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Santo

San Pietro Canisio, 21 dicembre

By 20 Dicembre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Dottore della Chiesa; il più importante e intrepido difensore della religione. Portò il carisma gesuita in parecchie parti d’Europa. In modo particolare evangelizzò la Germania. Fu un brillante teologo e autore di importanti opere”.

Questo insigne apostolo della Germania, instancabile apologeta che seguì i passi di san Bonifacio nell’evangelizzazione gesuita della Germania, non si concesse neppure un istante per sé, facendo della sua vita un permanente atto di offerta a Cristo.     

Nacque l’8 maggio 1521 nella località olandese di Nimega. La sua influente famiglia apparteneva alla nobiltà; suo padre era il sindaco della sua città natale. Fu il primogenito di due fratelli, e di otto rampolli in più che nacquero dal secondo matrimonio di suo padre che contrasse nuove nozze rimanendo vedovo. Tutti i figli furono educati nella fede tanto da lui come dalle sue due mogli. Nel 1536 Pietro iniziò i suoi studi nell’università di Colonia. E fu lì dove l’efficace lavoro apostolico di due sacerdoti andarono conducendolo verso una vita spirituale intensa. Il secondo, Nicolás van Esche che fu il suo confessore, gli suggerì di leggere il vangelo tutti i giorni e gli diede i modelli elementari dell’orazione. Normalmente frequentava il monastero certosino di santa Barbara.     

Fu un allievo eccezionale. Nel 1540 ottenne il Magister in Teologia. Allora viveva in uno stato di ricerca, e si trovava nell’attesa che Dio gli mostrasse la strada da seguire, mentre valutava l’opzione sacerdotale. Tutto si concretizzò conoscendo il gesuita Pietro Fabro nel 1543; lo aveva messo in contatto con lui un altro gesuita compagno di studi. Si trasferì espressamente a Magonza per parlare col beato, e rimase sotto la sua protezione. Poi fece gli esercizi spirituali, e nel maggio di quell’anno entrò nella Compagnia di Gesù. Il noviziato coincise con la morte di suo padre e decise di distribuire gli abbondanti beni che ereditò tra i poveri, studenti senza risorse ed anche tra i gesuiti. Gli affidarono la delicata missione di dirigere come vice superiore la ridotta comunità che rimase in Colonia tentando di evitare il decreto di espulsione che pendeva sui conventi. Nel 1544 cominciò a dedicarsi alla predicazione, azione apostolica che lo avrebbe distinto e nella quale ottenne grandi conversioni.     

Professò nel maggio del 1545. Il suo prestigio nell’università era tale che lo nominarono per partecipare alla Dieta di Worms dove si dirimevano i conflitti tra protestanti e cattolici. Un’altra delle sue attuazioni si produsse nell’ambito della diplomazia. Lavorava arduamente, cosciente di non avere neppure un istante per sé, come esprimeva al padre Fabro nelle sue lettere. Fu ordinato nel giugno 1546 e nell’agosto di quell’anno moriva il beato, notizia che Pietro accolse con incontenibile emozione poiché si era formato sotto la sua tutela. La situazione ecclesiale era grave perché l’arcivescovo Max Hermann von Wied si era invischiato nell’eresia e l’avevano scomunicato. Le missioni diplomatiche che Canisio portò a termine furono essenziali per il mantenimento della fede in Colonia; per esse è stato qualificato come “il più importante ed intrepido difensore della religione”. Si distinse per il suo zelo apostolico, l’orazione, la meditazione e la carità che mostrava verso tutti. Fu un apologeta della fede la cui difesa effettuò con rigore e rispetto, imbattibile nel suo modo di confutare gli errori.     

Nel 1547 partecipò al Concilio di Trento, lavorando con Diego Laínez ed Alfonso Salmerón. In qualità di teologo aveva accompagnato il prelato dell’Austria. Poi si trasferì a Roma per indicazione di Sant’Ignazio di Loyola che si occupò personalmente di completare la sua formazione. Si addottorò nel 1549. Umile, ubbidiente e disposto a tutto per Cristo, partì per Messina per lavorare in una scuola infantile. Riconobbe: “Mi attacco all’obbedienza, col cuore. Obbligo lo spirito a non inclinarsi”. Quando ebbe un colloquio col papa Paolo III, sapendo che sarebbe partito per la Germania, si mise in ginocchio nella basilica di san Pietro pregando fervidamente la benedizione degli apostoli Pietro e Paolo. Uscì confortato: “Lì ho sentito che una grande consolazione e la presenza della grazia mi erano concesse attraverso questi intercessori, Pietro e Paolo. Essi confermavano la mia missione in Germania e sembravano trasmettermi, come apostolo della Germania, l’appoggio della loro benevolenza. Tu conosci Signore in che modo e per quante volte in quello stesso giorno mi hai affidato la Germania, che poi curerò e per la quale desidero vivere e morire.”    

Con la magnanima risoluzione di non deludere Cristo ed i suoi superiori trascorse il resto della sua vita tra Germania, Austria e Olanda, essendo instancabile apostolo, insigne professore, ardente predicatore e riconciliatore che seppe toccare la fibra intima dei lontani dalla fede. Pacificatore e mediatore in gravi conflitti, uomo di grande visione e saggio governo, per dove passava sorgevano vocazioni e, con esse, l’incremento di sacerdoti. Fu fondatore di scuole, vice gran cancelliere e rettore universitario, amministratore della diocesi di Vienna, con suo dispiacere, per espressa indicazione del papa Giulio III, e celebre autore. Scampoli delle sue esperienze mistiche mettono in rilievo la sua passione per Cristo: “Tu, alla fine, come se potessi aprirmi il cuore del Santissimo Corpo che mi sembrava vedere davanti a me, mi hai comandato di bere a quella fonte, invitandomi per dire così a tirare fuori le acque della mia salvezza dalle tue fonti, oh mio Salvatore”.    

Tra le sue opere si trova il famoso compendio di dottrina cristiana, poi convertito in catechismo che sarebbe stato oggetto di numerose traduzioni e riedizioni. Nel 1556 Ignazio lo designò provinciale della Germania trovandosi sotto la sua giurisdizione: Austria, Boemia, Baviera e Tirolo. In tre decadi percorse migliaia di chilometri evangelizzando le genti. “Riposeremo in cielo”, diceva. Tutti, credenti o non credenti, lo stimavano. Fu designato nunzio da Pio IV, e Pio V lo invitò ad assistere alla Dieta di Augsburg. Gli ultimi diciassette anni della sua vita li passò a Friburgo, incoraggiando, consolando, studiando, scrivendo e dando impulso alle fondazioni. Morì il 21 dicembre 1597 contemplando Maria. 

Pio IX lo beatificò il 20 novembre 1864. Pio XI lo canonizzò e dichiarò dottore della Chiesa il 21 maggio 1925. 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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