Santi Louis Martin e Marie Azelie (Zelie) Guerin, 29 luglio

By 28 Luglio, 2022Santo

“Genitori di Teresa di Lisieux. Entrambi videro frustrato il loro desiderio di entrare nella vita religiosa, ideale raccolto da tutte le loro figlie, che generosamente assecondarono nella loro vocazione”

In condizioni normali, la cosa usuale è che i figli si sentano amati dai genitori che hanno dato loro la vita, che riconoscano in sé stessi tratti degni di ogni considerazione che da loro hanno ereditato. Niente di più profondo dal punto di vista umano che questi legami di sangue che vincolano gli uni e gli altri. Se gli insegnamenti che impregnano le prime tappe della vita, nel bene e nel male, lasciano un’impronta incancellabile, è facile comprendere che quando i genitori sono santi la portata di quegl’insegnamenti per la prole sia incommensurabile. Teresa di Lisieux ha avuto questa grazia. Col risultato che un giorno disse: “Dio mi ha dato un padre ed una madre più degni del cielo che della terra.”   

Nessuno dei due poté entrare nella vita religiosa, come desideravano, benché scegliessero Ordini diversi. Luigi bussò alla porta del monastero del Gran San Bernardo, nelle Alpi, e Zelia a quello delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli. La missione di entrambi era un’altra: trasformarsi in esempi di amore e fedeltà coniugale uniti dalla stessa fede, e formare una famiglia nella quale emerse la beniamina. Perché Teresa bevve da loro il nettare della sua carità e con tanto formidabile pilastro, insieme alla grazia di Cristo e alla sua donazione personale, raggiunse la santità.    

Luigi, secondo di cinque fratelli, nacque a Bordeaux, Francia, il 22 agosto 1823. Suo padre era capitano dell’esercito. Questo fece sì che, per un certo tempo, vivessero in luoghi diversi fino a che si stabilirono in Alençon. Non scelse la carriera militare come suo padre, e forse, a causa del                                                                                      suo temperamento riflessivo e discreto, amante del silenzio, valutò l’opzione di imparare un mestiere, scegliendo quello di orologiaio. La sua formazione era cominciata coi Fratelli delle Scuole Cristiane. Quindi seguì gli insegnamenti per la sua professione in Bretagna, Rennes, Strasburgo, il Gran San Bernardo e Parigi. A 22 anni si propose la consacrazione. Ma aveva una seria difficoltà col latino e dal suo apprendistato dipendeva la sua ammissione nel monastero. Lo intentò con vero sforzo, ma non riuscì a dominare la disciplina, e questo sogno si arenò. Si stabilì ad Alençon e resse la sua orologeria. Era socievole ed aveva molti amici coi quali condivideva diverse inclinazioni. Il versante spirituale sempre vivo in lui trovava eco nel circolo Vitale Romet composto da giovani credenti che erano diretti dal chierico Hurel. Era anche membro delle conferenze di San Vincenzo de Paoli. Avrebbe potuto sposarsi con una giovane di elevata posizione sociale, ma evitò questo impegnò. Vendette una proprietà ed acquisì una casa. In essa collocò un’immagine di Maria che gli avevano regalato. È la conosciuta “Vergine del Sorriso” che la famiglia trasferì a Buissonnets, Lisieux.   

Zelia nacque a Gandelain, (Orni, Normandia), il 23 dicembre 1831. Era la mediana di tre fratelli. La primogenita fu suora della Visitazione. In quanto ad Isidoro, il beniamino, fu la delizia della casa, un fatto che afflisse la beata vedendo come ricadevano su questo unico maschio tutte le attenzioni materne. Di modo che ebbe un’infanzia e una gioventù dolorose dovute, in parte, al carattere dei genitori, ma accentuata anche dalla sua sensibilità. Confidò questo sentimento a suo fratello senza rossore, riconoscendo che per lei quegli anni furono: “tristi come un sudario, perché se mia madre ti viziava, con me, tu lo sai, era troppo severa; era molto buona ma non sapeva darmi affetto, cosicché soffrii molto.”     

Risiedeva ad Alençon da quando suo padre era andato in pensione. Dopo la sua morte, la madre fu incapace di reggere il negozio, un bar, e la mancanza di risorse economiche colpì tutti. Zelia ricevette l’istruzione dalle religiose dell’Adorazione perpetua che le insegnarono a realizzare un delicato pizzo molto stimato nella città. Si dedicò a questo lavoro perché il giorno dell’Immacolata del 1851 ascoltò questa locuzione divina: “Devi creare il punto di Alençon”. Fallito il suo anelito di consacrarsi, capì che era destinata da Dio al matrimonio. A sua volta, la madre di Luigi aveva posto la sua attenzione su di lei; la considerava ideale per quel figlio che vedeva compiere gli anni senza pensare al suo futuro. I due si conobbero un giorno attraversando il ponte di San Lorenzo. E tre mesi più tardi, il 13 giugno 1858, si sposarono.     

Di comune accordo, per dieci mesi vissero come fratelli, in una perfetta castità coniugale, fino a che il confessore ricordò loro il gesto generoso di dare figli a Dio. Ne ebbero nove; quattro morirono prematuramente. A 45 anni a Zelia fu scoperto un tumore maligno. Non sopravvisse molto tempo a questa diagnosi; morì il 28 agosto 1877. Luigi, che allora aveva 54 anni, continuò allevando i figli, benché già da tempo avesse lasciato il suo lavoro per appoggiare il commercio di ricamo, e si era impegnato nella loro educazione. Continuò ad infonder loro la vita di pietà che aveva portato insieme a Zelia: orazioni, preghiere, assistenza alla messa, confessione, attività incessante nella parrocchia… Accompagnò le sue figlie fin sulla soglia del convento, ed affrontò il dolore di separarsi da Teresa che aveva 15 anni quando diventò religiosa. Nelle lettere della santa si constata la progressiva diminuzione di facoltà mentali che il suo caro padre andò soffrendo fino a morire nel sanatorio di Cadono, dove era internato, il 29 Luglio 1894.   

La madre aveva manifestato in un’occasione: “Noi vivevamo solo per i nostri figli; erano tutta la nostra felicità e la trovavamo solamente in loro”. Ed essendo proprio così, Luigi donò generosamente a Dio le sue cinque figlie, dicendo: “Venite, andiamo insieme davanti al Santissimo a ringraziare il Signore per concedermi l’onore di portare a Lui tutte le mie figlie”. Certamente, entrambi sono un esempio per tutti i genitori.  

Il 19 ottobre 2008 Benedetto XVI beatificò i componenti di questo virtuoso matrimonio. Ed il 18 ottobre 2015, in pieno Sinodo della Famiglia, papa Francesco li canonizzò.

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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