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Santo

Santa Francesca Saverio Cabrini, 22 dicembre

By 21 Dicembre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Insigne fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Artefice di grandi opere educative e, nonostante la sua fragile salute, estese il suo lavoro in tutta l’America e parte dell’Europa. E’ patrona dei migranti”.

Donna di grande coraggio, Maria Francesca vinse abbondantemente la fragile salute con la quale nacque prematuramente il 15 Luglio 1850 in Sant’Angelo Lodigiano (Lombardia Italia). Fu la decima di undici fratelli, ma sopravvissero solo in quattro. Suo padre normalmente le leggeva le gesta dei grandi missionari, tra i quali l’impressionò molto quella di san Francesco Saverio che non vide compiuto il suo sogno di fondare in Cina, affanno al quale ella si unì. Non poté godere per molto tempo della presenza dei suoi genitori, anche se il sedimento dell’amore per Dio che avevano seminato nel suo cuore durerà per sempre e fu stimolo per la sua consacrazione. Era la via naturale per una persona che aveva dato tanti segni di pietà nella sua infanzia, che aspirava ad andare in missione, e che essendo ragazzina coltivava già lo spirito francescano. 

Studiò ad Arluno dove ottenne il titolo di maestra nel centro diretto dalle Figlie del Sacro Cuore, e durante quegli anni di vicina convivenza con la comunità religiosa pensò che lì era la sua strada. Tuttavia, come per tutti, la Provvidenza guidava i suoi passi, e nel compimento della volontà divina si imbatté nei primi scogli: le negarono l’entrata in quell’Ordine e fallì nel suo tentativo di diventare canossiana; la sua richiesta fu doppiamente respinta per la sua debolezza fisica. Sicuramente se avessero saputo che aveva una “cattiva salute di ferro” le avrebbero teso le braccia senza pensarci. Ma indubbiamente la mano del cielo si sollevò potente permettendo quel contrattempo affinché potesse portare a termine la missione che le competeva secondo i propositi dell’Altissimo. E qualcosa di ciò intravide la madre Grassi, religiosa del Sacro Cuore che le aveva detto: “Lei è chiamata a stabilire un altro istituto che porterà nuova gloria al Cuore di Gesù.”    

Ritornò alla sua casa e lì lavorò come maestra, lavoro che proseguì a Vidardo e a Codogno dove il buono parroco, padre Serrati col suo occhio indagatore scoprì le qualità di Francesca. Essendo stato designato capo della collegiata di quella città, siccome era un grande apostolo, riscattò dalle ceneri l’orfanotrofio Casa della Provvidenza, e vedendo la pessima gestione delle persone che l’avevano avuto come incarico, sollecitò l’aiuto della santa. E non solo quello, ma d’accordo col prelato di Lodi, le suggerì di fondare una Congregazione Religiosa. I precedenti gestori non nascosero la loro delusione e si misero contro Francesca, ma nel 1877, accompagnata da altre donne che si avvicinarono a questo progetto, professò e fu designata superiora di quella comunità, il che accrebbe le insidie di coloro che non arrivarono mai ad accoglierla. In mezzo a gravi difficoltà sostenne il centro per tre anni fino a che il vescovo, vedendo che non fruttificava, lo chiuse. Poi andò da Francesca dicendole: “Voi desiderate essere missionaria. Bene, è arrivato il momento che lo siate. Io non conosco nessun istituto missionario femminile. Fondatelo voi stesso”. Ed ella ubbidì.    

Forse era arrivato il momento di compiere il suo sogno, lo stesso di San Francesco Saverio il cui nome aveva unito al suo: inchiodare in Cina la croce di Cristo. Aveva fondato già le Sorelle Missionarie del Sacro Cuore, aperto le prime case, non senza contrattempi, e redatto le sue regole quando nel 1887 si trasferì a Roma cercando l’approvazione dell’Ordine. Superò nuovi ostacoli, continuò a stabilire case, creò una scuola ed un orfanotrofio a Roma. Fu in quel momento che le arrivò la richiesta del vescovo di Piacenza, Scalabrini, per andare negli Stati Uniti informandola delle migliaia di emigranti italiani che si trovavano lì vivendo il dramma che colpisce il trovarsi in suolo straniero, delle carenze di ogni indole che soffrivano, vedendosi sprovvisti della consolazione spirituale.     

Ma la Cina continuava ad essere un obiettivo fortemente ancorato nel suo cuore. Tuttavia, la supplica personale dell’arcivescovo di New York, la portò a consultare il pontefice. Leone XIII capì che l’America era la sua missione, dicendole: “Non all’oriente bensì all’occidente”. E superando la sua paura dell’acqua per un’esperienza infantile che l’aveva segnata, si imbarcò verso il nuovo continente nel 1889. Fu la prima traversata di 24 viaggi apostolici che realizzò attraversando l’Atlantico.     

Anche lei e le sue religiose trovarono ostilità e difficoltà diverse, perfino monsignore Corrigan, arcivescovo di New York, che diede loro carta bianca per fondare un orfanotrofio, non vide le cose chiare e le ricevette giudicando che erano arrivate prima del tempo, suggerendo loro di ritornare in Italia. “No, monsignore. Il papa mi inviò qui, e qui rimango”, rispose rotonda. Quella fede incontestabile le attirò numerose benedizioni dal cielo. L’arcivescovo l’appoggiò, e riuscì ad aprire altri 66 centri in diversi posti degli Stati Uniti ed anche in Sud-America oltre alle fondazioni che portò a termine in Europa.    

Si giocò la vita trovandosi a volte tra malviventi, ma niente la fermò. Imparò la lingua inglese ed ottenne la nazionalità nordamericana. Rigorosa, ed allo stesso tempo giusta, assalì opere di grande profondità come il “Columbus Hospital” per la cui gestione dovette sopportare numerose difficoltà, invidie e risentimenti. Se qualche religiosa vedeva la missione complessa e non facile, lei diceva: “Chi la porta a termine: noi, o Dio?”. Morì sola colpita dalla malaria nel convento di Chicago il 22 dicembre 1917. Aveva raccomandato alle sue figlie: “Amatevi le une con le altre. Sacrificatevi costantemente e di buon grado per le vostre sorelle. Siate buone; non siate dure, né brusche, non albergate risentimenti; siate miti e pacifiche”. 

Fu canonizzata il 7 Luglio 1946 da Pio XII.  

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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