Beato Marcelo Spínola y Maestre, 19 gennaio

By 18 Gennaio, 2022Gennaio 22nd, 2022Santo

“Questo fondatore della congregazione delle Schiave del Divino Cuore, grande giurista, fu un famoso avvocato dei poveri e arcivescovo mendicante per la sua azione a favore degli svantaggiati per i quali si prodigò e chiese l’elemosina”.

 

Nacque a San Fernando, Cadice, Spagna, il 14 gennaio 1835. Suo padre, il marchese di Spinola, era un illustre ufficiale della Marina. Ma egli orientò la sua vita professionale laureandosi in diritto nell’università di Siviglia l’anno 1856. Aprì perfino un ufficio a Huelva per un tempo, mettendo i suoi buoni uffici al servizio dei bisognosi, ai quali prestava aiuto disinteressatamente. Di lì il soprannome che gli diedero: “l’avvocato dei poveri”. Fin dalla sua più tenera infanzia aveva sperimentato una singolare devozione per il Sacro Cuore di Gesù, ed i talenti che Dio gli aveva concesso erano al servizio di tutti. Quando suo padre prese possesso della piazza di Sanlúcar de Barrameda come comandante di Marina, Marcelo lo seguì. Era cresciuto nelle città di Motril, Valencia, Huelva, Siviglia e Sanlúcar. Ad esse si sarebbero aggiunti nuove destinazioni. Era la vita itinerante di un figlio di militare, di un uomo buono, affabile, umile ed allegro, che conservava l’immagine delle genti semplici che andò conoscendo e seppe guadagnarsi con la sua generosità e simpatia.     

Aveva già una certa età quando sentì la chiamata al sacerdozio e subito diede un si a Cristo. Frequentò studi ecclesiastici nel seminario di Siviglia e fu ordinato sacerdote nel1864. La sua prima messa la celebrò nella chiesa di San Filippo Neri. Dopo, gli affidarono la cappellania della chiesa della Mercede, di Sanlúcar. Vincolato alle confraternite, si integrò nella Fratellanza di San Pietro e Pane dei Poveri, fino a che nel 1871 il cardinale della Lastra y Cuesta gli affidò la parrocchia di San Lorenzo di Siviglia. In questa città si incorporò alla Fratellanza del Gran Potere, della quale fu maggiordomo e direttore spirituale, così come alla Fratellanza della Solitudine. Fu in questa parrocchia quando nel 1874 conobbe nel confessionale Celia Méndez, recente vedova, con la quale dopo un certo tempo avrebbe dovuto mettere in moto la fondazione delle Schiave.     

Nel 1879 fu nominato canonico della cattedrale di Siviglia dall’arcivescovo Lluch, e nel 1881 designato vescovo ausiliare della diocesi di Palencia. Nel 1884 il suo fecondo lavoro pastorale aveva oltrepassato già le frontiere, e Leone XIII lo nominò vescovo di Coria, Caceres. Due anni scarsi furono sufficienti per lasciare impresso la sua impronta apostolica. Lì fondò nel 1885 la congregazione delle Schiave del Divino Cuore insieme alla beata serva di Dio, Celia Méndez. Nel 1886 fu trasferito a Malaga dando impulso nella diocesi ad un’azione indimenticabile con gli svantaggiati, allo stesso modo che intestava una solida difesa dei diritti dei lavoratori attraverso i mezzi pastorali che aveva alla sua portata.     

Giudicò che la Chiesa non aveva accolto i poveri, e volle calmare la situazione. Nel 1896 ritornò a Siviglia, diocesi della quale fu nominato arcivescovo. Fondò “El correo de Andalucia” che nacque con l’obiettivo di “difendere la verità e la giustizia”. E quando la peste distrusse la città nel 1905, percorse le strade sivigliane sfidando il sole di giustizia del mese di agosto, chiedendo elemosina per i disastrati. Allora le genti coniarono per lui nuovo titolo: quello di “arcivescovo mendicante”. poco dopo, quello stesso anno di 1905, san Pio X l’elevò al cardinalato.     

Era un uomo pio, di intensa orazione e mortificazione, estremamente sensibile alle necessità e alla sofferenza dei suoi fedeli, ed un infaticabile apostolo. Case, circoli operai, centri nei quali si dava di mangiare a chi lo desiderava, orfanotrofi, scuole serali, creazione della facoltà di teologia di Siviglia, ecc., portano la sua impronta. Percorse tutte le diocesi nelle quale esercitò il suo ministero viaggiando a dorso di mulo, lottò contro il tentativo di spostare l’insegnamento della religione dai centri pubblici essendo senatore di Granada, consolò agli afflitti, e portò il vangelo in tutti gli angoli, predicando e confessando.   

Qualche volta si sentì tentato a rinunciare all’episcopato considerandosi indegno di assumerlo, e fu dissuaso da ciò. Nel centro del suo cuore: l’Eucaristia: “L’opera maestra dell’amore di Gesù Cristo all’umanità è l’Eucaristia; meraviglia che sarebbe incredibile se Gesù Cristo non amasse come Dio”. “L’Eucaristia si trova alla nostra portata. Tutti possiamo avvicinarci a Cristo ospite e conversare con lui, e percepire il calore della sua parola. La parola! Come infiamma gli animi! Come li infiammerà la parola di Cristo! Tutti possiamo arrivare all’altare quando si immola e ci grida: Guardate quanto vi ho amati e vi amo. E tutti possiamo sederci a tavola con Lui e mangiare il pane e bere il vino inebriante della carità.”    

Con chiaroveggenza e profondità, come il santo che era, in una delle sue lettere, scrisse: “Il sacerdote può con la sua parola imitare Cristo, benché sia da lontano, ed eseguire le meraviglie che faceva con le sue il celestiale Maestro; affinché la parola sacerdotale possieda tale efficacia è necessario che sia totale e davvero divina, il che non si verificherà compiutamente, se non sottomettendosi il ministro del Vangelo ad un doppio procedimento: svuotarsi di sé e riempirsi di Dio”. 

Morì a Siviglia il 19 gennaio1906 quando ritornava dall’aver assistito agli sponsali del re Alfonso XIII. 

Giovanni Paolo II lo beatificò il 29 marzo 1987.  

  

 

 

TRADUZIONE ITALIANA
Isabel Orellana Vilches, Gesta d’amore (Epopeyas de Amor)

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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