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Vangelo del giorno, 18 giugno

By 17 Giugno, 2021No Comments
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Dal Vangelo secondo Matteo 6,19-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;
accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»


SOS Vangelo: chiavi di lettura

In tutte queste cose, in queste relazioni, è da vivere la paternità di Dio. E la vita spirituale non è qualcosa di diverso dalla vita materiale, ma è come vivi la vita materiale. Vivi la vita materiale con lo spirito del figlio di Dio. Per cui è nel rapporto con le cose, coi beni del mondo, è nel rapporto con gli altri che vivo da figlio. Non è che la vita di figlio di Dio sia qualcos’altro e poi le cose le faccio come tutti. No, no. Lo stesso uso delle cose è profondamente diverso.
Con altre parole: vivere da figli di Dio non è vivere in un altro mondo, ma vivere in questo mondo in un altro modo. Quindi vivere in un altro modo il rapporto con le cose e con le persone. In concreto allora, se noi non viviamo da figli di Dio i rapporti con le cose, cosa facciamo? Le accumuliamo. Il nostro sguardo è spento, è tenebroso, perché è tutto intento alla brama delle cose. Mi si spegne la luce interiore che è la nostra somiglianza con Dio, e la nostra vita è schiava di mammona, dell’idolo, sacrificata alla ricerca dell’avere sempre di più, perché la nostra vita dipende da quello. Se invece vivo da figlio la relazione con le cose, accumulo tesori nel cielo. Cosa vuol dire? Vuol dire che le cose che ho le ricevo in dono come segno dell’amore del Padre, quindi le cose mi mettono in relazione con Dio. Non sono feticista che si attacca alle cose, quindi sono segno di un amore che ricevo con gratitudine. Vuol dire che poi non solo le ricevo come dono e ringrazio, ma le mantengo come dono e le condivido con i fratelli. Questo si chiama accumulare un tesoro nei cieli. Cioè tesorizzo nei confronti di Dio, tesorizzo la mia vera essenza che è quella di figlio di Dio, divento come Dio, per il quale tutto è amore e dono. Questo invece di accumulare. Allora il mio occhio è luminoso, come tutta la mia vita è luminosa: è la vita da figlio di Dio. E la mia appartenenza non è più a mammona, alla cosa in cui confidi, che vuol dire la ricchezza, la sostanza. La mia fiducia è in Dio, perché sono figlio di Dio; allora divento figlio di Dio. Queste sono due strategie fondamentali di vita. È interessante: vengono dopo il Padre nostro. Nella misura in cui riusciamo a dire davvero che Dio è Padre, ecco che il nostro rapporto col mondo cambia radicalmente. È il rapporto del figlio.
p. Filippo Clerici e p. Silvano Fausti
Prosegui la lettura: https://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/trascrizioni/mt/1/mt_019.pdf
[Circa il testo pubblicato in questo spazio, siamo a disposizione per la sua eliminazione immediata, se la sua presenza non fosse apprezzata da chi ha i diritti].