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p. Juan Luján: la gioia di una vita offerta al nostro Padre celeste

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Alle 4.15 (a.m.) del 3 febbraio di quest’anno 2023, a Quito (Ecuador), il nostro caro fratello Juan Luján è partito per la Casa del Padre. Un missionario che si è contraddistinto per una carità e una generosità squisite. Nei suoi gesti mostrava sempre tratti di bontà e un ampio sorriso. Era una persona altruista, amata dovunque passasse. Possedeva una grande sensibilità, anche musicale e poetica. E, soprattutto, è stato fedele alla sua vocazione, docile e disponibile. Un esempio di amore a Cristo, al nostro amato padre fondatore e ai nostri superiori. La Gioventù idente di Spagna e Italia da sempre ha in lui un cantore affascinante: le sue composizioni hanno animato sempre tanti momenti. Ha fatto sognare tanti ragazzi con quella sua innata capacità di attrarre tutto al cielo. Un’altra grazia che lo contraddistingueva. Una delle sue creazioni – che si trova nel disco Flores lluviosas – è la canzone Padre (parole e musica).

Nato a Madrid il 2 novembre 1953, entra nel nostro istituto nell’estate del 1974. Nel 1975 fa la professione apostolica e celibiale. Vent’anni più tardi, il 14 maggio 1995, fu ordinato sacerdote a Roma da san Giovanni Paolo II, insieme al nostro venerabile fratello Bernardo de Angelis, anch’egli già in cielo. Nella Pontificia Università Lateranense frequenta il Liceo Teologico e si laurea in Teologia Fondamentale.

Numerose sono state le sue destinazioni istituzionali, così come le sue missioni. Dapprima presso il monastero de La Victoria de san José di Costantina (Spagna). Poi Arpino, città nella quale è stato cappellano dell’ospedale e vice-parroco. Poi parroco a Cervera di Buitrago Robledillo de la Jara (Madrid). Poi, Delegato dell’Insegnamento dell’arcivescovado di Quito. E poi, ancora in Italia, stavolta come parroco di Arpino, dove i fedeli della parrocchia lo accolgono con tantissimo affetto.

Ha ricevuto dai nostri superiori la tutela dei missionari in diversi luoghi. È stato superiore provinciale a Quito e poi delegato Tterritoriale di Arpino.

 Nell’ottobre del 2021 era stato trasferito alla Delegazione Territoriale di Santo Domingo, Ecuador, per diventarne il Delegato Territoriale.

I nostri fratelli dell’Ecuador hanno voluto condividere con tutti noi lo svolgersi degli avvenimenti che lo hanno portato tanto precocemente tra le braccia del Padre dopo alcuni mesi di grande sofferenza. Tutto è cominciato il 10 novembre 2022 con il suo ingresso nell’ospedale Metropolitano per l’operazione alla prostata. Benché non ci fosse stata nessuna complicazione nell’intervento, all’alba di venerdì 11 novembre, aveva dovuto essere ricoverato in terapia intensiva per stabilizzare i livelli di sodio che erano scesi in modo esagerato. Pur essendo stato ben seguito, le cure del caso non davano gli effetti sperati. Era stato perciò sottoposto ad ulteriori esami, allo scopo di conoscere se qualche organo fosse stato coinvolto.

 Alla fine i medici erano riusciti a stabilizzarlo, ma si accorgevano che presentava seri problemi a respirare. Il pneumologo, a seguito di alcuni esami, aveva anche scoperto una pesante polmonite. Dopo il trattamento, Juan era stato dimesso e, il 29 novembre, tornava a casa, a Quito.

Il 6 dicembre però peggiora bruscamente per un aggravamento della polmonite. Il 9 viene ricoverato in terapia intensiva. Nonostante tutta la prostrazione fisica e senza forze, acconsente a ritornare all’UCI. L’organismo era compresso, l’apparato respiratorio gravemente infetto. Dipendeva da un respiratore e veniva alimentato con una sonda. Benché l’aritmia fosse controllata, resta colpito neurologicamente e perde la mobilità della parte sinistra del corpo.

 In queste condizioni, il 4 gennaio di quest’anno veniva trasferito nuovamente in reparto sotto controllo 24 ore su 24. Secondo i medici il suo recupero sarebbe stato lento. Dal 4 al 29 gennaio sembrava che la situazione stesse andando verso un certo miglioramento. Nel frattempo, i missionari che lo assistevano stavano ricevendo un grande aiuto dal personale ausiliare infermieristico che trattava il nostro amato e venerabile fratello Juan con sensibilità ed affetto.

Tra il 25 e il 28 gennaio Juan era riuscito a far capire in qualche modo il suo desiderio, scrivendo a fatica su una lavagna. Il 30 gennaio viene portato in un hospice per ricevere cure palliative. Qui, per qualche giorno, il nostro amato ed indimenticabile fratello recupera qualcosa di quel sorriso così caratteristico di lui. Gli piaceva il luogo. Chiedeva perfino di poter fare una passeggiata, cosa impossibile, in quel momento, nel suo stato. Sembrava potesse rimettersi e nulla faceva presagire la rapida conclusione.

Il primo febbraio fu preso da così forti dolori che dovettero sedarlo con morfina. E venerdì 3 febbraio, nostro Padre Celeste lo chiama a sé.

Il suo transito ha causato grande costernazione. Il vescovo di Santo Domingo, monsignor Bertram Viktor Wick Enzler ha inviato le sue condoglianze con questo prezioso messaggio che conferma l’affetto che nostro fratello Juan suscitava in chi lo conosceva:

Ti ringraziamo infinitamente, amato fratello, per la tua generosa ed edificante vita che ora trascorri pienamente con il nostro Padre Celestiale. Riposa in pace e sii mediatore per tutti noi, insieme al nostro amato padre fondatore e a tutti i fratelli e sorelle che, nel tempo, si sono riuniti a lui.