La paura: un nemico temibile

di p. Luis CASASUS, Superiore Generale  dei missionari Identes.                                            

New York,  21 giugno 2020 | XII Domenica Tempo Ord.

Geremia 20, 10-13; Lettera ai Romani 5, 12-15; S. Matteo 10, 26-33

Per molti di noi, il solo pensiero della morte può lanciarci rapidamente verso le nostre più inutili distrazioni e tattiche di evasione. In questo modo, continuiamo a darle potere e a perpetuare la nozione della morte come un tema tabù. Intellettualmente possiamo riconoscere la nostra mortalità, ma nel fondo, la neghiamo. La paura della morte è tanto opprimente che manteniamo questa conoscenza incosciente. 

Alcuni autori sostengono che realizziamo la maggioranza delle azioni umane principalmente come un mezzo per ignorare o evadere la morte. Suggeriscono che la paura della morte è quella che ci motiva a cercare di lasciare un lascito duraturo, a mangiare verdure, a rimanere in posizioni di autorità il maggiore tempo possibile, o ad andare in palestra o in chiesa. In una prospettiva più profonda, l’autore dell’Epistola agli Ebrei afferma che Gesù morì per liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. (Eb 2, 15). Dopo aver riflettuto sulla realtà della morte e soprattutto sulla salvezza e sulla libertà che abbiamo ricevuto attraverso Cristo, San Paolo esclama: Dov’è, oh morte, il tuo pungiglione? (1Cor 15,55), perché aveva compreso che la paura della morte ci incita a difenderci e a lasciarci portare dal nostro orgoglio. 

Ovviamente, ci sono altri aspetti della morte che temiamo, come la malattia, l’invalidità e l’angoscia delle persone che si preoccupano per noi. Questo spiega perché Carl R. Rogers disse che non possiamo avere paura della morte, in realtà, possiamo avere solo paura della vita. 

Una madre e sua figlia piccola di quattro anni si preparavano per coricarsi alla sera. La bambina aveva paura dell’oscurità, ed anche la madre, sola con la bambina, sentiva paura. Quando la luce si spense, la bambina vide la luna fuori dalla finestra. La bimba domandò: È la luna la luce di Dio? La madre disse: Sì, la luce di Dio sta brillando sempre. La seguente domanda fu: Dio spegnerà la sua luce e andrà a dormire? E la madre rispose: No, figlia mia. Dio non dorme mai. Allora, nella semplicità della sua fede, la bambina, disse qualcosa che tranquillizzò anche la paurosa madre: Bene, finché Dio è sveglio, non ho paura. 

Non ci stupisce che Gesù dicesse: Se non diventate come bambini piccoli, non entrerete nel regno dei cieli. Quante volte permettiamo che la paura dell’oscurità, del fallimento, della sofferenza, della morte, ci rubi il sonno e l’allegria di vivere! La luce di Dio non si spegne mai; Egli è sempre sveglio per le nostre necessità. 

Ma il lato positivo del pensiero della morte che è stato usato dal cristianesimo e da altre religioni per stimolare la nostra compassione, ha un’importanza pratica nella nostra vita di orazione, per riuscire a non distrarci e così guardare gli altri con vera misericordia. 

Quando ci rendiamo conto che stiamo morendo, e che tutti gli altri esseri umani muoiono con noi, e che tutti ci troviamo in un difficile e sconosciuto viaggio verso la nostra casa celestiale, incominciamo ad avere il senso della fragilità e della preziosità di ogni momento e del nostro prossimo, e vediamo più chiaramente che siamo fratelli, perché condividiamo la nostra fragilità ed il nostro destino. 

La paura può paralizzare e ferire la nostra volontà, il che rappresenta un danno alla libertà alla quale siamo chiamati. 

Quando esaminiamo la mancanza di orazione nella nostra volontà, prestiamo attenzione ai desideri inutili o negativi che c’invadono e che spesso sono prodotti dalla mancanza di pace. Ma raramente notiamo gli effetti paralizzanti della paura che ci impedisce di abbracciare quello che realmente è il nostro desiderio ed aspirazione interiore. 

Ma c’è di più. La paura colpisce e turba la nostra intelligenza, di modo che la paura e la fede si escludono mutuamente. Temere è l’opposto di credere. Credere in Dio elimina la paura. Quando crediamo che Dio è buono e che ha il controllo di tutti gli eventi ed avvenimenti sulla terra, il credente non teme più. Pone la sua fiducia nell’amore e nell’attenzione di Dio. Questo appare chiaramente nella Prima Lettura di oggi. 

Geremia vive in un momento scoraggiante della storia del suo popolo. Nabucodonosor, re di Babilonia, è pronto ad assalire Gerusalemme. I comandanti dell’esercito sono totalmente confusi e la tensione cresce e cresce. I leader religiosi offrono speranze vuote di pace (Ger 6, 14), ma tutto va male e la catastrofe si avvicina. 

Geremia è giovane, timido e sensibile, lontano dalla polemica, ma è chiamato ad una missione difficile e rischiosa: [Preparati per l’azione]; poi, cingiti i fianchi, alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; ….. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti». (Ger 1,17-19). 

Il sommo sacerdote, Pashur, è catturato e portato in esilio, dove morirà insieme a quelli che ingannavano con bugie: prometteva pace, mentre si avvicinavano i giorni di terrore. I nemici (e gli amici) di Geremia si prendono gioco di lui e decidono anche di ammazzarlo. Il profeta si sente respinto dal suo popolo ed abbandonato da tutti. A questo punto, lo scoraggiamento, l’incertezza, la disperazione e perfino il dubbio che la sua vocazione sia un inganno, sono inevitabili e comprensibili. Manifesta il suo sentimento al Signore; gli grida tutto il suo dolore, fino al punto di maledire il giorno della sua nascita (Ger 20, 14-18). 

Geremia accusò il popolo di peccato e avvisò del giudizio di Dio su di essi. Condannò il fatto che confidassero di più nei patti militari che in Dio. Geremia fu portato in esilio, ma si rifiutò di essere costretto a tacere. Ma l’orazione produce in lui la certezza della fedeltà di Dio. E proclama: Ma Yahvé, come potente guerriero, sta con me. Ora è sicuro: Dio interverrà, farà brillare la verità e farà trionfare il difensore della causa giusta. 

Il nostro padre Fondatore dice che la prevenzione è l’essenza della profezia. Capisco per questo che lo Spirito Santo ci prepara per i momenti in cui ci chiede un impegno speciale, non anticipato da noi, e pertanto più esigente e basato su una fede solida, non sui nostri calcoli. 

Ogni discepolo di Cristo riceve segni profetici, segnali, anche se incompleti o solo a metà, di quello che gli si chiede, o anche delle necessità che bisogna soddisfare intorno a lui, nella Chiesa e nel mondo. Uno degli elementi della nostra orazione deve essere, in effetti, preparare il nostro cuore per quei momenti nel futuro prossimo. 

C’era un capitano marittimo che, una volta ritirato, dirigeva una barca che portava i viaggiatori ad un’isola vicina. In uno di quei viaggi, la barca era piena di giovani. Questi giovani risero del vecchio capitano quando lo videro recitare una preghiera prima di partire, perché il giorno era soleggiato e chiaro. Tuttavia, un temporale esplose improvvisamente e la barca cominciò a beccheggiare violentemente. I passeggeri terrorizzati si avvicinarono al capitano e gli chiesero di pregare insieme a loro. Ma egli rispose: Recito le mie preghiere quando c’è calma. Quando tutto è agitato, mi occupo della mia barca. La lezione è che, se non possiamo o non vogliamo cercare Dio nei momenti tranquilli delle nostre vite, non è probabile che lo incontreremo quando ci sono problemi. Dobbiamo vivere come veri profeti… e ci viene data la grazia per farlo. 

La paura della morte ha una funzione positiva e protettrice tanto negli animali come negli umani. Ma Gesù ci dice ancora di più: che dobbiamo avere vera paura di colui che può toglierci, a partire da questo momento, quella vita che è eterna. 

Di fatto, la Seconda Lettura ci ricorda la conseguenza del peccato di Adamo ed i nostri personali peccati: Non la morte biologica che è un fatto naturale, bensì l’incapacità di vivere, scelta da chiunque si rifiuti di seguire i passi di Dio. Non abbiamo coltivato molte volte, per paura di essere soli, amicizie ambigue o mantenuto relazioni che hanno finito per trasformarci in schiavi ed impedirci di vivere? 

Tuttavia, la grazia ottenuta dall’obbedienza di Cristo è molto superiore ai problemi causati dall’insensatezza umana. Per merito di Cristo, Dio ci ha comunicato tutta la sua vita. San Paolo sottolinea il fatto che Cristo, con la sua morte, non vinse solo il peccato, ma sparse la grazia divina in modo tanto abbondante e generoso sull’umanità, rendendoci fratelli suoi e, pertanto, figli di Dio, che non c’è paragone tra il mondo redento dalla morte di Cristo ed il mondo del peccato che prevale senza Lui. 

Da un punto di vista pratico, gli zoologi chiamano “distanza di sicurezza” lo spazio di cui un uccello ha bisogno di mantenere tra sé e qualcuno che si avvicina al suo ambiente. Siamo capaci di usare positivamente la paura verso colui che ha il potere di distruggere tanto l’anima come il corpo, come dice Gesù? 

La paura della persecuzione e la paura di essere feriti fisicamente o emozionalmente sono legati alla paura della morte. 

Gesù dice: Non si vendono due passeri per una moneta di rame? E nessuno di essi cade a terra senza l’approvazione di suo Padre. Qui abbiamo l’immagine di un passero ferito, colpito, e che cade a terra. La gente normalmente mangiava passeri. Potevano comprarli in qualunque mercato di Gerusalemme. Erano molto economici e specialmente i poveri li compravano e mangiavano. Ma come arrivavano quegli uccelli al mercato? Li prendevano con una corda o li colpivano con una pietra. Ed ovviamente, nel tentativo di prenderli, i passeri venivano feriti. 

Cosicché qui la questione è che c’è una ferita che causa dolore e sofferenza. Abbiamo paura di uscire feriti, e questa è una reazione normale. Un’altra volta, Gesù dice: Non avere paura di tutto ciò. Non hai niente da preoccuparti perché mio Padre ti ama. Dio conosce tutti gli eventi ed avvenimenti sulla terra, fino nel più minimo dettaglio. Sa quando un piccolo passero cade a terra. Conosce ogni capello della testa di una persona. Se Dio è tanto preoccupato per i passeri che nessuno cade a terra senza il suo consenso, quanto più si preoccuperà per i dettagli più insignificanti di ognuno di noi che valgono più per Lui che i passeri che sono la corona della sua creazione? Dio è capace di farsi carico di tutte le ferite e del dolore di chi ha fede ed incanalarli tutti per il loro bene. Può dare senso, significato e trascendenza a tutto quello che succede ad una persona. 

Ma siamo chiari. L’apostolo, come una madre o un padre devoto, ha una paura più importante della paura di quello che succederà a se stesso. Temiamo per coloro che amiamo di più, i nostri figli, i nostri fratelli e sorelle giovani, i nostri malati. A volte pensiamo che siamo i loro più grandi protettori, ma non è vero. L’oscurità di questo mondo è semplicemente più potente di noi. E, anche così, siamo chiamati a mettere le nostre paure ai piedi di Dio e con coraggio andare avanti. Egli promette di essere una luce nell’oscurità, per guidarmi, per stare al mio fianco in ogni passo del cammino in questo pericoloso viaggio. Non posso proteggere sempre coloro che amo, ma posso guidarli attraverso l’oscurità con fiducia, sapendo che Dio mi sta guidando: Gettate in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. ( 1Pt 5, 7). 

La maggioranza delle volte, gli apostoli non vedranno germinare i semi di luce e bontà che hanno seminato con sforzo e dolore. Tuttavia, devono coltivare la gioiosa certezza che il raccolto crescerà e sarà abbondante. Il loro lavoro non sarà stato invano; benché siano annichiliti, nessuna forza nemica potrà ostacolare la realizzazione del piano di Dio. 

Potremmo dire che la maggioranza delle nostre paure sono… paure egoistiche. Quelli che credono di essere i riceventi di una grazia molto speciale, sviluppano una paura paradossalmente amorosa e contemporaneamente allegra. Per l’amore e l’allegria di Dio, tremiamo col privilegio di stare alla sua presenza e di collaborare nel suo regno. Abbiamo una profonda paura di affliggerlo. 

Avresti molta paura se qualcuno mettesse nelle tue mani un prezioso e bel vaso dell’antica dinastia Ming. Non tremeresti per la paura che il vaso ti possa danneggiare, bensì per il fatto che tu possa romperlo. Ovviamente, non possiamo fare male a Dio, ma un cristiano deve preoccuparsi intensamente di non affliggere o disonorare colui che è tanto glorioso e che tanto ha fatto per noi. 

Il timor di Dio è un timore molto speciale, vincolato alla nostra facoltà di unione. Tanto speciale che si riconosce come un vero dono dello Spirito Santo. 

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