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Missionari identes di Bologna: quattro vite e un sì

Pubblicato da 1 Maggio 2026No Comments

«È sempre stato lì ad aspettarmi.»
«La mia anima tormentata ha incontrato Te ed è stato subito pace.»
«La mia lacrima è ancora con me, ma ho capito chi la potrà finalmente asciugare.»
«Solo Dio basta.»

Quattro voci, quattro percorsi, un unico sì pronunciato davanti a Dio. Il 25 aprile, nel Santuario del Corpus Domini di Bologna, missionari identes esterni alla vita comune e sposati hanno rinnovato il loro impegno durante la Santa Messa.

«Lui non ha mai guardato il tempo»

Per Rosa Maria Espino Garcia, di Genova, mamma di Israel, missionario idente, questo passo è legato alla scoperta dell’amore del Padre Celeste. «Alla mia grande età ho sentito l’amore del Padre Celeste. Lui non ha mai guardato il tempo, perché è sempre stato lì ad aspettarmi. Il suo amore è immenso.»

Poi affida tutto a tre parole: «Misericordia. Grazia. Amore.» E conclude: «Tardi ti amai Signore».

«La conferma del mio sì»

Per Leonilde Cinaglia, di Bologna, il passo compiuto il 24 aprile è stato «la conferma del mio sì e segno chiaro che sono sulla strada giusta». Lo descrive come un momento decisivo di risposta al mandato di Gesù, vissuto nella vita quotidiana attraverso il desiderio di comunicare il Vangelo. Nel cammino, racconta, non mancano fragilità, paure e tentazioni, ma proprio in esse cresce una fede più profonda e matura, fondata sulla certezza che: «Solo Dio basta».

«È stato subito pace»

Nicoletta Rubini, di Bologna, parla del sì pronunciato durante la Santa Messa presso il Santuario del Corpus Domini insieme al marito e ad altre due sorelle in Cristo.

Per esprimere quanto vissuto richiama una frase di un canto: «Ha sete solo di Te l’anima mia, come terra deserta». Durante la celebrazione, dice, le è sembrato chiaro a cosa aspirasse. E riassume così il proprio cammino: «La mia anima tormentata ha incontrato Te ed è stato subito pace».

Ricorda poi le parole di Fernando Rielo: «L’obbedienza è la forma che il religioso dà alla sua libertà con il fine di vivere consacrato a Cristo». Quell’obbedienza che, aggiunge citando Santa Teresa d’Avila, dà forza; inseguita, voluta, sofferta, dona la vera libertà. Il ringraziamento va alle sorelle e ai fratelli, alle rettrici, ai rettori, ai superiori che in questi anni le sono stati accanto per incoraggiarla, sostenerla e correggerla, alla Istituzione e al Fondatore.

«Ognuno di noi ha una lacrima da asciugare»

Per Marco Malagoli, di Bologna, il giorno vissuto al Corpus Domini si inserisce in un cammino iniziato molti anni fa. Ringrazia il Padre Celeste che lo ha chiamato a questa vocazione facendogli scoprire il carisma idente del Padre Fondatore, quando la sua fede aveva bisogno di ascoltare le parole giuste per iniziare e continuare un cammino interiore. Quelle parole, racconta, furono pronunciate da un missionario sacerdote durante un ritiro a Busseto nel 1993: «Ognuno di noi ha una lacrima da asciugare».

E aggiunge: «La mia lacrima è ancora con me ma ho capito da subito chi la potrà finalmente asciugare». Il desiderio di vivere la santità in comune lo ha accompagnato nel vivere la fede con uno spirito nuovo, prima attraverso l’impegno nella pastorale del lavoro e nella custodia del creato, poi nel lavoro della Zona Pastorale affidatagli. Durante la celebrazione ha ascoltato dal presidente le ultime parole di Gesù ai discepoli, impresse nel cuore come annuncio dei segni del loro impegno missionario: «Scacceranno i demoni, parleranno in lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualcosa di velenoso, non ne avranno alcun male, imporranno le mani sui malati e questi guariranno». Conclude così: «Quella lacrima da asciugare è caduta sul terreno che da arido che era si è trasformato in un giardino».

Un sì nella vita quotidiana

Nel Santuario del Corpus Domini si sono ascoltate parole nate da anni di cammino, di ricerca, di fragilità, di gratitudine. Parole diverse, unite dalla stessa certezza: il Padre celeste continua a attrarre a Suo Figlio Gesù, alla santità, alla missione dentro la vita quotidiana.