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Santo

San Giovanni Da Capistrano, 23 ottobre

By 22 Ottobre, 2023Aprile 17th, 2024No Comments
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“Religioso francescano. Predicatore, riformatore, instancabile apostolo, consultore di pontefici, grande giurista e diplomatico. Acclamato in Europa e considerato “padre devoto” e “uomo santo”. In California si continua ad onorare la sua memoria”.

 

Giovanni è un altro di quei grandi uomini che misero i loro talenti al servizio di Cristo e della sua Chiesa, ottenendo, con la preghiera ed una eroica donazione, di far germogliare ovunque il Vangelo. Ottenne la gloria del cielo e l’immortalità nel mondo, questa senza perseguirla. Portò la bandiera della fede in tutta Europa mentre la percorreva instancabilmente da punta a punta; fu lo scenario della sua vita e attività apostolica. Non uscì mai da questi confini e, tuttavia, da secoli la California onora la sua memoria grazie all’umile missione che un suo eccelso fratello frate Junipero Serra stabilì lì nel 1776, la più conosciuta di quelle che fondò; per qualcosa è stato chiamato “gioiello delle missioni”. Giustamente, la città che porta il nome di questo santo ha la sua origine in quella fondazione. Dopo una catastrofe naturale e diversi viavai che la lasciarono malconcia, cominciò a recuperare il suo splendore alla fine del secolo XIX.

Giovanni nacque il 24 ottobre del 1386 a Capistrano (L’Aquila, Italia). Frequentò diritto a Perugia e lì raggiunse un tale prestigio come giurista che Ladislao di Durazzo, re di Napoli, lo nominò governatore della città. Nel 1416 intervenne come pacificatore tra le fazioni di Perugia e Malatesta che si fronteggiavano da nemiche, e fu fatto prigioniero. Nella prigione visse una radicale trasformazione. Rifletté sulla vita che aveva vissuto, ed in sogno san Francesco lo invitò ad unirsi ai suoi discepoli. Così fece Giovanni appena liberato, dopo essere uscito vittorioso da una lotta interiore. Placate le voci contraddittorie che germogliavano dentro di sé, l’unico impedimento che avrebbe potuto avere era un matrimonio precedente che, per gravi ragioni di preoccupazione, quando entrò nella prigione era già stato annullato.

Diventò francescano a Perugia nell’ottobre del 1416, all’età di 30 anni. In principio fu destinato a missioni umili. In quel momento la necessità di ritornare all’osservanza primitiva gravitava sulla comunità, sollecitata da san Bernardino di Siena. Entrambi intavolarono una grande amicizia. Bernardino gli insegnò teologia e Giovanni gli corrispose stando al suo fianco; lo difese di fronte alle accuse di eresia. Inoltre condivisero una uguale risolutezza che permise loro di preservare la fede di fronte agli infedeli. Non era stato ancora ordinato, e Giovanni cominciò ad emergere nella predicazione. A 33 anni ricevette quel sacramento. Allora il papa lo nominò inquisitore dei fraticelli, ed intraprese una missione itinerante per diversi stati europei. Combatté le eresie degli ussiti, partecipò alla dieta di Frankfurt e fu artefice dell’unità tra gli armeni e Roma. Ripetutamente lo designarono vicario generale dell’osservanza, fu nunzio apostolico in Austria, ecc.

Era da poco sacerdote quando disse: “Benché non abbia l’ultima responsabilità, sono deciso ad investire tutte le mie forze, fino all’ultimo momento della mia vita, in difesa del gregge di Cristo”. Lo dimostrò. Era un uomo di orazione, gran penitente. Il suo viso era, in sè stesso, un trattato di vita ascetica. Dormiva due ore e, a volte, una sola; austero nei suoi alimenti, temperato e prudente nei suoi giudizi, tutto carità e dolcezza, dedicato completamente al suo prossimo. Le impronte del rigore che si imponeva illuminavano i suoi occhi; erano una candela viva di amore per Cristo. La gente lo seguiva e l’ascoltava infervorata, vedendo nella sua chiamata alla conversione un invito del cielo. A Brescia predicò davanti a 126.000 persone. La sua fama al momento di guarire i malati lo precedeva, e molti cercavano di prendere come reliquia pezzi della sua tunica. Sapendo il valore della formazione, sollecitò i suoi fratelli allo studio: “Nessuno è messaggero di Dio se non annuncia la verità; e non può annunciare la verità chi non la conosce; e non può conoscerla se non la imparò […]. devono trovare il tempo per dedicarsi alle lettere e alle scienze… per non tentare Dio con vane presunzioni…”.   

I pontefici contarono su di lui stimando le sue eccellenti doti per la diplomazia, la sua prudenza e fedeltà alla Sede di Pietro. Tanto Martino V, come Eugenio IV, Nicola V e Calisto III gli affidarono diverse cause delicate che risolse mirabilmente. Declinò essere vescovo in tre occasioni; preferiva mantenere la missione di predicatore. Nel 1430 si implicò in un tema che spettava direttamente al suo Ordine: l’unità. Per riuscirci propose le costituzioni martiniane, in onore di Martino V, pensando che con esse avrebbe potuto mediare tra le due tendenze polarizzate che sorsero tra i francescani: il lassismo ed il rigorismo. Non ebbe successo nel suo impegno. Soffrì critiche ed incomprensioni interne che si unirono ad altre esterne.

Fu un ardente difensore della fede in luoghi di battaglia. Incoraggiava le truppe a lottare valorosamente per Cristo: “Sia avanzando che retrocedendo, battendo o essendo battuti, invochino il nome di Gesù. Solo in Lui sta la salvezza e la vittoria”. L’ultima alla quale partecipò fu nel 1456, a Belgrado, ottenendo la vittoria con la sua fede; aveva allora 70 anni. Tre mesi più tardi, il 23 ottobre di quell’anno, morì a Vilak a causa della peste. In onore della sua proverbiale obbedienza al pontefice sarebbe andato dovunque. Così l’aveva confessato a san Bernardino: “Sono un vecchio, debole, malaticcio…. non ce la faccio più…. Ma se il papa disponesse in un altro modo, l’accetto, anche se dovessi strisciare mezzo morto, oppure dovessi attraversare barriere di spine, fuoco ed acqua”. Ma Dio aveva previsto che versasse il suo sangue dopo avere partecipato eroicamente a questa guerra contro il turco.

Il lascito che lasciava ai suoi fratelli, alla Chiesa e alla posterità era, come quello di tutti i santi, un compendio di virtù eroiche vissute senza riposo per amore di Cristo. Tanto acclamato in Europa che è stato considerato “stella Bohemorum”, “lux Germanie”, “clara fax Hungarie”, “decus Polonorum”, anche “padre devoto” e “uomo santo”.

Innocenzo X lo beatificò il 19 dicembre 1650. Alessandro VIII lo canonizzò il 16 ottobre 1690.

 

© Isabel Orellana Vilches, 2018
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