Commento di p. Jesús Fernández al Vangelo della Domenica dell’Ascensione, 24 maggio (Mt 18,16-20)

Nel Vangelo di oggi Cristo ci assicura che resterà con noi fino alla fine dei tempi, cioè tutti i giorni, tutti i momenti, e fino alla fine della nostra vita Egli starà con noi. Tuttavia a molti di noi costa riconoscere la sua vicinanza come fratello primogenito qual è, e come il miglior accompagnatore della nostra esistenza.

Egli ci aiuta nei successi ma anche nelle sconfitte, nella salute e nella malattia. Cristo ci sostiene in tutto. Come dice San Paolo nell’inno alla carità: “Tutto sopporta”. Cristo, quando sta con i suoi discepoli dopo la resurrezione, su un monte, lì dice che vuole essere nostro amico, se tu ed io lo vogliamo veramente.

Perché Cristio sta su quel monte? E’ un primo segno dell’Ascensione di Cristo al Cielo. C’è un momento in cui, dopo aver parlato con i discepoli, Egli si allontana dalla terra, però sta dicendo qualcosa ad ognuno di noi. Noi, come ci allontaniamo da noi stessi, ossia dalle nostre tendenze, dai nostri difetti, dai nostri attaccamenti? Cos’è che realmente mi impedisce di ascendere al cuore del Padre?

Però per giungere a quest’amicizia, Cristo fa il primo passo dicendoci che non ci abbandonerà mai, succeda quel che succeda. Ma ci chiede anche che noi ci avviciniamo a Lui, che lo riconosciamo come Cristo risuscitato: un Cristo che è presente nei sacramenti, specialmente nella santa Eucarestia, e che lo amiamo veramente, come Lui ci ama. .

L’amicizia con Cristo ci porterà molto lontano, e con questa amicizia troveremo segni chiari di pace e di luce. Egli ci porterà fino al cuore del Padre. Questo è il segno dell’Ascensione. Egli dice:” Vado a preparare un posto per voi in cielo!” Ma ci sono tanti che non riconoscono Cristo risuscitato, che dubitano di Lui quando percepiscono la sua presenza nella loro più profonda intimità. Non sanno, non sono stati educati a percepire come Lui è presente in noi. Altri, purtroppo, non vogliono conoscerlo; dobbiamo conoscerlo soprattutto nell’orazione, nell’Eucaristia e nel Vangelo.

Molti guardano a Cristo come ad una specie di personagggio storico del passato. Dimentichiamo che Egli venne su questa terra perché noi avessimo la vita, e l’avessimo in abbondanza. Cristo non è l’autore di proibizioni e di carichi pesanti. In un brano del Vangelo dice che vuole toglierci quel carico pesante e darcene uno leggero, che praticamente non pesa; è il carico dell’amore, anche se ogni amore richiede sempre uno sforzo.

Il cristianesimo non è una macchina calcolatrice dei beni e dei mali, non è assolutamente così. Cristo è amore, avviciniamoci a Lui. E’ pura generosità e pura amicizia. Ci sono cristiani che, per esempio, non sanno perdonare. E perché non sanno perdonare? Perché non sanno amare. Allora che succede? Che nel nostro cuore appaiono il rancore, l’invidia, il risentimento che ci corrodono dentro. E’ questo autoveleno che ci va distruggendo e solo il perdono risolve il risentimento, ci libera da quel carcere in cui ci siamo rinchiusi, solo perché qualcuno ci ha fatto del male. Lui ci chiama, ci chiama ad essere santi come nostro Padre celeste è santo, ossia ad amare in pienezza, a non essere mediocri. Cristo ci dà la grazia, Egli ce la darà; ci dà la forza, quella che io non ho, l’energia, la capacità per amare ad immagine e somiglianza di nostro Padre celeste.

Egli è la nostra gioia, Egli non è la nostra tristezza. Quella gioia che condividiamo con la Santissima Vergine Maria e con il Patriarca della Pace, San Giuseppe. Esprimiamogli il nostro amore, la nostra adorazione, come Maria, come il cieco dalla nascita, come il centurione, con quella loro stessa fede. Confessiamo questa fede e quest’amore alle nostre famiglie, ai nostri amici, ai colleghi di lavoro. Come avvicinarci a questo Cristo ch ci conduce al cuore del Padre e che ci ama alla follia, nonostante abbiamo molti difetti? Bene, Egli solo ci chiede pazienza e che gli permettiamo, per mezzo delo Spirito Santo, la purificazione. Lui ci purificherà, ci togliera i nostri pesi, se veramente glielo permettiamo. E come devo permetterglielo? Primo, con il Vangelo: il Vangelo è una lettera d’amore diretta a te, a me. E’ un libro di meditazione, è un libro di riflessione, è un libro di contemplazione, in definitiva di amore, che mi insegna a prendere la croce e a seguirlo.

L’altra colonna che mi permette di amare realmente Cristo, di seguirlo, di lasciarmi purificare è l’Eucarestia, che significa azione di grazie. E dall’Eucarestia può sbocciare solo la parola ringraziamento. Perciò spariscono il rancore ed il risentimento che sono incompatibili con l’Eucarestia, con Cristo stesso, quel Cristo veramente glorioso. Quando una persona, per esempio, è grata, è molto difficile che pensi o desideri cose negative e cattive di altre persone.

Nell’Eucarestia Cristo attende che lo andiamo a ricevere. E’ vero che dobbiamo passare dal sacramento della Riconciliazione, ma l’Eucarestia ci lascia in stato di grazia e crescono la nostra amicizia e la nostra fiducia in Lui. L’Eucaristia ci trasforma, ci cambia e ci allontana dalle cose di questo mondo. E’ una forma di ascensione perché ci andiamo avvicinando a quel Cristo glorificato e ci allontaniamo dal nostro egoismo, dalla nostra vanità e dalla nostra superbia. Non pare vero, sembra inaudito, ma per piacere, proviamoci!.

E, per ultimo, l‘altra colonna: l’orazione, l’orazione continua. E perché continua’ Perché lo dice Cristo. E perché Cristo lo dice? Perché l’orazione è amore, e l’amore dev’essere continuo. Se ci sono dei genitori che mi ascoltano, essi sanno che nessuno può dire che ama suo figlio o sua figlia un po’ la mattina e un altro po’ la sera. I genitori portano i loro figli nella parte più intima di loro stessi, nelle loro stesse viscere, e li amano sempre. L’orazione, torno a ripetere, trasforma i nostri pensieri negativi in positivi e i vizi in virtù. E che devo fare? Offrire tutto a Cristo ogni giorno, nient’altro; e Lui va trasformando tutto. Questo è essere veramente cristiani, lasciarsi cambiare, lasciarsi purificare per mezzo dello Spirito Santo e non opporre resistenza. Egli ci va togliendo quella carica pesante e opprimente che sentiamo a volte nella nostra vita.

Il dialogo con Cristo deve sorgere dal silenzio. Silenzio a che cosa? Ad ogni pensiero inutile, inopportuno, ossessivo. Per questo ho detto: se potessimo fare ogni giorno qualche minuto di silenzio, in casa o in chiesa, dove possiamo! Perché quel minuto è un momento sacro e Cristo lo moltiplica ed ha degli effetti meravigliosi nella nostra vita. Spariscono persino atteggiamenti di nervosismo, di tensione e quella tendenza ad urlare contro persone che amiamo (cosa di cui poi ci pentiamo). L’orazione mette equilibrio nell’anima, mette serenità, in definitiva, mette pace.

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