Santa Rita da Cascia, 22 maggio

By 21 Maggio, 2022Santo

“Vincere l’impossibile, per il quale la si invoca come avvocata. La grazia di una fede eroica segnò l’esistenza di questa donna che fu sposa, madre, vedova e religiosa. Il suo corpo si mantiene incorrotto”

Come l’impossibile allude a qualcosa che in nessun modo può realizzarsi, il fatto che questa santa sia considerata “avvocato” di quello che si giudica inattuabile e delle “cause perse” dà idea della fede che ebbe. Con la sua pazienza, fedeltà ed obbedienza, sopportando abbondanti sofferenze, strappò del cielo la grazia di difficili conversioni che per molti sarebbero state considerate irrealizzabili. Ma ella sapeva che per Dio tutto è possibile, benché per gli uomini non lo sia. Ed Egli la benedisse con numerosi doni e prodigi.  


Era nata verso il 1381 a Roccaporena, Italia. I suoi genitori Antonio ed Amata erano di età avanzata. E benché precocemente desiderò diventare religiosa agostiniana a Cascia, essi decisero di farla sposare con Paolo Ferdinando Manzini che aveva un’indesiderabile fama dovuta al suo carattere litigioso. Era ben conosciuto in quanto ufficiale responsabile di una guarnigione. L’affanno di consacrazione di Rita era stato incoraggiato dal cielo prima di conoscerlo attraverso la presenza di un angelo che normalmente la confortava quando pregava in un ridotto spazio della sua casa. Tuttavia, non volle fare uno sgarbo ai suoi genitori, ai quali ubbidiva con piacere. Inoltre, era un’epoca nella quale si rispettavano scrupolosamente impegni come quelli che avevano contratto in suo nome essendo ella un’adolescente. Di modo che prese Paolo in matrimonio. Aveva allora circa 17 o 18 anni.
Fin dall’inizio trovò vicino a lui un inferno piagato di cattivi trattamenti, infedeltà e vizi diversi. Tanto cattivo esempio fu trasmesso alla condotta dei due figli che ebbero, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria che sembravano gemelli. Rita che pregava insistentemente per il suo iracondo marito, piena di afflizione pregava anche Dio affinché essi non rimanessero presi dalla malvagità. Le sue suppliche furono ascoltate e suo marito un giorno le chiese perdono. Dopo questo tratto di pentimento, la sua vita si spense per una morte violenta quando erano sposati da diciotto anni. Si ignora se la morte fosse dovuta ad un regolamento di conti o fu il risultato di un litigio che aveva avuto luogo a vari chilometri da Roccaporena. La questione è che Rita si trovò di punto in bianco vedova e dovendo affrontare il timore per la vendetta che preparavano i suoi figli. Scossa da questa notizia che giunse alle sue orecchie, chiese a Dio che preservasse le loro mani e la loro coscienza liberi da macchie di sangue Conosceva l’identità di coloro che falciarono la vita di suo marito, ma non li denunciò mai. Quello che fece fu pregare i suoi figli di perdonarli. Ma questo gesto, che essi considerarono inaccettabile, accrebbe le ferventi suppliche di Rita. La risposta fu che ambedue contrassero una malattia, morendo dopo il loro padre e dopo avere perdonato i suoi assassini. Il fatto fu vaticinato a Rita in una locuzione divina mentre pregava per la loro salvezza con esemplare perseveranza.
Sola al mondo poteva compiere il suo sogno di diventare agostiniana nel convento di Santa Maria Maddalena, di Cascia. Ma il fatto di essere stata sposata costituì un veto per l’ammissione, ed influì anche che una delle religiose fosse parente di suo marito. Insistette per tre occasioni ricevendo sempre una risposta negativa. Si racconta che attraverso Sant’Agostino, san Giovanni Battista e san Nicola da Tolentino si operò il miracolo di trovarsi dentro il convento nonostante fossero ermeticamente chiuse le sue porte, il che diede luogo alla sua accettazione perché le religiose presero quello che era successo come qualcosa di prodigioso.
Entrò nel convento verso il 1407. Eroica nella sua vita religiosa, come lo era stata in precedenza, visse nascosta nella preghiera, realizzando severe penitenze. Fedelissima nell’osservanza della regola ed a qualunque indicazione ricevuta, non giudicò male il fatto di dovere irrigare una vigna secca, come le chiese la superiora, che lo fece allo scopo di provarla, ma tutti i giorni badò che alla pianta non mancasse acqua.
Il venerdì Santo del 1432 dopo avere ascoltato un sermone di san Jacopo della Marca nella quale egli parlò dell’incoronazione di spine, Rita che aveva devozione per la Passione di Cristo, rimase profondamente commossa. Nella sua cella pregando davanti al crocifisso chiese a Cristo ardentemente di potere unire le sue sofferenze, benché modeste, alle sue. Allora sentì un acuto dolore nella fronte prodotto da una scheggia di legno che le si inchiodò nella tempia. E benché estraessero questo segno stigmatizzatore della Passione, la ferita si apriva periodicamente. Arrivò a produrre tale fetore che dovette rimanere reclusa per non importunare la comunità. Nella sua preghiera, supplicava: “Oh, amato Gesù, aumenta la mia fede e pazienza nella misura che aumentano le mie sofferenze! “. Così si mantenne quindici anni, fino alla sua morte. Tale fenomeno mistico cessò unicamente e momentaneamente durante il viaggio che effettuò a Roma per assistere alla canonizzazione di san Nicola. Ritornando al convento, tornò a manifestarsi. Quattro anni prima di cominciare questa esperienza, gli era stata annunciata una penosa malattia. Ma niente di ciò alterò la sua penitenza e mortificazione.
Vicino alla sua morte nella stagione invernale, ricevette la visita di un parente. Questi volle festeggiarla compiendo qualche suo desiderio. Rita chiese che di portarle una rosa del giardino. E per la sorpresa del suo interlocutore effettivamente trovò nel roseto un bel bocciolo. Lo pregò ancora di portargli due fichi che ugualmente trovò nell’orto e che erano germogliati da un nudo fico. Altri prodigi si attribuiscono a questa grande santa che morì il 22 maggio 1457 spargendo intorno a lei una fragranza che perdurò nel tempo. Il suo corpo si mantiene incorrotto. Urbano VIII il 2 ottobre 1627 concesse alle agostiniane di celebrare una messa in onore di Rita, ed il 4 febbraio 1628 la rese estensiva al clero secolare.
Così rimaneva beatificata, benché non si fosse effettuata la proclamazione con la solennità abituale. Leone XIII la canonizzò il 24 maggio 1900.

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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