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Santo

Santa Maria de Jesus Sacramentado (Venegas De La Torre), 30 luglio

By 29 Luglio, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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«“Madre Nati”, prima messicana canonizzata, fondatrice delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù. Dalla sua pietà eucaristica, si fece in quattro per i malati, gli anziani e i moribondi del suo paese».

Ogni vita scorre dentro alcuni parametri, e quelle dei santi, alcune hanno avuto traiettorie rilevanti ed altre sono passate inosservate. Benché sembri che tutto scorra in un clima interno di pace, è difficile concepire itinerari spirituali che non siano stati oscurati qualche volta dal temporale, o da un conato della stessa. Gli “attentati” esterni, come dice il vangelo, non sono tanto problematici come quelli interni. Nel cammino verso la perfezione ognuno deve disporsi a lottare contro i suoi. Se la donazione è ferma perché l’asceta non è abbandonato dal coraggio in questa battaglia, e conserva per sé quello che accade dentro di sé, nessuno oltre a Dio può saperlo.

È possibile che qualcosa di simile sia successo nella vita di Natività Venegas de la Torre, conosciuta come “Madre Nati”. Arrivò ad un’età avanzata avendo, agli occhi degli altri, l’aspetto delle persone semplici. Non smettono di donarsi, ma lo fanno con tanta semplicità che sembra qualcosa di ordinario; non richiamano l’attenzione. Dopo, quando si esaminano le sue virtù, si apprezzano tale quantità di sfumature che non si può dubitare dello sforzo che dovette mettere in molti istanti della sua vita.

Nacque in Zapotlanejo (Jalisco, Messico), l’8 settembre 1868, ma visse in diverse località del paese. Fu l’ultima di dodici fratelli. Perse sua madre a 16 anni e suo padre quando ne aveva 19. In quel tempo, l’autenticità e coerenza del suo cristiano genitore, come la pietà che le inculcò sua madre, le insegnarono a riconoscere i segni del vero amore. Con lei imparò a pregare, a familiarizzare col catechismo ed i principi essenziali della fede. Da suo padre ereditò anche la sua inclinazione per la poesia. Natività normalmente dava lezione ai bambini e tendeva a nascondersi per leggere le vite dei santi. Una delle sue sorelle si lamentava perché doveva fare gran parte del lavoro. Quando ricorreva a suo padre, questi le ricordava il passaggio evangelico delle sorelle Marta e Maria, facendo vedere che Natività agiva come Maria, ed ella come Marta. Rimanendo orfane di madre, il padre inviò le figlie a Guadalajara alle cure di alcuni zii. Fu l’ultima volta che esse lo videro in vita. Con questo fatto luttuoso, l’esistenza della santa entrava in un periodo difficile, di una certa sofferenza.

In quell’epoca si era manifestata la sua devozione per il Santissimo Sacramento. Passava ore davanti al Tabernacolo, riceveva l’Eucaristia e realizzava opere caritatevoli. Nel 1898 si affiliò alle Figlie di Maria. Ma fu nel 1905 quando si produsse un cambiamento sostanziale nello svolgersi della sua vita. Andò insieme ad altre tre giovani ad alcuni esercizi spirituali che ebbero luogo a San Sebastián de Analco, e concludendoli decise di consacrarsi. Ebbe varie opzioni in alcuni Ordini che le offrirono di entrare in essi, ma scelse di far parte delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù che avevano come obiettivo la cura dei malati. Mezza dozzina di donne, compresa lei, affrontarono il compito di assisterli nell’ospedale del Sacro Cuore appena fondato dal canonico padre Atenógenes Silva y Alvarez Tostado. Era rivolto ai poveri. Per loro e per gli anziani mostrava particolare sensibilità: “Gli anziani sono viaggiatori che se ne stanno andando via, ed è necessario accompagnarli con la maggiore tenerezza possibile”. Professò nel 1910 e due anni più tardi fu eletta come vicaria. Aveva qualità per il governo e condusse le sue sorelle alla vivenza delle virtù. Nel suo lavoro come formatrice seppe combinare la fermezza con la tenerezza. Comprensiva, servizievole, umile e paziente, andava segnando con la sua testimonianza il sentiero di un’autentica consacrazione.

Il suo spirito, sensibilizzato al dramma umano, non poteva rimanere impassibile davanti all’afflizione di anziani, moribondi, malati e peccatori; li consolò, assistendoli in diversi modi. Diede impulso a sale da pranzo per coloro che non avevano risorse e fornì loro medicine. Non si dimenticò neppure dei parenti dei ricoverati; con delicatezza e visione destinò loro uno spazio affinché potessero seguire i loro malati senza costo alcuno. Anche i prelati, i sacerdoti e i seminaristi furono oggetto del suo trattamento squisito e della sua generosità. La triade nella quale era collocata la sua vita spirituale fu il Sacro Cuore di Gesù, l’Eucaristia e la Vergine. Si mortificò senza pietà alcuna verso se stessa. Perseverava vivendo unita a Cristo, essendo costante e fedele nelle cose semplici di ogni giorno, che generalmente sono quelle che più costano, senza cadere nella routine. Si propose di imitarLo con gioia, grata di potersi fare brace d’amore per gli altri. Mossa dal suo ardore apostolico sognava di estendere ovunque la fede. Nel 1921 fu eletta superiora generale. Occupando questa alta missione, in mezzo alla persecuzione governativa redasse nel 1926 le costituzioni delle Figlie del Sacro Cuore Gesù, convertito in Istituto, regole promosse nel 1930 da monsignor Orozco y Jiménez, arcivescovo di Guadalajara.

Il peso degli anni, coi suoi acciacchi, le stava cadendo addosso e nel 1954 lasciò il suo incarico. I quattro restanti anni di vita che le rimanevano li riempì con la sua preghiera, condividendo con gli altri la ricchezza interiore che possedeva, come aveva fatto sempre, fedele al suo successore. Un’embolia cerebrale che si presentò nel 1956 le causò una paresi che sopportò con esemplare serenità e pazienza, fino a che consegnò la sua anima a Dio il 30 Luglio 1959.

Giovanni Paolo II la beatificò il 22 novembre 1992, e la canonizzò il 21 maggio 2000.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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