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Santo

San Giovanni Macias, 16 settembre

By 15 Settembre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Questo figlio dell’Extremadura è considerato il padre dei poveri ed il “ladrone” del purgatorio. Svolse la sua ammirevole azione caritativa a Lima come elemosiniere e portinaio del convento dei domenicani”.

Nacque a Ribera del Fresno (Badajoz, Spagna) il 2 marzo 1585. Orfano di padre e madre a 4 anni, fu allevato da alcuni zii. La mamma gli aveva già trasmesso il suo migliore patrimonio insegnandogli a pregare le prime preghiere. Passò l’infanzia badando il gregge ad un ricco latifondista, lasciandosi esaltare dalla bellezza dell’ambiente nel quale percepiva la presenza di Dio. Gli olivi davano riparo alle sue ardenti preghiere elevate alla Vergine mentre sgranava le perle del rosario. L’America era una voce che chiamava non solo gli intrepidi conquistatori dell’Extremadura, ma anche i missionari. E Giovanni sentiva correre per le sue vene quella vocazione. Uno di quei giorni nei quali lavorava come pastore, un bambino che diceva di chiamarsi Giovanni Evangelista aveva seminato questo affanno nel suo cuore, dicendogli: “Ti devo portare ad alcune terre molto remote e lontane”, e da quell’istante si dispose interiormente a compiere la volontà divina. A 20 anni evocando questo fatto singolare, benché ignorasse la portata soprannaturale di questa visita, lasciò i suoi parenti.

Per diciannove anni lavorò come agricoltore in diversi punti del Sud della Spagna. Era un emigrante che cercava serenamente quel posto che Dio aveva destinato per lui, mentre continuava a pregare il Santo Rosario e dando testimonianza a tutti con la sua umiltà, semplicità, generosità ed allegria; ripartiva tra i poveri quasi tutti i guadagni. Giovanni Evangelista continuava ad essere il suo angelo custode particolare e a Siviglia lo liberò da certi pericoli nei quali avrebbe potuto rimanere invischiato a causa della sua ingenuità. Andò a Jerez de la Frontera e prese contatto coi domenicani che l’invitarono ad unirsi alla comunità. Ma egli che aveva singolari esperienze mistiche, chiaramente diceva: “Non è di Dio che io lo sia qui”. In questa città di Cadice, nella quale aveva lasciato già l’impronta della sua carità, entrò al servizio di un ricco armatore, e nel 1619 da Sanlúcar si imbarcò con lui per il Nuovo Mondo.

Arrivando a Cartagena dalle Indie l’armatore gli diede il suo salario, ma lo abbandonò alla sua sorte. Giovanni era un analfabeta, e dato che non sapeva né leggere né scrivere, non serviva più per i commerci. Vedendosi abbandonato, pregò davanti ad un’immagine di Maria nella Chiesa dei domenicani. Il giorno dopo, dopo aver constatato da sé il trattamento ignominioso che ricevevano gli schiavi e aver sentito indicibile compassione per loro, cercò lavoro nel porto. Dopo, andò in Perù, passando per Pasto e Quito, fino a che arrivò a Lima nel 1620, dopo un viaggio durato vari mesi effettuato a piedi e su una mula. Lo sostenne l’Eucaristia e la preghiera quotidiana del rosario. La prima cosa che fece fu cercare i domenicani. Frate Martin de Porres gli facilitò l’entrata. Era il primo incontro tra due santi che seguirono strade quasi parallele. Per un tempo, Giovanni lavorò al servizio di un allevatore come pastore sempre senza smettere di pregare il rosario; normalmente chiedeva per i defunti; per questo è chiamato “il ladrone del purgatorio”. Un giorno Giovanni Evangelista gli disse: “Il tuo posto non è quello di pastore. Va al convento della Maddalena, dell’Ordine dei Predicatori, e chiedi l’abito di fratello”.

Inserito come fratello laico nella comunità dei domenicani di Santa Maria Maddalena, ne prese l’abito nel 1622. Spiritualmente fu provato con diverse tentazioni. Difetti come la superbia, la vanità, accuse circa l’intenzionalità che lo guidava a vivere nel convento, (l’accusavano di perseguire la sua comodità), incitamenti contro la castità, visione dei piaceri che l’aspettavano fuori…, tutto ciò lottava per impadronirsi della sua mente intimandogli di abbandonare la sua vocazione. La grazia di Cristo l’aiutò a purificarsi fortificando una decisione che intraprese con un atto di fede e che non fece altro che irrobustirsi. Designato portinaio conventuale, ebbe come guida frate Paolo della Carità. E di quel luogo solitario fece un paradiso particolare per i poveri, gli sfruttati ed oppressi, i malati, gli abbandonati, quelli che chiedevano consolazione… Tutti quelli che accorrevano lì trovavano il necessario in questo uomo umile e distaccato che passava le notti in orazione, facendo penitenza e dando instancabili segni di squisita carità, al punto che grandi personalità della nobiltà, compreso il viceré di Lima, gli confidavano le loro pene desiderosi di ricevere i suoi ispirati consigli. Donò tutto a Cristo, offrendogli la sua tendenza naturale a passare per la vita senza notorietà alcuna, intimo affanno che la sua pubblica missione come portinaio glielo ostacolava. E questo, esigendo da lui un grande sforzo, giustamente ne ringraziava Dio.

Quando manifestò: “Il portinaio di un convento è lo specchio della comunità. Come è il portinaio, così sono i religiosi che abitano in essa”, sapeva bene quello che diceva. Le buone e le pessime azioni di una sola persona impregnano tutta la convivenza ed oltrepassano i muri del convento. Ognuna deve sapere che è testimone per il mondo. E Giovanni era esposto ad essere esaminato dalle costanti visite che ricevevano i religiosi della Recolletta a chi si presentava alla porta. Quello che vedevano in lui potevano attribuirlo facilmente al resto dei suoi fratelli. Pertanto, quello che affermò era un apprezzamento religioso, profondo, che era germogliato nella sua meditazione. Stava arrivando la fine, e dietro lasciava anche una vita dedicata ai poveri nei quali riconosceva Cristo; per essi chiese per le strade di Lima, oltre ad incoraggiarli nella fede. Il suo asino che aveva ammaestrato, gli portava le elemosine che raccoglieva solo quando Giovanni non poteva uscire. A questi indifesi pensarono i suoi fratelli di comunità quando videro che cominciava a raffreddarsi il suo soffio. Davanti ai commenti che i frati facevano pensando a quando sarebbero rimasti soli, Giovanni li tranquillizzò: “Con che abbiano Dio, tutto il resto è in sovrappiù”. Fu premiato, tra gli altri doni, con quello dei miracoli. Morì il 16 settembre 1645 mentre la comunità onorava Maria con la Salve Regina.

Gregorio XVI lo beatificò il 22 ottobre 1837. Paolo VI lo canonizzò il 28 settembre 1975.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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