Commento di p. Jesús Fernández al Vangelo del 7 giugno, Solennità della Santissima Trinità (Gv 3, 16-18)

Oggi celebriamo la festività liturgica della Santissima Trinità, vera comunità di amore assoluto. La Santissima Trinità sono tre persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, ed una sola natura divina.

Nel momento del battesimo la Santissima Trinità prende possesso del nostro spirito e veniamo consacrati alla Trinità come suoi templi. Finché restiamo in stato di grazia, la Santissima Trinità continua ad inabitare in noi perché ora gli apparteniamo. Cristo ci dice: “chi crede ha la vita eterna”, e l’inabitazione delle persone divine nel nostro spirito è la vita eterna, e cominciamo a viverla già qui.

Più avanti San Giovanni ci ricorda le parole di Cristo: “ se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Dove stanno il Padre e il Figlio c’è sempre anche lo Spirito Santo: non possono separarsi. La missione dello Spirito Santo è santificarci e farci ogni volta più figli del Padre e più fratelli di Cristo; e lo fa con una profonda intimità.

La Santissima Trinità è l’asse e la ragione del nostro esistere. Noi possiamo pensare di essere in stato di grazia, ossia possiamo avere una sicurezza morale che non abbiamo commesso un peccato grave, ossia un peccato mortale, o che ci siamo pentiti dello stesso attraverso il sacramento della penitenza o della riconciliazione. Allora possiamo pensare che siamo in stato di grazia e che la Santissima Trinità ha preso realmente possesso del nostro spirito.

Sicuramente ci hanno parlato poco di questo mistero tanto rivelatore. Per alcuni pare facile, per esempio, dimenticarsi di Dio e più difficile ricordarsi di Lui. Ma nell’orazione trinitaria che è il Padre nostro, percepiamo questa presenza trinitaria.

Cristo chiede ai suoi discepoli e a noi, che preghiamo con il Padre nostro, però sapendo, per una grazia meravigliosa, dire invece di Padre, Abba, papà. Questa parola, detta al Padre, è affettuosa, piena di tenerezza e di grande entusiasmo. Questo ci dà una forza interiore. Dobbiamo pensare che nel dire il Padre nostro, ogni frase è diretta, con l’affetto e la tenerezza di un figlio a suo padre del cielo. Per esempio noi diciamo: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome”, però dovremmo, almeno interiormente, dire: ‘Padre, sia santificato il tuo nome; Padre, venga il tuo regno’, e non la parola ‘padre’, ma quella che usò Cristo: ‘Abba, papà’, o come si dice in SudAmerica ‘papino’. Così fino alla fine. Che modo meraviglioso e affascinante di pregare!

Lo Spirito Santo è colui che ci permette, per grazia, di recitare il Padre nostro come veri figli del Padre. Anche quando ci facciamo il segno della croce, lo facciamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Papa Francesco dice che a volte gli fa pena vedere bambini che non sanno fare il segno della croce; non sanno, non è stato loro insegnato con questo senso trinitario pieno di amore, di affetto, di tenerezza. Non è solo un simbolo, è qualcosa di molto più profondo.

Dobbiamo avere un’intimità mistica o spirituale. Dico mistica perché è intima, con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Alla fine potremo dire come San Paolo “Ormai non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Pensate cosa significa essere in stato di grazia: ormai ci mettiamo a pensare a immagine e somiglianza di Cristo, a volere quello che Cristo vuole. Vedremo la Santissima Trinità nel nostro spirito in una maniera più intima e molto più intensa, particolarmente nell’ Eucarestia. Invece di occupare la nostra mente con pensieri inutili, dobbiamo dirigere i nostri pensieri alle Persone Divine che stanno nel più intimo di noi stessi. E’ lì dove, come dice Cristo, il Padre ci aspetta per dialogare, per ascoltarci. Ma il Padre non è senza il Figlio e lo Spirito Santo. Questa orazione richiede solo molto amore e fare silenzio a tanti pensieri inopportuni, inutili e ossessivi, e questo ce lo insegnerà lo Spirito Santo che ci aiuterà moltissimo.

Dobbiamo imparare a disciplinare la nostra mente e la nostra volontà, ossia, a fare silenzio. Per questo ci viene in aiuto lo Spirito Santo. Questo ce lo dice Cristo. Questo è il raccoglimento. Avere la mente in Cristo, avere la mente nelle Persone Divine, questo chiamiamo raccoglimento. Ho la mente raccolta e non dispersa nel turbinio della vita quotidiana? Sembra impossibile, ma Cristo ci dice: “ciò che per te è impossibile, io lo rendo possibile”. Confidiamo in Lui, non scoraggiamoci mai, il Padre ci ama alla follia. Cerchiamo di fare qualche minuto, più o meno, di tempo di orazione, raccolti, non dispersi, non pensando ad altre cose, ogni giorno; e Cristo lo moltiplica per diceci, per cento, per mille, per un milione. Questa è l’intensità dell’amore, non è tanto il tempo ma quella passione e quell’entusiasmo per le cose divine, del Padre, del Figlio e dello Sdpirito Santo, ossia, della Santissima Trinità.

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