Vangelo del giorno, 26 marzo

 

 

Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei?

 

Dal Vangelo secondo Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo.
Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?».
Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei?
Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata),
a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio?
Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi;
ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre».
Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò.
Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero».
E in quel luogo molti credettero in lui.


SOS Vangelo: chiavi di lettura

“Io e il Padre siamo una cosa sola”: affermazione scandalosa per costoro che decidono immediatamente di lapidarlo e subito afferrano i sassi. E lui chiede: “per quale opera buona mi lapidate?”. Loro le hanno viste le opere buone (hanno visto solo opere buone, perché di cattive non ce n’erano), ma non gliene importa niente. Lo lapidano perché, secondo loro, ha bestemmiato. Anche questa è una tentazione frequente: vediamo molte cose buone ma appena qualcosa non rientra nei nostri schemi, subito siamo pronti a lapidare, più o meno metaforicamente. Chi non rientra nei nostri schemi, siamo pronti a distruggerlo. In fondo tutte le tragedie nascono da qui. C’è una tendenza alla distruzione: distruggere ciò che rischia di distruggere il nostro mondo, cioè il nostro egoismo, il nostro schema, il mondo che ci siamo costruiti, nel quale ci siamo scavati la nostra nicchia, e che vogliamo che rimanga così. Se qualcuno viene a toccarci il nostro mondo, la nostra vita, peggio per lui. Questa è l’ipocrisia, in fin dei conti. L’ipocrisia consiste esattamente nel credere e nel convincersi che le cose stanno come pensiamo noi (a forza di fare ciò che si pensa, si arriva a pensare ciò che si fa). E ci si può convincere tanto saldamente, che può anche arrivare qualcuno che compie miracoli, e noi non ce ne accorgiamo.
Un po’ più avanti, gli chiedono: “tu che sei uomo ti fai Dio?”. E Cristo risponde: “non è forse scritto nella vostra legge: io ho detto: voi siete dei?”. Come dire: se siete dei voi, quanto più lo sono io! Il fatto è che, man mano che si acquista un minimo di sensibilità, ci si accorge di quanto siamo tutti, nessuno escluso, grossolani, primitivi, rozzi.
“Voi siete dei”: siamo enormemente lontani dal capire che cosa significhi.
Chi di noi pensa seriamente di essere un dio? Chi di noi, quando lo pensa, capisce che cosa significa? In fin dei conti il problema è sempre lo stesso: che ci accontentiamo del nostro piccolo mondo. E se uno ce lo rompe, se uno ci apre una porta, abbiamo paura anche degli spifferi. E quindi lo rifiutiamo. Stiamo bene a casa nostra…
La questione è: siete dei o no? a che punto si ferma un dio? qual è il limite di un dio? qual è lo schema di un dio? qual è la forma mentale di un dio? a che punto si deve rassegnare, o accontentare? È la cosa più dura da capire. Questa è probabilmente la massima durezza, oltre che la massima altezza. A che punto si ferma, che riposo ha un dio? quando possiamo riposarci noi? nella bellezza: quando ci basterà la bellezza? Sappiamo che la risposta è: mai, finché saremo qui. Ora, il problema è accettare il fatto.
Che è anche un invito: vuoi essere una brava persona, accomodarti nel tuo schema, adeguarti ai comandamenti, o vuoi sfondare l’orizzonte? Il motivo per cui questi si scandalizzano (loro come noi, come tutti: andate a dire alla gente per strada, seriamente: voi siete dei…) è che hanno paura. La paura è il vero motivo, e nessun altro. Paura allo stato puro. Perché in fondo noi sappiamo che è vero, ma abbiamo paura, perché sappiamo che non staremo più tranquilli, che saremo sempre esposti a quel giudizio che si compie in noi. “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”. Siamo sempre lì. Il Padre, nient’altro. Non può esserci altro che ci accontenti. Dunque questa è l’alternativa: voi siete dei. Accettarlo o no. Si ha il dovere di rispondere. Ne va della dignità. Se accetto, “lo spirito soffia dove vuole, tu ne senti la voce mai non sai di dove viene né dove va”. Se accetto non so dove andrò. Non so dove mi porterà. Se accetto, tutto ricomincia.
BERNARDO DE ANGELIS, Lectio Iohannis, p. 54-55.
Prosegui la lettura: BERNARDO DE ANGELIS, Lectio Iohannis, Pardes Edizioni, 2004
[Circa il testo pubblicato in questo spazio, siamo a disposizione per la sua eliminazione immediata, se la sua presenza non fosse apprezzata da chi ha i diritti].

 

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