San Giuseppe da Cupertino (o Copertino), 18 settembre

By 17 Settembre, 2022Santo

“Umile francescano, benedetto con numerosi doni soprannaturali. Per le sue costanti e pubbliche levitazioni, che molte sofferenze gli causarono, è conosciuto come ‘il santo dei voli’. E’ il patrono degli studenti”

Giuseppe Desa, umile francescano, chiamava sé stesso fratel asino. Nacque il 17 giugno di 1603 a Copertino (lecce, Italia) in una stalla dove suo padre che era falegname, si nascondeva dalla giustizia; era ricercato per debiti contratti con persone senza scrupoli che si approfittarono di lui. Franceschina, sua madre, lo mise sotto la protezione di Maria. Dei sei fratelli nati, sopravvissero due.     

La distrazione fu una dei suoi grandi problemi, almeno per una parte della sua vita, dovuto sicuramente al trattamento distante, severo fino all’estremo, che ricevette da sua madre dopo essere rimasta vedova. La debolezza e la tristezza, forse più per la mancanza di tenerezza che per l’estrema povertà nella quale si ritrovarono morendo suo padre, furono le costanti della sua infanzia, epoca felice per la maggior parte dei bambini, ma non per lui. Nessuno lo considerava. Non contava sulla stima della sua famiglia (un suo zio ricco lo cacciò da casa), né del vicinato che lo vedeva sempre assorto. I francescani conventuali gli chiusero le porte della comunità. Lo disistimarono anche per la sua pessima preparazione accademica; non aveva qualità per lo studio.    

Soffrì un grave tumore canceroso in una natica che lo mantenne prostrato per sei anni. Franceschina, terziaria francescana, vedendo che la cura era fallita per un nefasto intervento chirurgico, lo portò al santuario di Galatone, dove si venerava la Vergine delle Grazie, l’unse con l’olio di una lampada, ed il ragazzo poté tornare a casa con l’aiuto di un bastone. Sempre devotissimo di Maria, andò al santuario della Vergine della Grottella per ringraziare per la sua guarigione. Poi cercò di imparare il mestiere di calzolaio, ma era una persona alla quale non poteva essere affidato niente; rovinava tutto, e questo lo isolò di fronte agli altri, benché nella sua intimità pregasse e si sentisse accolto da Dio.     

Rifiutato dagli Osservanti riformati, riuscì ad entrare come “fratello lego” con i cappuccini. E benché prendesse l’abito nel 1620, di nuovo, a causa della sua esagerata tendenza alla distrazione, si ritrovò in strada. Inoltre, aveva nascosto un nuovo tumore affinché non l’espellessero, e soffrì in silenzio fino a che ebbe la sfortunata idea di voler risolvere egli stesso la lesione, con alcuni risultati funesti che condizionarono definitivamente il suo soggiorno nel convento. Non desistette, e passò grandi difficoltà fino a che, attraverso un suo zio cappuccino conventuale fu accolto dalla comunità di Martina Franca. Gli affidarono un’umile missione nella stalla, e agli inizi della stessa la sua presenza fu impercettibile per il resto dei frati, sopportando la croce di molte sfortune con bontà e pazienza. Nel 1625 unanimemente i religiosi decisero di ammetterlo come cappuccino. Raggiunse il sacerdozio in modo provvidenziale, poiché innanzitutto, esaminandosi per il diaconato, gli chiesero di spiegare nell’esame proprio l’unico brano che sapesse, la frase era: “Benedetto sia il frutto del tuo ventre”, ed uscì promosso. Poi, il vescovo, vedendo la buona preparazione che avevano gli altri aspiranti, considerò che tutti la condividessero, e promosse tutti.     

Fu ordinato nel 1628, una data che segnava l’inizio di una serie di estasi, carismi diversi e fenomeni mistici straordinari coi quali si sarebbe adornato fino alla fine dei suoi giorni. La sua fama di santità cresceva quasi allo stesso modo che si incrementava la sua preghiera, la mortificazione, ed i suoi costanti digiuni e penitenze. Molti erano gratificati dai suoi miracoli. Le persone che a lui accorrevano, egli le considerava “croci vive” e diceva loro: “Pregare, non stancarsi mai di pregare. Che Dio non è sordo, né il cielo è di bronzo. Chiunque chiede, riceve”. Una volta manifestò: “Ho trovato un bambino sulla croce e l’ho abbracciato e ho sentito ardere il cuore”. Ma intimamente si sentì dire: “lascia queste croci morte e prendi la croce viva”; la trovò nell’obbedienza.     

Lo denunciarono nel 1638 davanti al Sant’Uffizio di Napoli per le sue inevitabili e costanti levitazioni che si producevano in pubblico; col risultato che lo si conosceva come “il santo dei voli”. L’arciprete Giovanni Perillo, alludendo a rapimenti vissuti mentre officiava messe per obbedienza al suo provinciale, fu implacabile: “Se fosse stato un santo, sarebbe fuggito dal farsi pubblicità e dal richiamare l’attenzione”. Per un anno ottenne la grazia che chiese che cessassero queste estasi. Sant’Antonio da Padova gli apparve assicurandolo che la Vergine e san Francesco l’avrebbero aiutato. Mentre era sottoposto ad interrogatori, in presenza del tribunale si riprodussero le esperienze. Fu assolto delle accuse, ma incolpandolo di essersi approfittato dell’ingenuità del popolo fingendo la sua virtù, abbandonò il convento della Grottella. Visse ad Assisi quattordici anni. Poi lo inviarono a Pietrarubbia.     

Gli vietarono messa, novene, predicazione… In un momento dato notò: “Se qualcuno chiede di me, rispondigli che sono un uomo morto. Gli altri religiosi sono felici perché vanno alla Chiesa, al coro e a quanto chiede l’obbedienza. Io, tuttavia, sono inutile e non sono buono a niente”, aggiungendo umilmente: “La mia volontà è come un cieco guidato dal cagnolino del volere dei superiori”. Quando i fedeli lo trovarono, e cominciarono i pellegrinaggi, lo inviarono a Fossombrone sottomettendolo ad un ferreo isolamento. Questa obbligata reclusione implicò molte sofferenze. Non poteva oramai né parlare, né scrivere lettera alcuna. Quando il papa tolse il veto che pesava su di lui, i suoi fratelli non vollero che ritornasse alla Grottella. Fu inviato ad Osimo. Ricevette allegro la notizia: “Ora muoio contento, perché muoio tra i miei frati!”. Convisse con la comunità sette anni di grande fecondità, fino a che il 18 settembre 1663 consegnò la sua anima a Dio. Oltre al dono dei miracoli, tra gli altri, fu premiato con quelli di bilocazione, profezia, conoscenza e profumo soprannaturali. 

Benedetto XIV lo beatificò il 24 febbraio1753. Clemente XIII lo canonizzò il 16 Luglio 1767.  

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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