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Santo

San Rodrigo Aguilar Aleman, 28 ottobre

By 27 Ottobre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Questo sacerdote, talentuoso scrittore e poeta, innamorato di Cristo e devoto di Maria, ingrossa l’importante numero martiri della Cristiada che scosse il Messico tra gli anni 1926 e 1929”.

Questo valoroso martire della fede nacque nella località messicana di Sayula, Jalisco, il 13 marzo1875. Era il maggiore di una numerosa prole composta da dodici fratelli. Nel 1888 entrò nel seminario ausiliare di Zapotlán il Grande, (attuale Ciudad Guzmán). Studioso ed esemplare nella sua forma di vita, mostrava anche le sue doti come letterato e, di fatto, coltivò la prosa e la poesia con successo. Le sue riflessioni avevano un andamento apostolico e la stampa di Ciudad Guzmán non aveva obiezioni nell’inserire nelle sue pagine i suoi articoli che vertevano sul Santissimo Sacramento, la Vergine Maria, ed altri temi ecclesiali e pastorali che facevano un gran bene ai lettori. Fu consacrato diacono nel gennaio del 1903 nel santuario di Nostra Signora di Guadalupe, a Guadalajara. Ed alla Vergine si si sarebbe sempre raccomandato.

Ordinato sacerdote quello stesso gennaio del 1903 dall’arcivescovo della capitale, José di Jesús Ortiz, depositò nel grembo della Vergine di Guadalupe la sua consacrazione. Intraprese un lavoro pastorale in diversi luoghi, tra i quali si trovavano Atotonilco, Lagos de Moreno, La Yesca e Nayarit, dove evangelizzò e battezzò gli indios huicholes, alcuni di avanzata età (superavano il centinaio di anni), che ascoltavano per la prima volta il nome di Gesù. Successivamente fu parroco e cappellano di diverse parrocchie e tenute; vicario cooperatore in Sayula ed in Zapotiltic, fino a che nel Luglio del 1923, alla morte del parroco, fu designato per succedergli. In tutti i posti dove passò andava lasciando la sua impronta apostolica di pazienza e carità nelle genti, quello che metteva in rilievo l’autenticità della sua vocazione sacerdotale. Incrementava l’apostolato della preghiera, promuoveva circoli di studio e fortificava gli esistenti, oltre a mettere in moto associazioni dirette ai laici.

In un’occasione peregrinò a Terra Santa plasmando nell’opera “Il mio viaggio a Gerusalemme” la profonda impressione spirituale che gli causò. Sentì allora un profondo anelito di morire martire. Il 20 marzo 1925 fu nominato parroco di Union de Tula, e quello stesso affanno di spargere il suo sangue per Cristo era presente nelle sue preghiere. È come se avesse avuto il segreto presentimento che quella supplica si sarebbe realizzata. Forse per quel motivo pregò le persone più vicine a lui che lo raccomandassero davanti a Dio nelle loro richieste, unendo alle sue quell’ardente desidero martiriale che condivise con essi. Presto sarebbero state ascoltate.

In effetti, la stagione estiva del 1926 portò le prime turbolenze con la sospensione del culto decretato dalle autorità civili. Ed il 12 gennaio 1927 soffrì persecuzione semplicemente per la sua condizione sacerdotale. Cerco rifugio in un ranch, ma fu denunciato dal proprietario. Fuggì nuovamente ed arrivò a Ejutla il 26 gennaio. Durante alcuni mesi potè rimanere nascosto, accolto dalle adoratrici di Gesù Sacramentato nella scuola di Sant’Ignazio; arrivò perfino ad amministrare i sacramenti ed officiare la messa. Prevedendo come sarebbero andati a finire i suoi giorni, aveva detto: “I soldati ci potranno togliere la vita, ma la fede mai”.     

Il 27 ottobre di quell’anno 1927 un esercito composto da 600 federali al comando del generale Izaguirre, ed altri agradisti capitanati da Donato Aréchiga, invasero Ejutla ed assaltarono il convento. Né Rodrigo, né altri sacerdoti e seminaristi poterono scappare. Quando uno degli studenti che poi riuscì fuggire, cercò di aiutarlo, gli disse: “E’ arrivata la mia ora, Lei vada pure”. Ancora a costo della sua vita, poco prima di essere catturato riuscì a distruggere documenti di seminaristi. Fu per questo motivo che rimase alla mercé dei soldati che lo fermarono, anche se non sarebbe potuto andare lontano perché aveva i piedi feriti. Disposto a tutto, quando gli chiesero che si identificasse, rispose: “Sono sacerdote! “. come suppose, questa risposta scatenò una marea di ingiurie e battute scurrili che lo accompagnarono al luogo del suo martirio. La vendetta di un capoccia al quale vietò un matrimonio illegittimo era già in moto.

Poco dopo salutava altri seminaristi e religiose con un emozionante e promettente: “Ci vedremo in cielo”. Lo diceva perché tutti erano stati catturati come lui, anche se sarebbero stati condotti in luoghi diversi per essere giustiziati. Il padre Aguilar affrontava serenamente il suo destino, pregando: “Signore, dacci la grazia di soffrire nel tuo nome, di firmare la nostra fede col nostro sangue ed incoronare il nostro sacerdozio col martirio. Fiat voluntas tua!”. Il 28 ottobre, di buon mattino, fu condotto alla piazza di Ejutla. Lo disposero per morire impiccato mentre benediceva e perdonava i suoi boia, regalando perfino ad uno di essi il suo rosario. Questo è l’aspetto dei martiri, senza eccezione. Buoni, generosi, inondati di fede e di carità, pieni di speranza, senza emettere giudizio alcuno contro nessuno, disposti ad unirsi alla Passione redentrice di Cristo in riscatto di coloro che si sono lasciati prendere nelle viscose reti dell’odio. Altrimenti, avrebbero rinnegato la loro credenza.

Con la fune al collo, strumento del suo martirio che aveva benedetto prima, Rodrigo rispose alla domanda “Chi vive?”… che formularono in tre occasioni mentre continuavano a tendere la grossa corda: “Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe”. Questa fu la sua ultima testimonianza di fede. Pronunciò per la terza volta queste parole quando aveva appena respiro, consegnando la sua anima a Dio. Quindi l’abbandonarono lasciando che il suo corpo pendesse dal corpulento albero di mango per ore.

Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 22 novembre 1992, che lo canonizzò il 21 maggio dell’anno 2000.

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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