Commento di p. Jesús Fernández al Vangelo di Domenica, 13 ottobre (Lc 17, 11-19)

By 12 Ottobre, 2019Da leggere, Vangelo

Tutti siamo peccatori ma non tutti siamo corrotti, come dice Papa Francesco. Il peccato è, prima di tutto, un’offesa a Dio, e poi un’offesa al prossimo. Un peccato è tutto ciò che va contro la volontà di Dio.

Il peccato è mortale perché è la morte dell’anima e la grazia viene ridotta alla sua radice. Ci vuole il sacramento della riconciliazione con la sua relativa assoluzione, per ritornare in grazia.

Il peccato veniale è una malattia dell’anima che ci allontana da Dio in qualcosa, ma senza respingerlo.

I lebbrosi erano emarginati dalla società e vivevano fuori, isolati. Avevano dei campanelli al collo che annunciavano la loro presenza affinché la gente si allontanasse da loro. I sacerdoti erano coloro che attestavano che erano guariti e che potevano ritornare all’interno della società ed al tempio. I lebbrosi andavano al tempio, per far certificare che erano guariti.

Solamente uno, non giudeo ma samaritano, torna a ringraziare Gesù per averlo guarito. Cristo era il liberatore e fu disprezzato e giustiziato da sacerdoti che si ponevano al di sopra dei dieci comandamenti. C’è molta emarginazione nella società: bambini, giovani, donne, anziani sono costretti a vivere in condizioni disumane dall’attuale società e da quello che viene erroneamente chiamato ‘primo mondo’.

La forza legale era un simbolo dell’opzione religiosa al tempo di Cristo. Dio ascolta coloro che gridano chiedendo giustizia e dignità. Non possiamo tenere ai margini milioni di persone affette da infermità fisiche e spirituali: “ E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di Lui, e li farà a lungo aspettare?” (Lc 18,7)

Sia il ringraziamento che l’ira si diffondono da una persona ad un’altra. E’ bello quando qualcuno ringrazia un altro per le sue parole o i suoi gesti, con semplicità e generosità!

Siamo migliori di quanto pensiamo, ma non tanto come potremmo essere se conoscessimo chi è Cristo per ognuno di noi. Egli ci insegna, con il suo amore totale, quello che possiamo fare e quello che non possiamo fare. In definitiva ci insegna che cosa dobbiamo amare.

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