, con singolare attenzione per i più abbandonati.   

Nacque il 4 gennaio 1845 a Milano (Italia), essendo la terza dei sei figli che avrebbero visto la luce nella famiglia formata dall’onorevole banchiere Francesco Matteo e sua moglie Carolina Mozzoni Frosconi. Non avrebbe avuto un altro affanno nella sua vita che “vivere abbandonata in Dio e nelle mani di Maria Immacolata” e “ardere nel desiderio del bene altrui, specialmente della gioventù”, ideologia della sua fondazione ed obiettivo della sua attività. In quella situazione familiare privilegiata, sia economicamente che socialmente, fu educata nella fede, benché perdesse sua madre quando era una bambina. Anche due fratelli piccoli morirono, e suo padre, di origine genovese, ritornò alla sua terra con due dei suoi figli, il maggiore e la beniamina. Mentre Eugenia rimase sotto la protezione di una zia che la formò e curò come una madre fino a che nel 1852, con profondo dispiacere per doversi separare da lei, andò a Genova vicino a suo padre e ai fratelli: Ambrogio ed Elisa. Con quest’ultima, in particolare, fu strettamente unita.     

Nel 1855 morì suo padre, ed altri zii, Luigi Ravasco, anche lui banchiere e impegnato con la fede, come Elisa Parodi, madre di una numerosa prole di dieci figli, cercarono di coprire il doloroso vuoto. Luigi fu il tutore dei suoi nipoti. Cercò un’istitutrice per le bambine, e benché costei agisse con mano ferma e severa in eccesso, Eugenia si modellò senza difficoltà. Prese la prima comunione nel 1855, e da quel momento sperimentò una singolare devozione per l’Eucaristia che fu uno dei tratti della sua vita spirituale, condiviso col suo amore per i Sacri Cuori di Gesù e di Maria Immacolata. Morendo anche il suo caro zio Luigi che tanto bene le voleva, una delle sue zie organizzò per lei un vantaggioso matrimonio con un marchese, ma l’idea non prosperò perché l’elezione della sua consacrazione al Sacro Cuore di Gesù era già registrata nel più intimo del suo essere.    

Nel maggio del 1863 entrò nel tempio di Santa Sabina. Un missionario predicava la parola, ed Eugenia trovò la risposta che stava cercando per la sua vita: assemblato il suo cuore al Cuore di Gesù, si sarebbe dedicata agli altri. Docile alla volontà divina, attraverso il suo direttore spirituale cominciò a dare i passi opportuni con fermezza. Non tenne conto del giudizio negativo dei familiari e delle critiche sdegnose di persone di alto status sociale, come era stato il suo, e diede segni della sua grande carità e generosità mettendo al servizio dei bisognosi il copioso patrimonio che aveva ereditato: “Questo denaro non è mio, bensì del Signore, io sono solamente la depositaria”. E così cominciò a prestare ogni tipo di aiuto a bambine, malati e poveri.    

Pur essendo così giovane aveva già dovuto affrontare le difficoltà e i dolorosi fatti che accaddero nella sua famiglia, farsi carico dei beni e lottare contro persone senza scrupoli che cercarono di portarglieli via. Inoltre, vide con enorme sofferenza come suo fratello maggiore, prigioniero degli eccessi, si perdeva irrimediabilmente. Tutto ciò affinò la sua grande forza e rivestì la sua maturità umana e spirituale. Per questo motivo si comprende come il 6 dicembre 1868, pur avendo solo 23 anni, fondasse la Congregazione delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Questa nacque con l’obiettivo di inculcare nei giovani, specialmente gli svantaggiati, i valori cristiani. Ella sollecitò tutti a seguire il cammino verso la perfezione. Attenta ai poveri, non trascurò neanche le persone con risorse guadagnandoseli per Cristo, al tempo che otteneva il loro aiuto economico per aiutare chi niente possedeva. La stretta collaborazione con le parrocchie diede grandi frutti apostolici. Con tutti condivise il suo purificato amore per l’Eucaristia, così come per i Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Pregava insistentemente: “Cuore di Gesù, concedetemi di poter fare questo bene e nessun altro, da tutte le parti.”     

Il suo sogno frustrato, perché così lo determinò la Provvidenza, fu di andare nelle missioni. Ma stette al fianco dei carcerati, dei moribondi e degli increduli. Nel 1878 creò la Scuola Normale femminile, criticata ed incompresa dai settori laicisti. Niente fece presa sulla sua fede e visse, come sempre aveva fatto, completamente distaccata da sé. Le numerose azioni a cui diede impulso ebbero il segno dell’allegria e della fede. Consigliava alle giovani: “State allegre, divertitevi, ma santamente… “. Ed alle sue figlie: “La vostra gioia  attragga altri cuori per lodare Dio”. Con questo spirito accolse, piena di pazienza e carità, l’incomprensione e la solitudine alle quali fu sottoposta dentro la sua comunità. Molto malata morì il 30 dicembre del 1900. 

Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 27 aprile 2003.  

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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