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Santo

San Pietro da Verona, 6 aprile

By 5 Aprile, 2024Aprile 17th, 2024No Comments
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“Difensore della fede di fronte all’eresia manichea. Un eccelso predicatore che convertì un numero incalcolabile di persone in Italia, dove evangelizzò. Fu gratificato, tra gli altri, con il dono dei miracoli. E’ protomartire dell’ordine domenicano”.

Nacque nel 1205 a Verona (Italia) quando i catari propagavano il manicheismo. Nella sua stessa famiglia aveva i nemici della fede poiché era rimasta coinvolta dalle parole dell’eresia. Ma i suoi genitori, rispettosi, aperti e generosi, facilitarono i suoi studi in un centro cattolico. Di lì uscì equipaggiato con una grande preparazione che gli avrebbe permesso di fare fronte agli oppositori col rigore dovuto. Un suo zio, cataro convinto, ebbe occasione di constatare di prima mano quanto fossero consolidati i principi nell’animo dell’adolescente che recitò con fervore il simbolo della fede nicena. Questo parente ascoltandolo rimase impressionato per la forza degli argomenti branditi, e non nascose la sua inquietudine.

Più tardi, essendo Pietro studente universitario a Bologna, compagnie poco raccomandabili gli giocarono brutti scherzi e si vide assalito da diverse tentazioni. Ma quel tempo non si dilatò. Dio aveva per lui grandi missioni. L’Ordine dei Predicatori era al suo apogeo nel momento in cui il giovane che aveva 16 anni, conobbe Domenico di Guzmán. Sedotto dalle sue parole si fece domenicano e ricevette l’abito che il santo gl’impose personalmente. Se da bambino era emerso per la sua intelligenza, sincerità e fermezza nelle sue decisioni, come religioso compì con stretta fedeltà il suo impegno. Prese il vangelo, si applicò nello studio e mantenne vivo uno stato di orazione. Inoltre, cercando una penitenza radicale si abbracciò alle austerità, come aveva fatto il suo fondatore.

In maniera coscienziosa preparava davanti a Cristo la sua predicazione, per cui si raccoglieva durante la notte meditando e pregando. Mentre evangelizzava in Lombardia, in queste quotidiane veglie che avevano luogo nella sua cella, trovandosi in stato di contemplazione gli si presentarono tre sante che furono martirizzate: Agnese, Cecilia e Caterina di Alessandria, con le quali mantenne un dialogo. Informato il priore da altri frati che avevano ascoltato le voci dietro i muri, fu severamente rimproverato nel capitolo. Lo incolparono di avere violato la clausura permettendosi di introdurre donne nella sua umile stanza. Si giudicò con severità questa supposta imprudenza che rivestiva innegabile gravità per un consacrato. Egli stette in silenzio ed accolse ubbidiente il suo trasferimento al convento della Marca Ancona.

Gli avevano proibito di predicare, di modo che si dedicò a studiare con più impegno. Supplicava Dio con insistenza: il peso dell’attaccamento alla fama era importante. Conosceva egli la sua innocenza, ma, che cosa avrebbero pensato gli altri? Un giorno si diresse al crocifisso e mostrò la sua desolazione: “Signore, Tu sai che non sono colpevole. Perché permetti che mi calunnino?” Gesù rispose: “E che cosa ho fatto io, Pietro, per meritare la passione e la morte?” Colpito da queste parole si sentì imbarazzato ed afflitto. Uscì anche fortificato per affrontare la pena. Dopo poco tempo venne allo scoperto la sua innocenza. Ritornò alla predicazione e mieté maggiori frutti apostolici.

Ordinato sacerdote, ed essendo uomo di dialogo, cominciò a diffondere il vangelo per la Toscana, la provincia di Milano e la Romagna. Il suo obiettivo primordiale erano i catari. Furono innumerevoli gli eretici che tornarono alla Chiesa dopo aver ascoltato le sue parole. Uno di essi Rainiero di Piacenza. Le moltitudini cercavano la sua cura spirituale e fisica tentando di arrivare a lui, benché per fare ciò dovevano aprirsi un passaggio a spintoni. Egli stesso doveva essere issato perché altrimenti avrebbero potuto schiacciarlo. Le chiese e gli spazi all’aria aperta servivano ai fedeli per accogliere giubilanti questo grande confessore. Aveva per ognuno dei penitenti il giudizio giusto, saggio, incarnato nell’amore misericordioso di Dio. Nell’intenso lavoro evangelizzatore che portava a termine la sua virtù lo precedeva. Creò le “Associazioni della fede” e la “Confraternita per la lode della Vergine Maria”.

Durante la sua vita sperimentò prove molto diverse, disprezzi ed attacchi. Ma amava Cristo e nulla fermò la sua volontà. Arrivò ad essere superiore dei conventi di Piacenza, Como e Genova. Predicò a Roma, Firenze, Milano… In tutti i posti continuava a lasciare una stele di miracoli, doni con i quali fu gratificato. Qualche volta persone maliziose cercarono di tentarlo fingendo una malattia. È quello che fece un eretico a Milano che godeva di buona salute. Se riusciva a confondere il santo, lo avrebbe messo in evidenza. Pietro gli disse: “Prego il Signore di tutto il creato che se la tua malattia non è vera, ti tratti come meriti”. Immediatamente il bugiardo soffrì i sintomi della lesione che aveva simulato, e pregò per la guarigione di cui aveva bisogno per fuggire da dolori tanto acuti in quel momento. Commosso il santo del suo pentimento, tracciò il segno della croce e lo liberò dal male. Inoltre, ottenne la sua conversione.

Pietro fu sempre accompagnato dalla sete di martirio che non dubitava di supplicare perché gli fosse concessa. Nel 1232 Gregorio IX che lo conosceva, lo nominò inquisitore generale, come poi fece Innocenzo IV, il che suscitò molte inimicizie. Ci fu perfino una congiura per assassinarlo. Venti anni dopo, mentre predicava a Como fu informato che si cospirava contro la sua vita valutata 40 libbre milanesi. Rispose senza alterarsi: “Lasciateli tranquilli; dopo morto sarò ancora più potente”. Trascorsi quindici giorni, concretamente il 6 aprile 1252, quando ritornava a Milano da Como, convento del quale era priore, vicino alla località di Barlassina ricevette due colpi di accetta sulla testa che gli diedero i nemici della fede. Sanguinando, ma ancora in vita, recitava il Credo e, come narrano le cronache, sul punto di spirare col suo sangue scrisse per terra con un dito: “Credo in Deum“. Aveva 46 anni.

Il 25 marzo del 1253, l’anno seguente della sua morte, fu canonizzato da Innocenzo IV. È protomartire dell’Ordine domenicano. Carino, l’assassino del santo, si pentì dopo, e si fece domenicano. I suoi segni visibili di virtù fecero sì che fosse venerato da parte del popolo.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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