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Santo

San Vicente Ferrer, 5 aprile

By 4 Aprile, 2024Aprile 17th, 2024No Comments
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“Questo grande predicatore era conosciuto come l’angelo con alcuni passaggi di questo testo ricordava agli impenitenti il giudizio che li riguarda. Durante tre decadi evangelizzò Spagna, Italia,Svizzera e Italia”.

Nacque a Valencia (Spagna) il 23 gennaio 1350. Figlio di un prestigioso notaio, ebbe cinque fratelli. Insieme ai suoi devoti genitori sperimentò l’amore per Cristo e Maria fin dalla sua più tenera infanzia. Essi l’incitarono a realizzare qualche penitenza tutti i venerdì in memoria della Passione, ed altrettanto faceva i sabati in onore alla Vergine. Queste pratiche le mantenne vive fino alla fine dei suoi giorni. La sua inclinazione a soccorrere i poveri si manifestò in questa precoce età. In complesso, la sua biografia appare concatenata con le virtù che l’adornarono e numerosi prodigi celestiali coi quali fu favorito. La sua traiettoria spirituale passò per sentieri penitenziali. E, di fatto, non si liberò di tentazioni che cercarono di turbare i suoi alti aneliti. Dato che il diavolo si trova sempre all’agguato della “preda” che può perdere se, come era il suo caso, si tratta di qualcuno sedotto dall’amore di Dio, si alleò col suo aspetto per tentare di indurlo al male. Perché il ragazzo era bello e suscitava passioni in alcune donne. Due di dubbiosa vita si proposero conquistarlo senza successo ed attentarono alla sua fama seminando calunnie.

Le quote che Vicente si era imposto non avevano frontiere. Univa intelligenza e virtù, e tutto ciò non passò inosservato ai domenicani che si occuparono della sua formazione. Questi, decimati dalla temibile peste nera, ma soprattutto commossi per l’esempio di quel giovane applicato, non si lasciarono scappare questa grande vocazione che accolsero gioiosi nella comunità. Il santo professò nel1370. Dopo, soddisfacentemente frequentò studi di filosofia e teologia, che culminarono con un dottorato in questa ultima disciplina ottenuto con la massima votazione. Da allora si dedicò ad esercitare la docenza nelle università di Valencia, Barcellona e Lerida.

Cinque anni più tardi fu ordinato sacerdote. Il germe dello Scisma di Occidente che era già presente, non avrebbe tardato a saltar fuori. Quando lo fece, nell’anno 1378, Vicente soffrì per la grave divergenza e confusione creata tra i sostenitori di Avignone e quelli di Roma. Egli aveva parteggiato per Benedetto XIII che considerò legittimo pontefice; stava sotto la sua protezione ad Avignone. Ma questo conflitto ecclesiale lo colpì tanto seriamente che rischiò la sua vita. Allora, una locuzione divina che si produsse il 3 ottobre 1398 lo riscattò da un’eventuale morte, dicendogli: “Vicente! Alzati e va a predicare”. Questa manifestazione soprannaturale fu una potente molla che modificò la rotta della sua esistenza.

Una delle sue grandi inquietudini fu restituire l’unità della Chiesa. E se innanzitutto riconobbe il successore di Pietro in Benedetto XIII che si propose di concedergli la dignità episcopale e quella cardinalizia, onori che Vicente respinse, poi mostrò inequivocabile appoggio al pontefice di Roma. Il suo intervento nel conflitto propiziò che alti mandatari europei, cominciando da quelli che stavano a capo della Corona di Aragona, prestassero fedeltà al legittimo papa. Nel 1417, un anno dopo che Vicente terminasse la sua particolare campagna, era stato scelto Martino V.

Contò su un’eccellente risorsa: la sua grande oratoria. Una potente calamita per le moltitudini. Oltre alla sua lingua nativa, dominava il latino ed aveva nozioni di ebraico. Sarebbe stato insufficiente per riuscire a farsi intendere dalle diverse nazioni nelle quali la sua predicazione fiorì. Ma il fatto prodigioso è che i fedeli comprendevano perfettamente quello che diceva perché lo sentivano parlare nella loro lingua. L’obiettivo di Vicente era la conversione dei peccatori. Per trent’anni evangelizzò instancabilmente nel nord della Spagna, Italia e Svizzera, come nel sud della Francia, sempre in posti aperti per accogliere migliaia di persone, con grandi frutti spirituali. Si raccontano che convertì decine di migliaia di musulmani. Erano sermoni che si prolungavano durante varie ore di seguito, ma nessuno dava segni di stanchezza. Aveva la capacità di mantenere l’attenzione nell’auditorio col tono e le modulazioni della sua voce. Ma, soprattutto, con la passione che metteva in quello che diceva. Fuggendo da linguaggi artificiosi e sovraccarichi, seppe far trasparire Dio. Come? Pregando. È la chiave di tutti i santi. Prima di predicare si ritirava durante varie ore. E la grazia si spargeva a fiumi. Ogni persona si sentiva particolarmente interpellata ed invitata a vivere l’amore per Dio. Le conversioni erano pubbliche, ed i penitenti non si vergognavano di riconoscere i loro peccati davanti alla concorrenza. Molti sacerdoti l’accompagnavano per poterli confessare tutti. Lodi, lacrime di pentimento, preghiere…, erano la spilla d’oro di ognuno dei suoi interventi.

Aveva autorità morale perché la sua vita era semplice ed austera. Era integro, autentico. Digiunava, dormiva per terra, e si trasferiva a piedi per andare nelle città. Solo alla fine dei suoi giorni, quando si ammalò ad una gamba, percorreva i posti su un umile asino. Tanta bontà riassunta nella sua persona commuoveva in tale modo tale la gente che, infiammata per le sue parole, cercavano di rubargli pezzi del suo abito a modo di reliquia. Per evitare mali maggiori, alcuni uomini si occupavano di fargli da scorta. Alcuni lo denominarono “angelo dell’Apocalisse” poiché normalmente ricordava i passaggi del testo evangelico dove si avverte di quello che attende gli impenitenti. Per dove passava sradicava vizi sociali e personali. Egli si sapeva peccatore, e ripeteva: “Il mio corpo e la mia anima non sono altro che una pura piaga di peccati. Tutto in me ha il fetore delle mie colpe”. Già invecchiato, debole e pieno di malattie, l’aiutavano a salire sul luogo dove doveva impartire il sermone. Allora si trasformava. E la gente tornava a vedere in lui l’uomo vitale ed entusiasta che conobbero, e si contagiavano del suo ardore apostolico. Morì a Vannes (Francia), predicando, come aveva vissuto, il 5 aprile 1419, mercoledì delle Ceneri. Dietro di sé lasciava anche molti miracoli.

Fu canonizzato da Callisto III il 29 giugno 1455.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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