Commento di p. Jesús Fernández al Vangelo del 31 maggio, Solennità della Pentecoste (Gn 20,19-23)

La celebrazione della Pentecoste chiude il ciclo pasquale. La resurrezione e la pentecoste costituiscono un’unità inscindibile. La presenza di Cristo risorto nel cuore umano e nel mondo, avviene per mezzo dello Spirito Santo; il suo alimento sono la forza e l’ardore che ci trasmette lo Spirito Santo, e ciò trasforma la nostra interiorità. Pentecoste è un mistero d’interiorità: della presenza della Santissima Trinità in noi. Con lo Spirito Santo riceviamo il dono della pace e dell’unità. Tutti li udirono parlare nelle loro proprie lingue, quando Pietro parlò pubblicamente dopo quella presenza viva e piena di fuoco dello Spirito Santo; e udirono le meraviglie di Dio. Questo lo leggiamo negli Atti degli apostoli 2,9-11. Le meraviglie di Dio sono entrate nel cuore delle persone e possono parlare con tutta libertà di Dio.

La Chiesa è chiamata ad essere tempio vivo dello Spirito Santo. Un popolo che nasce per vivere la carità fraterna, questo è la Chiesa. Nessuno può parlare di Cristo e del Padre se non per mezzo dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo ci purifica, ci fa vivere la beatitudine dei puri di cuore in maniera speciale, perché essi vedranno Dio. Lo Spirito Santo è colui che fa sì che noi possiamo vivere il Padre nostro come veri figli suoi, per grazia. Dallo Spirito Santo sgorgano la nostra fede e la nostra speranza e possiamo vivere la carità. Lo Spirito Santo ci presenta e ci trasmette l’abbraccio e l’amore del Padre. E’ l’amore che sta nel Padre e nel Figlio, è quell’amore che il Padre ci concede quando riceviamo lo Spirito Santo. Cristo ha chiesto che lo ricevessimo, a immagine e somiglianza sua.

Lo Spirito Santo ci insegna a muoverci, ma non solamente a muoverci, ma anche ad arrivare al cuore del Padre. L’amore ci fa accettare l’altra persona, e questo è prodotto o frutto dello Spirito Santo. E ci fa capaci non solo di accettarla, ma di rispettarla; ci riempie di tenerezza, ci fa comprendere gli altri, anche nelle loro debolezze. Questo è frutto dello Spirito Santo. L’inno alla carità, per esempio, è opera dello Spirito Santo. Quando San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, nel capitolo 13° dice: “Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”, questo non sarebbe possibile senza lo Spirito Santo. Chi è pieno di amore può sopportare e accettare molte cose, senza sentirsi per questo oppresso o schiacciato. Sopportare non è solo accettare tutto ciò che ci viene buttato addosso, ma è sostenere, come colui che sostiene un peso con le braccia alzate. Stiamo parlando della forza dell’amore, della forza che ci trasmette lo Spirito Santo che non ha nulla a che vedere con le nostre povere forze.

Lo Spirito Santo è il principio di ogni orazione, e quindi anche del Padre nostro. Quando Cristo dice ai discepoli. “Quando pregate dite –Padre Nostro –“ non è senza la presenza delo Spirito Santo, perché il Padre nostro è una preghiera trinitaria. E’ Cristo che ci chiede di dirigerci al Padre attraverso lo Spirito Santo. E quali sono le sue caratteristiche? Intimità filiale, profondità, accoglienza, ascolto. Il Padre nostro ci porta alla comunità: non si può viverlo da soli. Lo dice la parola stessa: Padre nostro, non padre mio né padre tuo, una comunità di amore. Questo è frutto dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo è lo Spirito della verità, come dice l’evangelista Giovanni nel cap.14° 17-26. San Paolo ci dice: “Dove c’è lo Spirito dell’amore, lì c’è la libertà”. Nella seconda lettera ai Corinzi: La libertà dello Spirito Santo ha come natura la filiazione, l’amicizia e lo spirito di servizio. E quando parliamo di filiazione vuol dire che riceviamo uno spirito di figli non di servi, come dice San Paolo nella Lettera ai Romani, e questo ce lo trasmette lo Spirito Santo. L’amicizia è un dono dello Spirito Santo e in San Giovanni leggiamo queste parole di Cristo: “Ormai non vi chiamo più servi ma amici”. Lo Spirito Santo è fiamma, è fuoco, è brezza, è vento. Lo Spirito Santo è pura grazia, pura grazia. Dello Spirito Santo si dice che non si sa da dove viene, né dove va, però è certo che ci conduce al cuore del Padre. Lo Spirito Santo è il vero maestro della vita spirituale, è il grande pedagogo.

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